Sabato 6 e domenica 7 ottobre, al Teatro Studio Melato, l’’Ensemble da camera “Giorgio Bernasconi” dell’’Accademia Teatro alla Scala, diretto da Peter Rundel, esegue i brani del leggendario The Yellow Shark di Frank Zappa

Put eyebrows on it. “Mettici le sopracciglia” – genuina espressione zappiana – significa metterci, nel suonare, quel quid in più che lo rende speciale e unico, e cha fa la “piccola” differenza fra una buona performance e un “absolutely astonishing expert playing”.

Peter Rundel lo sa bene dal 1993, quando con Frank Zappa tenne a battesimo The Yellow Shark in concerti leggendari, dopo un anno di prove infinite e puntigliose, con le 29 paia di sopracciglia dell’Ensemble Modern di Francoforte. 25 anni dopo, oggi, torna a dirigerlo da allora per la prima volta con l’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala – giovani strumentisti di una nuova generazione – nel tour italiano di una nuova produzione che toccherà nell’ottobre 2018 Milano (Piccolo Teatro di Milano – Tearo d’Europa), Roma (Romaeuropa Festival) e Reggio Emilia (Festival Aperto).

Esito ultimo, culmine e insieme compendio della carriera di Frank Zappa, The Yellow Shark raccoglie una ventina di pezzi, ciascuno dei quali ha una propria vicenda: quelli scritti apposta per il progetto (1993), gli inediti (la melodia di Pound for Brown risale agli anni 50), quelli tolti da altre destinazioni (come Outrage at Valdez, per il documentario di Cousteau, 1989), e le canzoni da album che sono nella storia del rock (Uncle Meat, 1969; Roxy & Elsewhere, 1974; Jazz from Hell, 1986).
Creati ex-novo o ricreati/strumentati che fossero, la destinazione per ensemble e il serrato lavoro, 25 anni fa, di prove e creazione sul campo, produssero un lavoro nuovo, originale e coerente. Un indiscusso capolavoro del tardo Novecento, realizzato da un artista talmente fuori dagli schemi da riuscire ad abitare con uguale pertinenza – e acribia critico-satirica – due mondi lontani: il rock e la musica classica contemporanea.

Ma ecco la storia:
1991: l’Ensemble Modern di Francoforte commissiona a Zappa un nuovo progetto musicale.
L’Ensemble vola a Los Angeles per provare con il compositore nei Joe’s Garage Studios. Durante una riunione fra Zappa e gli allora manager e direttore dell’Ensemble (rispettivamente, Andreas Mölich-Zebhauser e Peter Rundel), Mölich-Zebhauser nota il pesce che fa mostra di sé nel quartier generale di Zappa. È un’opera in fibra di vetro donata a Zappa dall’artista/ammiratore Mark Beam; non è uno squalo, ma lo sembra, ed è giallo.

1992: The Yellow Shark diventa dunque il titolo e il simbolo del nuovo progetto: una serie di concerti andati in scena in settembre, a Francoforte, Berlino e Vienna. Sul podio si alternano Frank Zappa e Peter Rundel.

1993: esce l’album The Yellow Shark , che dai suddetti concerti raccoglie 18 pezzi, live ma ampiamente post-prodotti. È l’ultima opera discografica di Zappa, che muore in dicembre.

2018: Peter Rundel torna, in questa occasione, a dirigere The Yellow Shark per la prima volta dalla sua creazione e a 25 anni dalla scomparsa dell’autore. Portatore di un magistero direttoriale cresciuto in questi anni e da tutti riconosciuto, Rundel è in più insostituibile memoria storica dello spirito e delle concezioni performative assolutamente atipiche dello Shark. Per esempio nella messa a punto del sistema di presa del suono, che Zappa definì nei minimi dettagli per ciascuno dei 29 strumentisti.
Ben oltre la mera amplificazione, esso costituisce un vero e proprio valore compositivo coessenziale alla musica.
L’Ensemble Giorgio Bernasconi, coprotagonista di questa nuova lettura, è un originale progetto didattico dell’Accademia scaligera, nato nel 2008: nell’arco di un biennio, consente agli studenti del Corso per Professori d’Orchestra di approfondire da un lato il Novecento storico, con l’esecuzione di capisaldi della letteratura moderna, e dall’altro le ricerche musicali più interessanti e significative dei compositori di oggi.
L’informazione non è conoscenza.
La conoscenza non è saggezza.
La saggezza non è verità.
La verità non è bellezza.
La bellezza non è amore.
L’amore non è musica.
La musica è il meglio.
(Frank Zappa, Packard Goose, 1979)

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