VENEZIA77: Intervista con Massimo Dapporto, protagonista del corto “Pappo e Bucco”: “E’ un’opera delicatissima che racconta una storia tragica ma al tempo stesso celebra la vita”

E’ stato presentato in anteprima nazionale, nell’ambito della 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il cortometraggio “Pappo e Bucco” di Antonio Losito che vede protagonista Massimo Dapporto, uno dei più grandi attori del panorama italiano che in cinquanta anni di carriera ha preso parte a film, serie tv e spettacoli teatrali di successo con interpretazioni indimenticabili, entrando nel cuore del pubblico grazie alla sua professionalità, al suo garbo e alla sua umiltà.

Il corto affronta il tema delicato del fine vita attraverso la storia di due clown che sono stati sempre uniti e decidono di mettere in scena il loro personale spettacolo celebrando la vita stessa.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso, Massimo Dapporto, che a Venezia ha ricevuto il Premio alla carriera Starlight International Cinema Award, ci ha parlato di “Pappo e Bucco”, ma anche dei lavori a cui è più legato, da “Amico Mio” a “La Famiglia” di Ettore Scola, e dei prossimi progetti, regalandoci un sentito ricordo di Fabrizio Frizzi.

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Massimo, è protagonista insieme ad Augusto Zucchi del corto “Pappo e Bucco” di Antonio Losito, presentato all’interno della 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Può presentarci il suo personaggio?  

“Ho interpretato altri corti nella mia carriera ma questo mi è piaciuto veramente tanto, così dopo aver letto il copione ho deciso di parteciparvi. Con Augusto Zucchi ci conosciamo dai tempi dell’Accademia di recitazione, quindi è stato bello ritrovarci. E’ un’opera delicatissima nel racconto e Losito sottolinea il rapporto di amicizia profonda che lega questa coppia di clown omosessuali che ha vissuto insieme per tutta la vita. Il mio personaggio, Pappo, chiede a Bucco di essere aiutato a morire perchè sta soffrendo le pene dell’inferno. L’altro alla fine si decide e lo aiuta in questa eutanasia, poi anche Bucco sceglie di uccidersi. E’ una storia tragica ma è talmente raccontata bene che mi ha sorpreso che non sia stata presa tra i corti ufficiali in concorso a Venezia, non perchè ci lavoro io, se lo avessi visto interpretato da un altro attore sarei stato comunque dello stesso parere”.

Ha preso parte diverse volte alla Mostra del Cinema di Venezia, penso ad esempio al 1991 con il film “Una storia semplice” di Emidio Greco. Ci racconta le sue emozioni nell’essere al Lido in un anno particolarmente complesso come quello che stiamo vivendo?

“Mi fa sempre piacere essere a Venezia, ho amici veneziani, mia madre è di Trieste ma capisco anche il dialetto veneto. Quando ho portato in scena “I gemelli veneziani” mi veniva spontaneo fare il personaggio con delle cadute in triestino e c’era un mio amico attore, Virgilio Zernitz, ora purtroppo scomparso, che mi dava lezioni di veneziano. Ho anche girato il film Rosso veneziano. Venezia è una città fantastica, ricordo che andavo ai Do Mori a mangiare le uova sotto aceto e a bere una grappetta… e poi le passeggiate in bicicletta fino all’estremità del Lido. Mi dispiace di non avere il tempo di andare in centro quest’anno”.

La Mostra del Cinema di Venezia ha dato un segnale importante per la ripartenza del mondo del cinema dopo la pandemia. Cosa ne pensa a riguardo?

“Non basta la buona volontà delle maestranze, degli attori, dei tecnici di fare un film. C’è anche la buona volontà del pubblico di andare in sala a vederlo e attualmente sia il cinema che il teatro sono a rischio. Ci stiamo abituando a stare a casa e vedere in tv fiction, film, vecchi spettacoli teatrali, speriamo che ci si disabitui e si possa tornare alla normalità. Il problema è che se si inizia a girare un film e uno si ammala viene sospeso tutto. Io stesso dovrei cominciare le prove il 10 gennaio per uno spettacolo teatrale, ma si potrà fare? Ci saranno incassi sufficienti per giustificare un foglio paga? E’ un brutto periodo. Facciamo degli esercizi di ottimismo, siamo degli entusiasti però finchè non ci sarà un vaccino sicuro vivremo nell’improvvisazione e nell’incertezza. Sarei un incosciente ad essere ottimista”.

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credit foto Giuseppe Zaccaria

A Venezia riceverà anche il Premio alla carriera Starlight International Cinema Award. Cosa rappresenta per lei?

“Sono tutte stilettate all’età. Stare a teatro e sentire il portiere che ti dice “buonasera Maestro” è come quando le persone si alzano per cederti il posto sull’autobus… (ride). Un premio alla carriera fa veramente molto piacere perchè non è una dichiarazione di conclusione della tua attività ma viene dato per riconoscere la serietà che hai avuto nel tuo lavoro”.

Cinema, teatro, serie tv, doppiaggio, nella sua carriera ha preso parte a tantissimi lavori. Ce n’è uno a cui è maggiormente legato?

“I lavori che si ricordano con piacere sono quelli che ti cambiano la vita. Per quanto riguarda la tv sicuramente “Amico Mio”, una serie in onda negli anni ’90 che mi ha dato la popolarità, e “Giovanni Falcone – L’uomo che sfidò Cosa Nostra” che è stata una bella prova attoriale. Tra i film porto nel cuore “La famiglia” di Ettore Scola, che è presente nelle cineteche non solo italiane, ed è stata una pietra miliare della mia carriera. Per quanto concerne il teatro i due lavori che mi hanno regalato maggiori soddisfazioni sono stati “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, e poi ultimamente “Un borghese piccolo piccolo” con la regia di Fabrizio Coniglio, tratto dal romanzo di Vincenzo Cerami. Spettacolo che è stato anche registrato ed è andato in onda su Rai 5 a giugno, in occasione del centenario della nascita di Alberto Sordi che aveva interpretato l’omonimo film di Monicelli. Grazie a questi lavori ho avuto una considerazione diversa sia da parte del pubblico sia degli addetti ai lavori”.

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credit foto Claudia Pajewski

Poco fa ha citato “Amico Mio”, serie cult degli anni Novanta. Quanto secondo lei è diverso oggi il modo di realizzare le fiction rispetto a quell’epoca? 

“Io non faccio più serie tv da tempo però come spettatore quello che mi ha colpito molto è che spesso non si capisce ciò che i giovani artisti dicono, si mangiano le parole, tanti usano il soffiato che è tremendo, è la prima cosa che ti insegnano a togliere, è brutto da sentirsi. Io sono dell’avviso che gli sceneggiatori abbiano convinto gli attori a non far capire quello che hanno scritto perchè a volte le sceneggiature non sono il massimo. Poi ci sono delle mosche bianche, penso a serie come Il Commissario Montalbano con Luca Zingaretti che è bravissimo”.

Che ricordo ha del film “Mignon è partita” di Francesca Archibugi grazie al quale ha vinto un David di Donatello?

“Ricordo che recitavo con Stefania Sandrelli, avevamo già lavorato in precedenza insieme e farò prossimamente un film di Giovanni Soldati con lei che si chiama L’uomo di fumo in cui interpreto suo marito. E poi ho impressa nella mente la cerimonia di premiazione dei David di Donatello in quanto Ingrid Thulin che annunciava i premi e diceva i nomi degli attori si è sbagliata, non ha detto il mio e ci sono rimasto male. Però è stata comunque una bella serata”.

Passando al doppiaggio, ha dato la voce a Buzz Lightyear nel film d’animazione “Toy Story”. Ci racconta qualche aneddoto e le va di regalarci un ricordo del grande Fabrizio Frizzi?

“Fabrizio era un amico, ci conoscevamo da tanti anni, da quando ha iniziato a fare tv. Ogni volta che ci incontravamo facevamo delle grandi risate anche perchè aveva questo sorriso contagioso. Quando abbiamo fatto Toy Story eravamo entrambi occupati in altri lavori, così abbiamo doppiato le voci in colonna separata e ci siamo incontrati negli studi un paio di volte. Era una persona di grande umanità, era emozionante parlare con Fabrizio, era un uomo facile anche alla lacrima, si commuoveva facilmente, era una bella anima e spero che possa tornare sulla terra tra mille anni occupando un altro corpo. Per il doppiaggio abbiamo fatto dei provini che sono stati mandati in America perchè volevano sentire la pasta della voce. Infatti c’è un esperto chiamato degustatore delle voci che magari non conosce le altre lingue però capisce se quella voce può essere accattivante per il pubblico. Mi hanno tartassato di domande, volevano sapere gli studi fatti, la religione, il partito politico, ogni quattro-cinque giorni arrivavano nuove richieste e io ogni volta aumentavo il costo della mia paga. Alla fine ho guadagnato una bella cifra (ride)”.

In quali progetti teatrali sarà prossimamente impegnato?

“Dovrei fare uno spettacolo di Gianni Clementi con la regia di Piero Maccarinelli, il titolo è “Ladro di razza”. Sarò in scena assieme ad Antonello Fassari e Susanna Marcomeni con cui ho lavorato già diverse volte”.

Se pensa ad un’immagine della sua carriera cinquantennale cosa le viene in mente?

“L’entusiasmo che avevo quando ho iniziato questa avventura e che ho ancora adesso, quello di un ragazzo ingenuo che non sapeva niente di questo mondo, nonostante mio padre Carlo avesse fatto teatro per tanto tempo. Ero sprovveduto, puro, mi ricordo con tenerezza perchè avevo dei valori che l’esperienza e le delusioni mi hanno un po’ tolto”.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa ZaccariaCommunication

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