Intervista con Roberta Caronia, nel cast della miniserie “Solo per passione. Letizia Battaglia fotografa”: “Questa donna coraggiosa è la dimostrazione che il seme della grinta e della determinazione può fiorire ovunque”

“Raccontiamo l’esplosione di dignità di questa donna che vuole fare della propria vita ciò che desidera”. Roberta Caronia, una delle attrici più intense e apprezzate della nuova generazione, vincitrice del Premio della Critica Teatrale ANCT 2020, interpreta la signora Marilù in “Solo per passione. Letizia Battaglia fotografa”, con la regia di Roberto Andò, in onda il 22 e 23 maggio su Rai 1, coprodotta da Rai Fiction e Bibi Film Tv, con la partecipazione di Le Pacte.

La miniserie narra la storia di Letizia Battaglia (Isabella Ragonese), grande fotografa e testimone del nostro tempo, che ha avuto anche una biografia eccezionalmente drammatica, da bambina, da giovane, e poi da adulta. Una vita combattuta in trincea, in una realtà professionale da sempre maschile come quella dei fotoreporter di cronaca in quegli anni. Unica donna tra colleghi uomini, Letizia riesce a imporre uno sguardo di pietà e di bellezza, facendo della fotografia un’arma per cambiare il mondo.

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Roberta Caronia e Isabella Ragonese sul set della serie “Letizia Battaglia” di Roberto Andò – credit foto Lia Pasqualino

Roberta, nella miniserie “Solo per passione. Letizia Battaglia fotografa” interpreta la signora Marilù. Cosa può raccontarci a riguardo? 

“La signora Marilù, che ho avuto il piacere di conoscere, era un’amica carissima di Letizia Battaglia, ed è stata fondamentale per la sua vita, poiché l’ha aiutata negli anni della separazione, che all’epoca era molto difficile da ottenere. Letizia ha portato ad una rivoluzione anche del costume italiano, rispetto ad una serie di cose come ad esempio il divorzio. Marilù è stata la prima a regalarle una macchina fotografica perchè aveva colto che c’era qualcosa di speciale in lei. Letizia non voleva fare la fotografa ma per poter pubblicare i suoi articoli doveva allegare degli scatti. Credo che ci sia stato un legame molto forte tra queste due donne, nonostante fossero molto diverse. La prima aveva frequentato l’università, la Battaglia si era sposata giovanissima e non aveva potuto studiare, quindi aveva anche una sorta di fascinazione nei confronti di una persona che aveva avuto un’occasione che a lei non era stata concessa”.

Cosa ha significato per lei, da siciliana e palermitana, prendere parte a questa serie?

“Mi colpisce che questa storia sia avvenuta a Palermo e non in Norvegia, ad esempio. Raccontiamo l’esplosione di dignità di questa donna che vuole fare della propria vita ciò che desidera. Siamo in Sicilia che all’epoca era ancora un po’ tradizionalista, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, Letizia Battaglia è stata la prima donna ad essere assunta in un giornale in Italia, a L’Ora di Palermo. Questo mi inorgoglisce molto perché mi fa capire che il seme della grinta e della determinazione può fiorire ovunque”.

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Roberta Caronia sul set di “Solo per passione. Letizia Battaglia fotografa” – credit foto Lia Pasqualino

Cosa l’ha più affascinata di Letizia Battaglia, una donna coraggiosa e determinata, che si è ribellata al suo destino e che ha sfidato la mafia?

“Non mi stupisce tanto quello perchè sono nata e cresciuta a Palermo e sono da sempre abituata a sentire storie di gente che lottava contro la mafia. Letizia è stata coraggiosa, era l’unica donna cronista che andava a fare foto di quel tipo e aveva gli occhi addosso da parte degli uomini. La sua storia assume maggiore dignità perchè non solo sfidava la mafia facendo il suo lavoro, come altre persone della mia città, ma non ha nemmeno rinunciato a svolgerlo per il fatto di essere una donna perché quello era il suo posto e doveva scattare le foto. L’episodio che viene raccontato in cui Bagarella le ha dato un calcio dopo essere stato arrestato perchè non voleva farsi fotografare da una donna racchiude il senso dell’esperienza della vita di Letizia. Ho molta riconoscenza verso di lei, anche perchè ha raccontato Palermo in anni in cui non era facile farlo attraverso il diaframma dell’arte. Le sue immagini resteranno in testa per sempre perchè svelano com’era una città dove i bambini avevano la pistola in mano. Ha dato un prezioso contributo e ha testimoniato con la propria vita quanto fosse difficile vivere a Palermo”.

In passato ha preso parte ad altri progetti che affrontavano il tema della mafia in modi diversi, da “Lea” a “Il Cacciatore” e “La mafia uccide solo d’estate”. Quanto è importante che il cinema e le serie tv raccontino le storie di personaggi che hanno lasciato un segno indelebile e che spesso nemmeno tutti conoscono?

“E’ importantissimo. Mi è piaciuto molto lo sguardo e il taglio che Pif ha dato al film “La mafia uccide solo d’estate”, ma anche il fatto che con la serie “Il Cacciatore” abbiamo affrontato quegli anni di cui non si parlava, quelli subito dopo le stragi in cui sono stati uccisi Falcone e Borsellino, con la cattura di Bagarella e Brusca. Bisogna porre l’accento su un periodo storico particolare e ricordare gli eventi salienti che hanno fatto la storia di questo paese per non dimenticare e non rifare gli stessi errori. Credo che alla fine anche questa celebrazione di Letizia sia importante, al di là del fatto che purtroppo sia venuta a mancare prima dell’uscita della serie e non la potrà vedere, in quanto va celebrata la storia di questa donna. E’ grave che molta gente non sappia chi sia lei o non conosca Lea Garofalo. Roberto Andò ha fatto un’operazione artistica, non è un documentario ma proprio perché è una serie viene fruita in modo differente dal pubblico e arriva a tutti. E’ uscito al cinema in questi giorni anche il film “Esterno notte” di Marco Bellocchio su Aldo Moro. Penso che continuare a raccontare le storie di questi grandi personaggi sia doveroso perchè ci sono delle cose che non si possono dimenticare”.

Ha preso parte al film “Ai confini del male” e alla serie “Doc – Nelle tue mani 2”. Che esperienze sono state?

“Sono due progetti differenti ed entrambi molto belli. “Doc – Nelle tue mani” è un prodotto di successo, amato dal pubblico, in onda su Rai 1. Sei consapevole di recitare in una serie importante, che verrà vista da moltissime persone, che ha reso coeso un Paese, che fa parte della sua identità, un po’ come Montalbano. Il cinema ha un respiro diverso. Nello specifico con il film di Vincenzo Alfieri ho avuto la possibilità di misurarmi con un thriller, curato nei minimi dettagli, di esperire delle atmosfere di tensione, al fianco di due attori bravissimi come Massimo Popolizio ed Edoardo Pesce”.

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Roberta Caronia in “Giulietta” – credit foto Tommaso Le Pera

Passiamo al teatro, dove l’abbiamo vista in scena con i monologhi “Ciara. La donna gigante” e “Giulietta”, due personaggi molto diversi tra loro…

“Il teatro è il mio grande amore e non voglio farne a meno. “Ciara. La donna gigante” è un monologo di un autore scozzese contemporaneo, David Harrower, e mi è piaciuto moltissimo portare in scena questo spettacolo. Racconta la storia di una donna, Ciara, che è figlia di un importante gangster e moglie di un criminale in ascesa, che nella Glasgow contemporanea  decide di sfuggire al suo destino criminale attraverso l’arte e diventa una grande gallerista.

Con “Giulietta” per la regia di Valter Malosti e la produzione di Teatro Piemonte Europa, abbiamo girato l’Italia con una tournée che si è dilungata in quanto è stata più volte interrotta a causa della pandemia. E’ tratto dal romanzo di Federico Fellini, dal quale è stato poi realizzato il film “Giulietta degli spiriti”. E’ uno spettacolo che mi ha dato tante soddisfazioni e anche in questo caso è una performance estrema, perchè con il monologo sei sola davanti al pubblico e non hai il paracadute”.

Che ricordo conserva del suo debutto al prestigioso Teatro Greco di Siracusa con “Edipo a Colono” al fianco del maestro Giorgio Albertazzi?

“A Siracusa ho fatto quattro stagioni e ci sono tornata negli anni rivestendo ruoli da protagonista. Quella era la prima volta e interpretavo Antigone, mentre Giorgio Albertazzi era Edipo. E’ stato un battesimo del fuoco, avendo circa diecimila persone sedute davanti e con la scenografia curata da Massimiliano e Doriana Fuksas. Non è facile avere il coraggio di andare in scena, qualsiasi attore ha paura prima di salire sul palco, quando reciti poi in un teatro così grande senti di essere riuscita a saltare dentro ad un cerchio infuocato. E’ stata un’esperienza bellissima che ricorderò per sempre”.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso l’indimenticabile attore e regista?

“Albertazzi era davvero un maestro, aveva un approccio poco dottrinale, ma spesso tirava fuori qualche consiglio pratico, come ad esempio: “pensa alla battuta e la dirai bene”. Sembrano cose banali, invece sono fondamentali. Quello che cerco di mettere in pratica ogni volta che recito è proprio pensare a ciò che sto dicendo”.

Un ruolo che sogna di interpretare…

“Come attrice vorrei interpretare dei ruoli che facciano brillare tutte le facce del diamante, ispezionare tutti i colori dell’arcobaleno, nel senso che avendo tante possibilità espressive la cosa più bella è poter vestire i panni di personaggi che ti permettano di mostrare tutte le tue anime. Quindi mi auguro di incontrare la scrittura giusta, intesa come copioni e sceneggiature. L’attore è le parole che dice, quindi quando non sono adeguate diventa un problema”.

di Francesca Monti

Grazie a Paola Spinetti

credit foto Roberta Krasnig

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