VENEZIA79 – Intervista con Francesco Patanè, protagonista di “Ti mangio il cuore”, in Concorso nella Sezione Orizzonti: “Questo film mi ha fatto entrare in contatto con corde più viscerali e istintive che non avevo ancora esplorato”

“Il bianco e nero regala a questa storia un senso di atemporalità, perchè la vicenda avviene nei primi anni Duemila, ma in qualche modo i fatti che racconta potrebbero essere ambientati in un’epoca lontanissima e si potrebbe fare un parallelismo con Romeo e Giulietta”. Francesco Patanè, talentuoso e promettente giovane attore del panorama italiano, è il protagonista maschile nei panni di Andrea Malatesta di “Ti mangio il cuore”, il nuovo film di Pippo Mezzapesa, In Concorso nella Sezione Orizzonti al 79° Festival di Venezia e in sala dal 22 settembre distribuito da 01 Distribution.

Nel cast troviamo anche Elodie, al suo esordio cinematografico, Lidia Vitale, Francesco Di Leva, Tommaso Ragno, Giovanni Trombetta, Letizia Pia Cartolaro, Michele Placido, Brenno Placido, Giovanni Anzaldo, Gianni Lillo.

Tratto dall’omonimo libro-inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore, “Ti mangio il cuore” è un gangster movie e una grande, tragica storia d’amore, ambientata in Puglia.

Arso dal sole e dall’odio, il promontorio del Gargano è conteso da criminali che sembrano venire da un tempo remoto governato dalla legge del più forte. Una terra arcaica da far west, in cui il sangue si lava col sangue. A riaccendere un’antica faida tra due famiglie rivali è un amore proibito: quello tra Andrea, riluttante erede dei Malatesta, e Marilena, bellissima moglie del boss dei Camporeale. Una passione fatale che riporta i clan in guerra. Ma Marilena, esiliata dai Camporeale e prigioniera dei Malatesta, contesa e oltraggiata, si opporrà con forza di madre a un destino già scritto.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Francesco Patanè, che il pubblico ha già avuto modo di apprezzare nel film Il cattivo poeta al fianco di Sergio Castellitto, per il quale ha ricevuto la candidatura al Nastro d’argento come migliore attore non protagonista, parlando di “Ti mangio il cuore”, di come ha costruito il suo personaggio, dell’incontro sul set con Elodie e dei prossimi progetti.

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Francesco, in “Ti mangio il cuore” interpreti Andrea Malatesta. Come hai lavorato per entrare nel personaggio? Sei partito dal libro?

“Il personaggio di Andrea Malatesta è molto particolare e distante per varie ragioni da me, dal mio background e da quello che avevo affrontato finora. E’ stato un lavoro lungo e interessante per avvicinarmi a lui, ma anche difficile perchè strutturato su diversi piani. Da un certo punto di vista abbiamo dovuto concentrarci sul modo di esprimersi e sulla vocalità perchè il dialetto foggiano ha dei suoni gutturali che in italiano non ci sono, poi ho dovuto costruire una gestualità attraverso il corpo. E’ stato molto utile anche leggere il libro da cui è liberamente tratto il film perchè regala un affresco su dinamiche particolarmente calde di quel territorio. Durante la fase di preparazione poi siamo arrivati in loco sul Gargano e ho spiato gli atteggiamenti delle persone che vivono nell’entroterra, che sono quelle che andiamo a ritrarre nel film. Infine ho cercato di dare respiro e carne alle suggestioni che la sceneggiatura, a mio parere scritta benissimo, già suggeriva. Ho ovviamente ricostruito la psicologia del personaggio dall’inizio alla fine, in quanto ha un arco particolarmente ampio, ci sono diversi fatti che cambiano direzione al percorso di Andrea e volevo restituirli con onestà”.

Il film è girato in bianco e nero e questi due colori sottolineano ancora di più la contrapposizione tra le due famiglie…

“Il bianco e nero regala a questa storia un senso di atemporalità perchè la vicenda avviene nei primi anni Duemila, quindi è relativamente recente ma in qualche modo i fatti che racconta potrebbero essere ambientati in un’epoca lontanissima e si potrebbe fare un parallelismo con Romeo e Giulietta. La vicenda è simile per questo amore impossibile, queste due famiglie contrapposte e questa situazione di violenza che ne deriva. Il bianco e nero in qualche modo sottolinea questi contrasti che l’amore risolve ma al contempo evidenzia, infatti quello che potrebbe sembrare un avvicinamento in realtà riaccende una fiamma che crea una guerra”.

“Ti mangio il cuore” attraverso la storia di questa faida tra famiglie getta una luce su un tipo di criminalità organizzata più nascosta e meno conosciuta rispetto alle altre mafie…

“L’importanza del film e anche del libro sta nel mettere il focus su una situazione che per anni è rimasta ignorata. Infatti viene raccontata una mafia silente che risolveva i contrasti tra famiglie con un regolamento di conti e non arrivava all’attenzione della stampa, quindi è rimasta ignorata. Lo Stato è evidente che sia tagliato fuori e nemmeno arriva in certe zone, così come le forze dell’ordine, tanto che nel film non sono presenti poliziotti se non in un momento”.

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Francesco Patanè con Elodie – credit foto Sara Sabatino

Marilena, la Giulietta della storia, di cui si innamora Andrea è interpretata da Elodie, al suo debutto come attrice. Com’è stato lavorare con lei?

“E’ stato molto facile restituire la connessione con lei perchè si è creato subito un imprinting importante, anche in fase di provino, tra le energie che portavamo in scena, che poi si è sviluppato e intensificato nelle settimane di set. La cosa interessante nel lavorare con Elodie è stato questo modo di recitare che è particolarmente vero, concreto, in cui non si può fingere niente. Ci troviamo a raccontare una storia estrema in un contesto sconosciuto a entrambi e per rendere la verità di certe scene bisognava ancorarsi a qualcosa di reale. Quindi c’è stata anche da parte mia una riscoperta di un modo di recitare molto realistico che altri tipi di testi ti impediscono di esplorare. Inoltre un tipo di linguaggio più lontano da quello quotidiano ti porta ad una recitazione diversa. Qui non si poteva uscire dall’istinto e dall’intuizione, anche in scena. Questo modo di recitare mi ha aperto tante strade nuove”.

Il film è diretto da Pippo Mezzapesa, che consigli ti ha dato per entrare nel personaggio?

“Mi sono trovato molto bene con Pippo Mezzapesa, aveva un’idea chiara sia del personaggio che della storia che andava a raccontare, sicuramente più di quella che avevo io all’inizio quando ho preso il ruolo. Mi sono affidato alla sua esperienza e al suo sguardo su certi fatti, quindi è stato fondamentale oltre che come regista anche nel trasmettermi il tipo di energie che dovevo mettere in campo durante le scene. E’ stato molto presente sia in fase di preparazione che di riprese nel farmi un check costante su quali fossero le zone, gli istinti da tirare fuori e quali quelli da non assecondare”.

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Francesco Patanè con Tommaso Ragno – credit foto Sara Sabatino

Cosa aggiunge questo film al tuo percorso artistico?

“L’incontro con questo personaggio lontano da me ha aggiunto molto al mio bagaglio di attore e uomo. Ogni ruolo ti permette di conoscere delle parti di te stesso che ignoravi o che non vuoi vedere più. “Ti mangio il cuore” ha sbloccato un’animalità che in qualche modo prima era più sopita come attore. Infatti non ero mai entrato in contatto con corde più viscerali, più istintive, un po’ per il mio background personale e privato ma anche culturale. Porterò quanto appreso nei miei lavori successivi”.

A proposito di prossimi progetti cosa puoi anticiparci?

“Uscirà prossimamente una serie su Netflix, “Lidia Poët” di Matteo Rovere e Letizia Lamartire, con protagonista Matilda De Angelis, incentrata sul primo avvocato donna della storia italiana, in cui interpreto il primo imputato di cui lei si prende cura. E poi sono in attesa di risposte riguardo alcuni provini che ho fatto”.

di Francesca Monti

Grazie a Cristina Scognamillo

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