“In questo periodo ho sognato tanto e parecchi desideri si sono realizzati, anche alcuni che non immaginavo. Ora vorrei lasciare alla vita l’opportunità di stupirmi ancora. Voglio che sia il sogno a condurmi da qualche parte”. Simona Atzori porta in scena il suo nuovo spettacolo “I miei 20 anni + 2 di Danza, Pittura, Arte … e Vita” in anteprima al Teatro Giuditta Pasta di Saronno (Va), domenica 9 ottobre alle ore 21.00.
Ballerina di fama internazionale e pittrice di successo, dall’età di 4 anni condivide la sua arte in un modo del tutto speciale, attraverso i suoi piedi e il suo splendido sorriso. Senza braccia ha imparato a fare tutto, trasformando quello che apparentemente poteva sembrare un limite, in un punto di forza che l’ha portata in alto, nella danza, nella pittura ma soprattutto nella vita.
Simona partirà dal Grande Giubileo del 2000 a Roma, a Sanremo del 2012, passando attraverso mostre e dipinti creati in scena tra passi di danza e numerosissimi incontri in tutta Italia e nel mondo.
Nel foyer del Teatro Giuditta Pasta di Saronno (Va) è invece allestita la mostra “Ri-tratti: dialoghi con l’anima” di Simona Atzori, a cura di Sabrina Romanò, e in collaborazione con l’Associazione culturale Helianto e l’Associazione ArtigianArte, visitabile fino al 13 novembre 2022 in occasione degli spettacoli in cartellone e negli orari di apertura della biglietteria (mercoledì e sabato dalle ore 9.30 alle ore 12.30, venerdì dalle ore 14.30 alle ore 17.30).
A margine dell’inaugurazione di “Ri-tratti: dialoghi con l’anima” abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Simona Atzori, parlando dei suoi ritratti, dello spettacolo “I miei 20 anni + 2 di Danza, Pittura, Arte … e Vita”, dei prossimi progetti e di tanto altro.

Simona, nel foyer del Teatro Giuditta Pasta di Saronno (Va) è allestita la sua mostra “Ri-tratti: dialoghi con l’anima”. Da cosa trae ispirazione per la creazione delle sue opere?
“Questi ritratti sono nati da un desiderio che avevo di dialogare con me stessa a livello più profondo, più intimo. La pittura per me è sempre stata un momento di grande intimità, perchè sei tu con una tela o un foglio bianco ed è il modo più bello di raccontarmi. Molti sono autoritratti. Ho desiderato rimanere con me per scoprire i dettagli del mio viso in quanto è lo specchio dell’anima. Dipingere un volto è come andare a conoscere qualcosa di molto personale”.
A proposito di ritratti, negli anni ha realizzato anche quelli dedicati a Santo Giovanni Paolo II e a Papa Francesco, donandoli poi personalmente ai Pontefici. Che ricordo conserva di quei momenti?
“Sono state emozioni grandissime, vissute in due periodi diversi della mia vita. Quando ho incontrato Papa Giovanni Paolo II avevo 17 anni, ero una ragazzina che aveva dipinto uno dei suoi primi ritratti. L’incontro con il Pontefice era già avvenuto durante la creazione del dipinto e quando mi sono trovata di fronte a lui era come se già lo conoscessi. In quel momento era un uomo, un nonno. Per me che ho sempre avuto un rapporto meraviglioso con mio nonno ha significato davvero tanto. La stessa cosa è avvenuta nel 2014 con Papa Francesco. Sicuramente col tempo le mie abilità pittoriche si sono evolute ma anche in questo caso è stato un incontro molto forte, che si è compiuto già durante la lavorazione del ritratto”.

Il 9 ottobre porta in scena al Teatro Giuditta Pasta di Saronno il suo nuovo spettacolo “I miei 20 anni + 2 di Danza, Pittura, Arte… e Vita”, ci racconta com’è nata l’idea?
“Questo spettacolo nella mia testa è nato nel 2020, in quanto avrei compiuto venti anni di carriera. Poi è arrivata la pandemia e l’idea è sfumata. Però la vita è sorprendente e l’8 marzo 2022 il Presidente del Teatro Giuditta Pasta, Oscar Masciadri, mi ha invitato a partecipare alla serata “Parola di Donna”. Stavo vivendo un periodo molto difficile in cui non sapevo se sarei tornata a danzare e lui mi ha proposto di aprire la stagione teatrale 2022/2023 con un mio spettacolo. In quel momento non sapevo cosa sarebbe successo ma ho sentito che la sua stima e la sua fiducia in me erano talmente grandi che sono state come un segno. Così sono andata a ripescare l’idea di quel progetto che si è concretizzato in “I miei 20 anni + 2 di Danza, Pittura, Arte… e Vita”. In fondo nel 2020 il mondo si è fermato, questi due anni sono stati un po’ sospesi e quindi voglio festeggiare non solo i miei 20 anni di percorso artistico ma anche gli ultimi due che nonostante le difficoltà mi hanno insegnato tanto. Nel corso dello spettacolo racconterò tanti eventi, con balletti del mio repertorio, e danzerò con i miei amici ballerini Marco Messina e Salvatore Perdichizzi dal Teatro alla Scala di Milano, Beatrice Mazzola e Mariacristina Paolini dalla Simonarte Dance Company, e con la partecipazione di Alessandra Anelli. Sarà bellissimo”.
Nel corso di questi 20 anni più 2 ci sono stati tanti incontri e progetti in Italia e nel mondo. Ce n’è stato uno che per lei ha avuto maggiore importanza?
“E’ difficile indicarne soltanto uno, per non fare torto a nessuno scelgo il primo, il Giubileo del 2000 a Roma, perchè è stato l’inizio del mio sogno ed è stato così inaspettato e bello”.

Simona Atzori con Daniele Barsorri – credit foto Gabriele Ardemagni
Cosa ci racconta invece riguardo l’esperienza come cantante nel brano “Sotto quale cielo” di Daniele Barsotti?
“E’ stata un’esperienza molto divertente. Io non sono una cantante, ma quando Daniele mi ha detto che desiderava interpretare con me questo brano ho accettato con entusiasmo. Lo ringrazio e ricorderò sempre quel momento con tanto affetto”.
Nel suo terzo libro “La strada nuova” (Giunti) dà un suggerimento molto prezioso: imparare a guardarsi dentro per capirsi e per comprendere quale sia la strada giusta da seguire, nonostante gli ostacoli. Lei come c’è riuscita?
“Ho scelto di farlo. A volte pensiamo che debba arrivare chissà da dove quella forza che ti dice “ascoltati, guardati dentro”, poi ci sono degli eventi che nella vita ti obbligano a compiere determinate azioni, ma anche quando accadono cose negative puoi scegliere se fuggire, rimanere nel dolore o provare a scoprire cosa viene dopo. Questo è possibile se impari ad ascoltare non solo la parte bella di te ma anche quella che fa più fatica ed ha bisogno maggiormente di attenzione. E’ un po’ come prendersi cura di chi non sta bene”.

Cosa manca ancora in Italia affinché la “diversità” possa essere considerata finalmente normalità?
“La cultura. Qualcosa sta cambiando e ne sono felice, ho potuto constatare che in questi anni ci sono stati passi in avanti, grazie a tante persone che scelgono di vivere la propria vita in tutto il suo valore, non permettendo di bloccare i loro sogni a coloro che le vedono come “diverse”. La diversità è un valore incredibile, meraviglioso e la cultura deve fare in modo che possa diventarlo per tutti noi. Affinché questo accada dobbiamo raccontare, parlare, insegnare il valore della diversità ai giovani ma ancora di più agli adulti, che spesso hanno una mentalità un po’ chiusa”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Vorrei portare “I miei 20 anni + 2 di Danza, Pittura, Arte… e Vita” in giro per l’Italia e abbiamo già qualche idea. Mi piacerebbe magari portare in scena anche “I miei 20 anni + 3″ e così via. Ci sono inoltre dei progetti interrotti prima del covid da andare a ripescare… Insomma è un momento molto creativo (sorride)”.
Un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare…
“In questo periodo ho sognato tanto e parecchi desideri si sono realizzati, anche alcuni che non immaginavo, come questo spettacolo. Allora vorrei lasciare alla vita l’opportunità di stupirmi ancora. Voglio che sia il sogno a condurmi da qualche parte”.
di Francesca Monti
Grazie ad Anna Montani e Lara Gavardini

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