Intervista con l’atleta paralimpico e performer coach Andrea Devicenzi: “Il 7 e l’8 giugno a Palma de Maiorca tenterò il Record del Mondo delle 24 ore su pista”

“Nel 2017 avevo iniziato a preparare questo record ma avevo capito subito che mancavano diversi aspetti e, dopo le esperienze nei vari viaggi per il mondo realizzate negli ultimi anni, con il mio team abbiamo pensato che fosse arrivato il momento giusto per tentare questa sfida”. Un obiettivo mai tentato e raggiunto da un atleta paralimpico al mondo, con qualsiasi tipo di disabilità e categoria. Andrea Devicenzi proverà a coprire 500 chilometri su pista in 24 ore, sul velodromo indoor di Palma de Maiorca, nelle isole Baleari in Spagna dalle 12 di sabato 7 alle 12 di domenica 8 giugno.

Dopo la Parigi/Brest/Parigi del 2011, Devicenzi torna quindi a cimentarsi in una disciplina che rientra nel grande mondo dell’endurance. Il progetto del record avrà anche una finalità di carattere sociale, infatti saranno raccolti fondi per l’associazione “Insieme a te”, che dona la possibilità a persone malate di SLA, di tornare in spiaggia e godersi un bagno in mare. L’idea è nata assieme agli amici di “Fondazione Dona di Slancio”, creata dalla famiglia Delporto, a seguito della scomparsa di Paolo, tra i primissimi sostenitori di Andrea Devicenzi, quando ha iniziato attorno al 2010 la sua carriera nel ciclismo e nel triathlon.

Il record sarà omologato dalla World Ultra Cycling Association e sarà inoltre oggetto della tesi d’esame di maturità di un giovane studente di Gassino Torinese, Giulio Giovannini.

Negli ultimi quattro anni nell’ambito del “Progetto ‘22/’26”, l’atleta paralimpico e performer coach è stato protagonista di tre imprese straordinarie in sella alla sua bici: il viaggio “La mia Islanda su di un pedale” tra ghiacciai e geyser, “Crossing the North” alla scoperta di terre ricche di fascino come la Finlandia, la Svezia e la Norvegia e “Blues Highway”, on the road da Chicago a New Orleans unendo le passioni per il ciclismo e per la musica.

Andrea, ci racconta com’è nata l’idea di coprire 500 chilometri su pista in 24 ore a Palma de Maiorca?

“Da anni sono innamorato dell’endurance, mi ha sempre affascinato perché la pista non ha le variabili della salita, della discesa, della pioggia, del vento, è molto matematica in quanto davanti a te hai sempre questo anello di 250 metri che presenta comunque delle altre difficoltà rispetto alla strada. Nel 2017 avevo iniziato a preparare questo record ma avevo capito subito che mancavano diversi aspetti e, dopo le esperienze nei vari viaggi per il mondo realizzate negli ultimi anni, alla fine del 2024 assieme alla squadra e al mio “fratellino” Pietro Delporto che è un architetto e abita a Palma de Maiorca, abbiamo pensato che fosse il momento giusto, dal punto di vista fisico e mentale, per tentare questa sfida”.

Ci sono già state delle tappe di preparazione in vista del record…

“Ho fatto dei ritiri in Spagna, a Palma de Maiorca e ora sto facendo dei test con la bicicletta che utilizzerò per il record”.

Quali sono le componenti da allenare per questa nuova sfida?

“A differenza delle componenti classiche del ciclismo e della strada, un elemento da tenere presente può essere la “monotonia” di percorrere 2.000 giri per coprire i 500 km, ma anche la difficoltà di pedalare in una posizione “estrema” nei vari orari della giornata, cercando di mantenere sempre una certa velocità, e poi l’alimentazione, la temperatura nelle diverse ore del giorno e della notte, perciò abbiamo pensato anche ad indumenti differenti, a trovare i membri della squadra che possano incoraggiarmi e seguirmi nel modo giusto, pronti ad intervenire in caso di inconvenienti. Inoltre è un record che finora a livello mondiale nel mondo paralimpico non è mai stato tentato in nessuna delle categorie del ciclismo, perciò non abbiamo alcun confronto o base, se non la mia esperienza e quella delle persone vicino a me che conoscono il mondo dell’endurance. Siamo dei pionieri, apriamo una nuova strada al mondo paralimpico”.

Quante ore si sta allenando giornalmente e come ha impostato la preparazione?

“Generalmente la preparazione era focalizzata sulle mie avventure per il mondo e siccome lavoro e non sono un professionista mi allenavo circa quattro volte a settimana per due-tre ore. In vista del record l’impegno è aumentato con otto allenamenti, un giorno di riposo e due con una doppia sessione. Mi alleno molto sui rulli e poi con la bici, in strada e quando sono in ritiro al velodromo. Per la prima volta nella mia carriera ho inserito anche dei lavori in palestra, per irrobustire i muscoli perché la pista richiede un po’ più di forza rispetto al ciclismo su strada”.

Il progetto del record ha anche una finalità di carattere sociale…

“Questo record è il frutto anche di tante idee nate con Pietro Delporto che mi assiste a Palma de Maiorca. Suo fratello Paolo è stato uno dei primi a seguirmi come amico e come imprenditore per supportare le spese per il ciclismo paralimpico, purtroppo si è poi ammalato di SLA ed è venuto a mancare un anno e mezzo fa. Perciò abbiamo fondato con alcuni amici e amiche e con la sua famiglia la Fondazione Dona di Slancio che assiste e supporta coloro che vengono colpiti da questa malattia. Faremo quindi una raccolta fondi durante queste 24 ore e i proventi saranno devoluti all’associazione “Insieme a te”, che permette alle persone malate di SLA di tornare in spiaggia e godersi un bagno in mare”.

La sua nuova impresa sarà anche oggetto della tesi di esame di maturità di un giovane studente di Gassino Torinese, Giulio Giovannini…

“Esattamente.  Documenterà e ha già cominciato a documentare tutto quello che avviene prima, durante e dopo un record del mondo sulle 24 ore su pista nel ciclismo paralimpico, quindi gli aspetti mentali, legati all’alimentazione, alla ricerca della bicicletta perfetta in base alle mie condizioni”.

E’ una bellissima iniziativa che avvicina ancora di più i giovani al suo progetto e al mondo paralimpico, verso il quale, dai Giochi di Londra 2012 in poi, c’è stata finalmente una crescita di interesse e visibilità da parte dei media e del pubblico…

“I Giochi di Londra 2012, grazie al forte contributo di Alex Zanardi, hanno dato una spinta diversa e importante al mondo paralimpico. Io sono amputato da 35 anni e sono stati fatti tanti passi avanti rispetto al passato. C’è ancora molto lavoro da fare, ma bisogna anche riconoscere un incremento di attenzione e visibilità da parte dei media”.

Riguardo le grandi imprese che ha realizzato negli ultimi anni, da La mia Islanda su di un pedale a Crossing the North e Blues Highway, che cosa le hanno lasciato?

“Mi hanno lasciato tantissimo. Viaggiare allarga la mente, permette di confrontarti con le persone, di affrontare le sfide anche in autonomia, di apprezzare la diversità e la voglia di supportarsi a vicenda. Conosco e ho conosciuto delle realtà e dei mondi un po’ diversi da quelli che generalmente ci vengono dipinti. Consiglio sempre di viaggiare proprio perché è bene raccogliere informazioni ma è molto meglio toccare con mano le varie situazioni. E poi queste avventure mi hanno permesso di avvicinarmi al mondo dei Festival cinematografici che era a me sconosciuto e a distanza di due anni e qualche mese ci troviamo ad avere già vinto trenta rassegne in tutto il mondo. Ultimamente ad esempio sono stato a Sharja (Dubai) per l’Xposure International Photography Festival dove tra i film finalisti c’era anche “Crossing The North””.

Quanto è importante porsi sempre dei nuovi obiettivi, nello sport e nella vita?

“Io sono dipendente dagli obiettivi perché mi permettono di focalizzare le energie su determinate strade e rinunciare ad altre. Come squadra abbiamo due motti: fare un passo alla volta rispettando le nostre competenze e capacità, e alzare sempre un poco l’asticella. Ognuno lavora quindi nel proprio ambito, aumentando leggermente il livello di difficoltà dal punto di vista della programmazione, della mia preparazione, della comunicazione per crescere insieme e raggiungere obiettivi ogni volta più grandi”.

A proposito di obiettivi, all’orizzonte c’è anche una partecipazione ai Giochi di Los Angeles 2028?

“I Giochi saranno a Los Angeles nel 2028 e io avrò 55 anni, un’età non banale (sorride)… E’ un sogno che ho nel cassetto da tempo, quindi non dico a priori che rinuncio anche perché potrei gestire il mio lavoro da coach e da formatore in base agli impegni, così come il mio lavoro imprenditoriale con le stampelle. Al momento però è un obiettivo lontano”.

Da questa nuova impresa sarà tratto un docufilm?

“Assolutamente sì, realizzeremo il docufilm del Record e quello sul Pellegrinaggio di Shikoku, in Giappone. Siamo esperti nel complicarci la vita (sorride), però in modo positivo”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Andrea Devicenzi

sito ufficiale: www.andreadevicenzi.it/

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