“Giochiamo ogni giorno la partita più bella del mondo perché è come se la vivessimo per ciascuno di noi e per Bovo”. Una storia vera, travolgente, che commuove e ispira. Federica Lisi e i suoi cinque figli Alessandro, Arianna, Angelica, Aurora, Andrea sono i protagonisti del docufilm “I Bovolenta”, a cura di Stefano Ferrari, scritto e prodotto da Miria Burani per Mb Media e in uscita nella primavera del 2026, presentato in anteprima al Giffoni Film Festival.
Un viaggio emozionante nella storia di una famiglia che, dopo aver affrontato la perdita improvvisa di Vigor Bovolenta, leggenda della pallavolo italiana, venuto a mancare nel 2012 durante una partita, ha scelto di rialzarsi, vivere e sorridere ancora. Il primogenito Alessandro, oggi opposto della Nazionale, è cresciuto con l’esempio di un padre straordinario e una madre che è una forza della natura ed è stata capace di trasformare il dolore in movimento.
Ad accompagnare il docufilm, una colonna sonora intensa e personale firmata da Pia Tuccitto, cantautrice e amica di lunga data della famiglia. “I Bovolenta” è un inno alla vita che ricomincia, alla famiglia come forza motrice, al potere della condivisione.

Federica, è stato presentato al Giffoni Film Festival “I Bovolenta” che racconta la vostra storia. Com’è nata l’idea di realizzare questo docufilm?
“Tutto nasce da un incontro casuale con un amico, Stefano Ferrari, che ha diretto diversi documentari, e in punta di piedi, anche con un po’ di imbarazzo, ha chiesto se potessi farmi piacere realizzare un docufilm sulla nostra storia. Prima di prendere una decisione a riguardo ho parlato di questa proposta con i miei cinque figli, con i quali ho un dialogo a 360 gradi, e ho visto che dai loro occhi e dai loro sguardi traspariva un grande entusiasmo. Così ho chiamato Stefano e abbiamo iniziato insieme questo viaggio. Nel trailer de I Bovolenta presentiamo la nostra famiglia, composta da Vigor, da me e dai nostri quattro figli avuti grazie alla fecondazione assistita, che ha vissuto normalmente fino al 24 marzo 2012. Quel giorno purtroppo mio marito si è sentito male mentre era in campo, durante una partita, e ci ha lasciato, è andato nell’altra dimensione, a giocare in cielo, ma dentro il nostro cuore vive e vivrà per sempre. Una settimana dopo ho scoperto di essere incinta di Andrea, il quinto figlio, che ho avuto naturalmente, e da quel momento si sono come incastrati tanti pezzi di puzzle che ci hanno portato a scrivere un libro e poi a realizzare I Bovolenta”.
Quale messaggio vorrebbe arrivasse al pubblico che vedrà il film?
“Il docufilm è incentrato sulla nostra quotidianità dal 25 marzo 2012 in poi, perché il messaggio che vorremmo arrivasse alla gente è che con l’amore, la forza, il coraggio, l’unione tutto diventa possibile, e che c’è sempre bisogno di aiuto nella vita. Io ho giocato a pallavolo, che è uno sport di squadra, ma anche in quelli individuali serve un buon team per arrivare alla vittoria. Giochiamo ogni giorno la partita più bella del mondo perché è come se la vivessimo per ciascuno di noi e per Bovo”.

L’amore, la famiglia, il fare squadra, la condivisione, sono valori fondamentali ma a volte sembra che la gente se ne dimentichi …
“E’ come se in qualche modo io fossi la voce di molte persone che affrontano con coraggio una situazione simile alla nostra, ma che non hanno la fortuna o l’occasione di condividerla con gli altri. Se guardo la mia storia da fuori è allucinante, ma al contempo sento la responsabilità di affrontare dei temi che condivido e ho condiviso grazie al libro e allo spettacolo che ho realizzato con Pia Tuccitto, che firma anche la colonna sonora del docufilm, unica cantautrice italiana che è stata prodotta da Vasco Rossi e per il quale ha scritto “E…”, canzone che ha avuto un successo strepitoso. Se io urlo e ho un coro che mi accompagna possiamo fare arrivare con maggiore potenza la nostra voce”.
Quanto è stato per lei “terapeutico” scrivere il libro “Noi non ci lasceremo mai” e portare in scena lo spettacolo “Io e lei”?
“Il libro è stato fondamentale. La gente è stata la mia terapia, condividere la nostra storia con tante persone ha fatto sì che ogni giorno quando tornavo a casa non mi sentissi sola, oltre ovviamente ad avere a fianco la mia famiglia stupenda di cui vado fierissima. E’ stato importante anche lo spettacolo con Pia Tuccitto perché siamo riuscite ad unire lo sport e la musica, due arti che rappresentano la condivisione allo stato puro. Dentro un palazzetto infatti assisti ad una partita o a un concerto e di conseguenza crei una sorta di famiglia. Io mi sento accompagnata da una mano che orienta il mio sguardo e mi mostra le luci che si accendono davanti a me e quindi non posso non seguirle perchè so che oltre quella luce ce ne sarà un’altra e un’altra ancora. Non mi sono mai chiusa in me stessa, anche nei momenti più bui quando pensavo di non farcela ho avuto sempre delle persone accanto che mi hanno aiutato e quella è stata la svolta. Con il docufilm vogliamo dire a tutti “non siete da soli, noi ci siamo””.

Sul suo profilo Instagram scrive “la prima regola: non si molla mai”, come si può riuscire a non mollare mai quando la vita ti mette di fronte a delle difficoltà grandissime?
“Ho avuto la consapevolezza che la vita è una sola e che non bisogna mai dare niente per scontato ma apprezzare ogni istante. Mi sono trovata davanti a un bivio, a una scelta: arrendermi ed essere annientata da quello che è successo o andare avanti e non mollare mai. La sera stessa in cui mi hanno comunicato che Vigor non ce l’aveva fatta ho pensato che avevo una missione da portare avanti. Quando, una settimana dopo la scomparsa di mio marito, ho scoperto di aspettare Andrea ho guardato il cielo e ho detto “ok, io ti vengo dietro” perché ho cinque vite da crescere, di cui una ancora nella mia pancia, e voglio far vivere bene i nostri figli”.
Il primogenito, Alessandro, è un talento della pallavolo, gioca in Serie A e in Nazionale, e sta seguendo le orme del papà. Che consiglio gli ha dato?
“Innanzitutto non è facile essere figlio di una persona che come Bovo ha avuto un impatto forte in questo sport e un giovane potrebbe anche pensare di venire convocato perchè ha un cognome importante. All’inizio pertanto ho cercato di proteggere Alessandro affinché potesse far emergere la propria personalità. Lui ha un talento, così come Arianna e gli altri miei due figli che giocano a pallavolo. Io non ho mai forzato nessuno nella scelta di praticare questo sport. Alessandro a undici anni mi ha detto che la pallavolo lo aveva chiamato. Dato che giocava a calcio gli ho consigliato di terminare la stagione, anche per rispetto verso la squadra, ma dopo un mese ha iniziato con il volley e passo dopo passo vediamo dove lo porterà questo percorso. Sicuramente vedere un Bovolenta in Nazionale e sui campi della Superlega, unito al fatto che Alessandro ha una grande somiglianza con il papà, mi regala tanta gioia. E’ il cerchio della vita, Vigor è andato via ed è arrivato Andrea, lui è uscito dal campo e noi riprendiamo la palla e iniziamo a giocare con i nostri figli”.
Recentemente si è tenuto a Marina di Ravenna il Bovelix, un bellissimo evento con finalità benefica…
“Dopo che Bovo ci ha lasciato sentivo il bisogno di aiutare gli altri nel mio piccolo, così nel 2012 è nato il Bovelix e fino al 2018 abbiamo utilizzato i proventi raccolti per l’acquisto di defibrillatori. Poi mi sono fermata per sette anni e nel 2025, sotto consiglio e pressione di mia figlia Arianna, aiutata dai fratelli, siamo tornati ad organizzare questa festa del volley, a cui tutti possono partecipare, basata sulla lettera A di amore, amicizia e aiutare. Grazie al Bovelix infatti abbiamo dato una mano all’Associazione “I ragazzi di Via Angiolina”, nata per sostenere le persone colpite dall’alluvione del 2023 in Romagna. Abbiamo anche presentato “Un aiuto speciale”, un brano scritto da Pia Tuccitto e cantato con Rosy Velasco, che sottolinea la forza e la capacità di rialzarsi della comunità romagnola e che fa da colonna sonora all’evento. Con il “Bovelix” per tre giorni stacchi la spina, ti diverti, conosci altre persone, ti immergi in questo clima di condivisione e allegria. Poi ovviamente c’è la pallavolo, quattro contro quattro e senza arbitro. E’ un torneo per far capire quanto lo sport possa essere importante nella formazione delle persone”.
Lei ha iniziato a giocare da bambina…
“Avevo nove anni e ho deciso di ritirarmi dall’attività agonistica a ventisei quando con Bovo abbiamo iniziato a pensare di creare una famiglia. Avendo però difficoltà nel procreare, per sei-sette anni ho seguito il percorso della fecondazione assistita grazie alla quale abbiamo avuto quattro figli. Anche nel docufilm parlo di questo argomento in quanto ho visto negli occhi di tante coppie un senso di vergogna, invece non c’è nulla di cui vergognarsi. Se hai una difficoltà e la medicina può aiutarti non stai facendo niente di sbagliato”.
Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso la pallavolo?
“La pallavolo mi ha insegnato che è fondamentale essere una squadra, che sono necessari rispetto e fiducia, che se nel momento in cui entri in campo, proprio come quando arrivi a casa, hai la consapevolezza di avere accanto le persone giuste hai già vinto, anche se perdi una partita, perché l’importante è dare il meglio di sé ogni giorno”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Marco Masciopinto
