Intervista con Cristiano Godano: “Stammi accanto” è il secondo album da solista

Cristiano Godano è tornato nel 2025 in veste solista con l’album “Stammi accanto”. Dopo oltre 30 anni di carriera come leader dei Marlene Kuntz, il progetto artistico Cristiano Godano solista è iniziato 5 anni fa con l’album “Mi ero perso il cuore”, un esordio apprezzato dalla critica per la sua poetica e la sua musicalità, suonato in oltre 200 live in ogni area d’Italia, arrivato finalista alle Targhe Tenco.

Godano è un intellettuale capace di parlare al cuore ed alla mente di più generazioni, una voce unica nel panorama musicale italiano che emoziona e ispira riflessioni, un punto di riferimento imprescindibile nel cantautorato. Con il nuovo album “Stammi accanto”, prodotto insieme a Luca Rossi (Ustmamò, ecc.), aggiunge un tassello alla sua carriera dettata dall’urgenza espressiva, che scava nella densità dei sentimenti.

Cristiano, un bel 2025 per te con l’uscita dell’album “Stammi accanto”. Il titolo e il tuo volto in copertina come sintetizzano il contenuto del disco?

“Stammi accanto sono due parole che ho utilizzato in due testi diversi, senza che me ne rendessi conto. Quando alla fine me ne sono accorto mi è comunque sembrata un’opzione interessante pensare di sottolinearla nel titolo e così ho fatto questa scelta. Io penso che l’immagine in sé sia molto bella. È una richiesta di disponibilità a una sensazione quanto meno amicale o sentimentale, però accanto, non di fronte, non prevaricante, ma collaborativa in pari intensità, in modo che sia una sorta di aiuto ricevuto in maniera discreta”.

Nell’album c’è un brano, “Dentro la ferita”, in featuring con Samuele Bersani. Che tipo di convergenza c’è stata tra te e Samuele?

“Un featuring rappresenta la possibilità che tu possa contare sull’ascolto di qualche ammiratore di Samuele Bersani e comunicare anche al suo pubblico. Però alla fine la cosa forse per me più interessante era avere un ospite che fosse coerente, pertinente con la canzone e con il mondo del disco. Samuele Bersani è una persona che nei suoi testi alcune volte ha toccato certi argomenti, come ansia, stati esistenziali preoccupati, e questa canzone sull’ansia secondo me poteva essere veramente condivisa”.

Il tuo pubblico sa che sei sempre molto attento alla parola, spesso desueta, poetica, inusuale ma con significati specifici e ben precisi e tutto ciò rende il tuo messaggio autorale chiaro. Ti senti responsabile di quello che scrivi?

“Sì, questa cosa che chiamiamo consapevolezza io credo di averla avuta proprio all’inizio del nostro percorso con i Marlene Kuntz. All’uscita di “Catartica” c’era un invito sul retro copertina, che è durato per molti dischi fino all’avvento di internet, per dialogare con noi: era indicato l’indirizzo a cui scrivere e arrivarono un sacco di lettere. E lì venivo subissato di complimenti che avevano a che fare con i requisiti poetici dei testi e con un’affermazione che mi è stata detta parecchie volte, cioè “tu scrivi le cose che io penso, come io non sarei capace di renderle”. Queste affermazioni mi hanno immediatamente costretto a cercare di capire cosa stessi facendo, perché era comunque una reazione a cui non ero abituato, e fu immediatamente, effettivamente, corposa. E quindi la consapevolezza di dovermi sentire responsabile nella scelta delle parole, da un punto di vista etico ed estetico, è subito apparsa come un’urgenza”.

Intervista a cura di Domenico Carriero

credit foto Gabriella Vaghini

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