“Ho cercato di cogliere quale fosse il varco che mi consentisse di arrivare vicino al suo modo di leggere le cose, di stare dentro la realtà, di comportarsi, di scegliere le persone intorno a lui”. Mercoledì 11 marzo in prima serata su Nove e in streaming su discovery+, a vent’anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006, va in onda l’evento televisivo “Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin”, di e con Stefano Massini, prodotto da Ruvido Produzioni per Warner Bros. Discovery, che trasporta lo spettatore in un inedito e coinvolgente racconto in prima persona di Vladimir Putin.
Un’autobiografia immaginaria ricostruita su eventi realmente accaduti, molti raccontati dallo stesso Putin, che punteggiano una vita dominata da una feroce autodisciplina, da una vera passione per i servizi segreti e da un’ossessione per il controllo, per la forza e per la manipolazione, che hanno gradualmente “costruito” l’uomo e il politico.
Dall’infanzia affamata a Leningrado fino al giorno della presa del potere come Presidente della Federazione Russa, Massini porta sullo schermo con grande accuratezza, profondità e intensità, i momenti cruciali ed intimi della vita di Putin, che hanno contribuito a trasformare Vladimir, un bambino esile cresciuto in un contesto di estrema violenza, in uno degli uomini più potenti e influenti del mondo.
Diretto da Fabio Calvi, l’evento tv vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa, mentre sullo sfondo si alternano suggestive immagini d’archivio frutto di un’accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici.
Stefano, l’11 marzo su Nove va in onda “Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin”. Che lavoro ha fatto per preparare questo evento televisivo?
“Vi racconto Vladimir Putin e la sua vita come la racconterebbe lui. E’ un’autobiografia immaginaria che ho ricostruito e che non può basarsi su un precedente perché non c’è. Putin è sempre stato molto avaro di notizie su se stesso e quelle che abbiamo sono state contestate da tantissimi giornalisti, analisti, scrittori, perché non rispondenti alla realtà, che invece ci dimostrano essere stata altra, molto più dura ahimè per certi aspetti. È una storia incredibile, feroce, spietata, fatta di violenza, di senso antico del potere. In un’era in cui con un microchip sottopelle possiamo pagare tutto quello che vogliamo comprare, in cui possiamo comunicare in un secondo con la parte opposta del pianeta e viceversa, è incredibile constatare come uno degli uomini più potenti di questo momento storico si sia costruito con un esercizio acuto, tremendo, della fame, della paura, del terrore altrui, della guerra, e su questo abbia creato un intero capitale politico”.

Una delle frasi che mi ha colpito del racconto è “niente sulle masse è più forte della paura” e lo vediamo anche oggi, se pensiamo alla situazione in Medio Orieente, in Ucraina, a Gaza …
“Niente è più forte sulle masse che non la paura è una frase che mi fa sempre molto effetto. La paura è un sentimento potentissimo, che spinge le persone a fare delle cose totalmente contrarie alla propria salvezza, tanto che a volte si tolgono addirittura la possibilità di vivere. La paura può essere totalmente paralizzante per un individuo. Immaginiamoci che cosa possa essere quando viene trasferita su un popolo, su una massa di milioni e milioni di persone. Può essere veramente devastante, e al tempo stesso profondamente utile per qualcuno che si propone pubblicamente come la garanzia per tenere a bada la paura, per controllarla e bandirla per sempre, per riportare l’ordine. Un popolo può votarsi completamente a quel qualcuno che gli garantisce come patto, dichiarato come tale, che toglierà ogni timore purché torni sotto il suo controllo”.
Un’altra frase carica di significato è “ognuno ha un varco e se sai coglierlo ti porta direttamente al cuore della tua debolezza e lì puoi essere fatto fallire con le tue mani” …
“Questa frase che dice Putin è la stessa operazione che ho fatto io con lui, cioè cercare di cogliere quale fosse il varco che mi consentisse di arrivare vicino al suo modo di leggere le cose, di stare dentro la realtà, di comportarsi, di scegliere le persone intorno a lui. E’ un meccanismo abbastanza speculare. Putin diceva questo degli altri e io lo dico di lui, l’importante è trovare il varco attraverso il quale cercare di entrare dentro. Ho provato a farlo e spero che possa piacervi questo racconto”.

Ricorre anche il ventennale dell’assassinio di Anna Politkovskaja che è stata uccisa perché ha cercato la verità ed è andata contro il potere. Che ruolo possono avere oggi i giornalisti nella ricerca della verità?
“Oggi sembra che sia quasi inutile il lavoro del giornalista perché possiamo riprendere tutto con un cellulare, far vedere le cose come sono. Che bisogno c’è quindi di qualcuno che racconti o commenti ciò che accade? Invece è molto necessario. Più siamo abituati a vivere in mezzo a cose riprese e mandate online e più abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a capire il senso di quelle immagini perché da sole corrono il rischio di essere profondamente fraintese, in quanto ci raccontano qualcosa che noi fermiamo come un’apparente verità ma non lo è per niente. Viviamo in un momento storico in cui continuamente veniamo spinti a camuffare la realtà, a manipolarla. Le fake news sono ovunque. Il giornalismo è fondamentale proprio perché è una missione che continuamente tenta di stabilire quale sia il confine fra il vero e il falso, fra ciò che sembra e ciò che realmente è”.
Putin e Trump, due uomini con storie diverse per provenienza, per classe sociale, ma entrambi assetati di potere, di vendetta. Che punti di contatto ha trovato tra questi due personaggi?
“C’è un punto di contatto fortissimo. Donald J. Trump stravince le sue elezioni all’insegna di uno slogan che è Make America Great Again. Putin non ha bisogno di pronunciare quello slogan perché tutto il suo piano politico da ventisei anni ad oggi, se non da prima ancora, è legato proprio al tentativo di dare ai russi la sensazione che sia tornata la grandezza della Russia, che siano tornati all’epoca restaurata in cui erano un impero, in cui erano temuti, in cui erano fonte di preoccupazione e di terrore per gli altri. Testualmente è precisamente quello che sostiene Trump alle sue latitudini. Putin ha creato questa grande forma di illusione collettiva per il suo popolo, cioè ridargli la grandezza sottratta, perduta”.

L’Unione Europea cosa dovrebbe fare, che ruolo potrebbe avere, per cercare di contrastare questo strapotere che arriva dall’America e dalla Russia?
“Non sono un politologo, quindi non voglio azzardare cose che sarebbero improprie. Posso dire soltanto che l’Europa ha un’antichissima forma di coesione culturale che deriva dal fatto che comunque siamo un popolo europeo che pur nelle sue differenze, nelle sue diversità di lingua, di religione, di cultura, ha sempre avuto storicamente delle radici comuni. Tutto questo non va assolutamente dimenticato, né dobbiamo fraintendere il fatto che oggi i francesi, i tedeschi, gli ungheresi, gli italiani, gli spagnoli parlano lingue diverse. Non dobbiamo equivocarlo come una differenza sostanziale, che non può consentirci di essere un unico popolo. D’altra parte gli Stati Uniti d’America convivono all’interno di distanze gigantesche e di diversità anche sostanziali. Come sono uniti loro, o gli ex componenti dell’Unione Sovietica che hanno deciso di entrare nella Federazione Russa, così anche l’Europa dovrebbe avere una voce unica”.
Quanto il teatro e le arti possono smuovere la coscienza del pubblico?
“Il teatro è da sempre un luogo in cui si affina il senso critico, in cui si cerca di arrivare alla parte intellettuale delle persone per smuovere delle domande. In questo senso magari può far paura, perché tutto quello che è domanda può spaventare, ma è vitale per l’essere umano capire, ragionare, scomporre la realtà e ricomporla in un ritmo nuovo”.
di Francesca Monti
credit foto Filippo Manzini
Si ringraziano Simona Bastioni – Mongini Comunicazione
