Ci sono personaggi televisivi che diventano popolari e altri che entrano davvero nella vita delle persone. Enrica Bonaccorti apparteneva a questa seconda, rarissima categoria. È stata la più brava di tutte perché ha saputo essere, allo stesso tempo, una grande professionista e una presenza familiare, quasi domestica, capace di entrare nelle case degli italiani con una naturalezza disarmante.
Aveva cultura, preparazione, talento. Avrebbe potuto mantenere quella distanza tipica dei personaggi colti e autorevoli, quella sorta di barriera che spesso separa chi sta in televisione da chi guarda. E invece faceva esattamente il contrario. Enrica riusciva a trasformare la sua competenza in empatia, la sua professionalità in vicinanza. Non metteva mai in scena l’atteggiamento della diva, anche quando avrebbe avuto tutte le ragioni per farlo.
Era popolare nel senso più alto e più nobile del termine. Sapeva parlare alle persone senza semplificare se stessa. Manteneva sempre quel substrato di cultura, di sensibilità, di intelligenza che faceva parte della sua natura, ma lo faceva arrivare con una leggerezza e un’immediatezza che rendevano tutto accessibile.
Per questo le donne la sentivano come un’amica, quasi come una sorella. Non c’era distanza, non c’era superiorità. C’era un modo di porsi amicale, caldo, generoso. Una presenza che rassicurava e allo stesso tempo affascinava.
Gli uomini, dal canto loro, riconoscevano in lei un grande fascino. Non solo bellezza, ma qualcosa di più complesso: un mix di intelligenza, ironia, eleganza e sensualità che la rendeva unica. Quel sorriso luminoso, quello sguardo diretto, quella capacità di bucare lo schermo erano il segreto di una comunicazione potentissima.
In televisione, ma anche in radio, Enrica Bonaccorti ha dimostrato un talento raro: la capacità di creare un rapporto autentico con il pubblico. Non era una costruzione, non era una tecnica. Era un modo di essere. Quando parlava sembrava rivolgersi a ciascuno personalmente.
Non è un caso che Gianni Boncompagni (e non solo lui), regista di “Pronto….chi gioca”, spesso abbia insistito sui suoi primi piani. Quei primi piani non servivano soltanto a valorizzarne la bellezza: raccontavano qualcosa di profondamente umano. In quel volto c’era empatia, curiosità, partecipazione. E su tutto c’era un sorriso che illuminava, bucava il video.
Ma Enrica non è stata solo una grande presenza televisiva. Era anche una donna di scrittura e di creatività. Ha scritto canzoni importanti, tra cui “La lontananza” per Domenico Modugno , e testi di grande sensibilità. Nei suoi libri emergeva una scrittura ricca di intuizioni, di guizzi poetici, di osservazioni sottili sulla vita e sulle persone.
Aveva spessore umano. Gentilezza, generosità, eleganza. Qualità che oggi sembrano quasi fuori moda ma che in lei erano naturali, mai ostentate. Anche per questo è diventata un’icona trasversale: amata dal pubblico femminile, riconosciuta dagli uomini per il suo fascino, apprezzata dal pubblico gay per il suo stile e la sua raffinatezza.
La sua forza stava in un equilibrio rarissimo: riusciva a essere sofisticata senza sembrare distante, colta senza risultare elitista, affascinante senza mai perdere la semplicità.
Per questo Enrica Bonaccorti è stata la più brava di tutte. Perché dietro la grande professionista si intravedeva sempre la persona: umile, curiosa, empatica. Una donna che non recitava la vicinanza con il pubblico, ma la viveva davvero.
E forse è proprio questa la qualità più difficile da trovare in televisione: la verità. Enrica Bonaccorti ne aveva tanta. Ed è per questo che gli italiani non l’hanno mai sentita come una star lontana, ma come una presenza familiare, luminosa, irripetibile.
di Merry Diamond
