Dal 17 al 29 marzo al Teatro Manzoni di Milano va in scena “A qualcuno piace caldo” di Mario Moretti, liberamente tratto dal film di Billy Wilder, con la regia di Geppy Gleijeses e con protagonisti Euridice Axen, Gianluca Ferrato e Giulio Corso, rispettivamente nei ruoli di Zucchero, Tony / Josephine, Joe / Dafne, che nel celebre film erano interpretati da Marylin Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis.
Al centro della brillante commedia ci sono due musicisti jazz, il contrabbassista Jerry e il sassofonista Joe, testimoni involontari della strage di San Valentino e braccati dalla gang mafiosa che ha commissionato il delitto.
In fuga, travestiti da donne, trovano rifugio in un’orchestra jazz femminile, facendo amicizia con la cantante Zucchero, che è alla ricerca di un marito milionario.
Euridice, Giulio, Gianluca, come vi siete approcciati ai vostri personaggi, rispettivamente Zucchero, Tony /Josephine, Joe / Dafne, che nel celebre film erano interpretati da Marylin Monroe, Jack Lemmon e Tony Curtis?
Gianluca Ferrato: “Mi sono approcciato con grande libertà, nel senso che Geppy Gleijeses non mi ha messo paletti, mi ha lasciato libero di andare, ci siamo guardati, ci siamo sempre capiti, nelle numerose occasioni nelle quali abbiamo lavorato insieme. Certo, era presente il ricordo del grande Jack Lemmon, ma poi ho preso le dovute distanze naturalmente, perché ha ragione Geppy quando dice che noi facciamo comunque una cosa diversa dal film, quello è un linguaggio cinematografico, e questo ti permette di essere altro da quello che hai visto e ascoltato tante volte. Ho inventato un mio Joe e una mia Dafne, cercando di rimanere il più possibile fedele alle parole, ma godendomi un risultato assolutamente personale”.
Euridice Axen: “Io ho sempre avuto un amore spropositato per Marilyn, l’ho presa in braccio, e poi lentamente l’ho portata dentro di me, rispondendo a una domanda fondamentale quando interpreto un personaggio, ovvero non mi chiedo che cosa farei io se fossi quel personaggio, ma che cosa farebbe quel personaggio se fosse me. Quindi automaticamente mi sono molto ispirata a lei perché ha interpretato Zucchero in maniera perfetta. Le era stato cucito addosso quel personaggio, quindi andare in un’altra direzione significava forse dargli una malizia, delle sfumature che non deve assolutamente avere. Per cui ho fatto in modo di essere fedele a lei senza cadere nell’imitazione”.
Giulio Corso: “Io non sono bravissimo a imitare, quindi cerco di non scopiazzare dagli altri, poi soprattutto con i giganti si rischia sempre di fare una cosa impudica, però mi ispiro a ciò che vedo, cerco di farlo diventare mio e trasformarlo, sempre con grande godimento. In questo Geppy per me è il regista perfetto, perché vede una cosa che ti riesce bene, ti esalta e ti porta a farla al meglio delle tue possibilità, quindi mi sono divertito a prendere un po’ il gioco che ha fatto Tony Curtis all’epoca e un po’ il personaggio scritto nella sceneggiatura”.

Geppy, lo spettacolo affronta temi attuali, quali l’identità, l’amore e la libertà …
“Sono presenti tematiche quali l’amore e la libertà, anche intesa come libertà di scegliere il proprio sesso. Ai tempi poteva essere in qualche modo scandaloso il fatto che due uomini si travestissero da donne, in questo spettacolo, invece, c’è soltanto un grande divertimento e la possibilità di passare da un sesso all’altro. Poi per quanto riguarda le interpretazioni dei miei tre protagonisti e di tutta la compagnia, Euridice vuole essere Marilyn ed è stato un processo di trasmigrazione di un’anima in un’altra anima, una sorta di straniamento o immedesimazione. Gianluca si traveste da donna in modo meraviglioso e allo stesso modo Giulio Corso, già avevo avuto modo di lavorare con loro, sono due attori che prediligo e che spero di avere in futuro in altri progetti, come naturalmente anche Euridice”.

Euridice, pensando alla celebre battuta “nessuno è perfetto”, qual è il suo concetto di perfezione?
“Io sono una perfezionista terrificante, per cui non è un concetto fuori da me (sorride). Sono alla ricerca costante della perfezione che non raggiungo mai, quindi è sempre frustrante, però se dovessi indicare qualcosa che mi fa pensare alla perfezione direi la pulizia. Sono una maniaca della pulizia e dell’ordine, per cui un posto pulito è per me perfetto”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Manola Sansalone e Sara Rebecchi
