Per Roshelle è tempo di aprire le stanze di “Mangiami pure”, il suo primo album di inediti in uscita venerdì 27 marzo, per BMG.
Dopo oltre due anni di ricerca e sperimentazione, la cantautrice -tra le più visionarie della scena, dalla firma stilistica inconfondibile che negli anni l’ha portata a collaborare con Geolier, Giorgia, Elisa, Guè, Rkomi e molte altre voci cardine della musica nazionale- inaugura una fase artistica che è insieme dichiarazione d’intenti e atto di metamorfosi: un lavoro che invita all’ascolto come si entrerebbe in una favola senza tempo dove ogni capitolo nasconde una sorpresa, ogni dettaglio ha un sapore diverso.
“Mangiami pure” è invito all’abbandono, all’ascolto istintivo, al lasciarsi attraversare: Roshelle firma un’opera che non cerca definizioni rigide ma preferisce lasciare tracce, sapori ed emozioni che restano addosso, per un viaggio sensoriale tra desiderio, fragilità, eccessi e visioni.
Come in una scatola di cioccolatini assortiti, ciascun pezzo ha un proprio gusto: dolce o amaro, delicato o intenso, imprevedibile. Ogni canzone rappresenta una tappa di un percorso intimo che attraversa l’identità stratificata di Roshelle, in un flusso emotivo che cambia forma senza perdere coerenza.
Il disco di Roshelle si distingue per un’identità sonora fluida e in continua trasformazione, capace di attraversare con naturalezza diversi generi e territori espressivi. Le tracce si muovono tra atmosfere synth pop avvolgenti, incursioni nell’alternative rock più graffiante e sfumature indie dal gusto intimista, creando un equilibrio dinamico tra energia e introspezione. A questo si aggiungono suggestioni oniriche che permeano l’intero lavoro, rendendolo quasi sospeso tra realtà e immaginazione: riverberi eterei, melodie sognanti e arrangiamenti stratificati contribuiscono a costruire un paesaggio sonoro ricco e cangiante. Il risultato è un progetto che non si limita a seguire schemi precisi, ma sperimenta con libertà, offrendo un’esperienza d’ascolto intensa e imprevedibile.
«Ho aperto una scatola di cioccolatini molte volte: poche per festeggiare un evento gioioso, molte per addolcire il mio umore amaro.
Com’è possibile che qualcosa di apparentemente così puro, attraente e buono come il cioccolato possa trasformarsi in qualcosa di velenoso e indigesto?
Ho mangiato una scatola intera di cioccolatini e sono stata male.
Lo sapevo, ma ne avevo bisogno.
Così ho fatto anche con l’amore; ne ho abusato, perché ne sentivo un disperato bisogno. Risultato? Mi sono persa. E casa non sembrava più casa. Ho cercato di abitarla, ma le sue pareti mi opprimevano. Chiusa la porta, lasciavo fuori i miei buoni propositi ed entravo nel buio del morso, come se vivessi dentro a delle fauci.
“Mangiami pure” (ho sostituito il titolo di un brano con il titolo del disco) è la luce della salvezza, la strada verso una vita goduta all’insegna dell’amore vero.»
La direzione artistica del progetto è affidata a Tommaso Ottomano, che racconta con immagini suggestive il lavoro svolto al fianco di Roshelle: “Lavorare a questo album è stato come visitare una casa per la prima volta. Sono entrato curiosando nelle stanze che non conoscevo per poi arredarle in modo da creare un’armonia. Con Rossella ci siamo presi cura di ogni dettaglio, dalle porcellane all’argenteria fino alle lenzuola piegate nei cassetti. Ho avuto l’impressione di immergermi nelle profondità del mare e tornare su con un piccolo tesoro luccicante”.
Il concept di “Mangiami pure” mescola poesia, adrenalina, immagini oniriche e briciole di follia creativa, dando vita a un universo narrativo personale e riconoscibile. L’artwork, realizzato da Tommaso Ottomano, restituisce visivamente questo mondo condensandolo in un’immagine potente e straniante. Roshelle appare come una figura fuori scala, incastonata in uno spazio domestico in miniatura: una cucina d’altri tempi, costruita come una doll house, che viene letteralmente invasa dal suo volto. L’effetto è quello di una favola surreale, sospesa tra intimità e inquietudine, desiderio e ironia. Il quotidiano si piega, perde stabilità e diventa -come nelle canzoni del disco- teatro di un racconto visionario, dove le regole percettive vengono costantemente messe in discussione.
