Intervista con Peppe Zarbo, protagonista della soap “Un Posto al sole”: “Mi piace interpretare Franco Boschi, un uomo che trasmette dei messaggi di giustizia e di correttezza”

“E’ un momento di tranquillità ma sempre con grandi responsabilità per il mio personaggio, che va in una direzione di solidità, sceglie le parole, è più asciutto, avendo comunque un peso importante, e si inserisce nelle storie con una saggezza che prima non aveva”. Tenebroso, affascinante, coraggioso, generoso: Peppe Zarbo da oltre venti anni dà il volto al meccanico, investigatore e istruttore di palestra Franco Boschi, uno dei protagonisti più amati di “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,40 su Rai 3.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Peppe Zarbo, parlando del suo personaggio, del cambiamento che ha avuto nel corso delle puntate, ma anche del primo giorno sul set della soap e dei progetti con la sua società di produzione.

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credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Peppe, in “Un Posto al Sole” interpreta Franco Boschi, un personaggio che rappresenta anche il riscatto di un uomo con un passato difficile che nel corso degli anni è cresciuto, è cambiato, fino a diventare una sorta di “supereroe”… 

“Nella logica di una narrazione è normale che ci sia qualcuno, in questo caso Franco, che si sporchi le mani proprio perché ha avuto a che fare con tante vicende poco borghesi, dalla camorra ai combattimenti clandestini, rispetto al luogo in cui vive, Palazzo Palladini, e dopo tanti anni sicuramente ha capito qual è la via maestra e l’ha sposata in pieno, quindi è un personaggio che rappresenta anche un riscatto. Per quanto riguarda il supereroe oggi ci stupiamo della bontà, del buonsenso delle persone e quando sei normale diventi super, perché alla fine essere corretti, stare dalla parte del bene ci fa diventare speciali, quando dovrebbe invece essere la normalità. In “Un Posto al sole” i personaggi attraversano sia momenti bui che di grande positività, Franco ormai ha preso una precisa direzione, in base all’idea degli autori, e a me fa piacere interpretare  un uomo che trasmette dei messaggi di giustizia e di correttezza”.

In questo momento possiamo dire che sta vivendo un periodo abbastanza tranquillo, con il ritorno di suo figlio Nunzio a Napoli…

“Sì, è un momento di tranquillità ma sempre con grandi responsabilità, va in una direzione di solidità, sceglie le parole, è più asciutto ma ha comunque un peso importante, si inserisce nei contesti e nelle storie con una saggezza che prima non aveva. Ci sono delle narrative orizzontali e poi ogni personaggio ha dei momenti ciclici, come le onde, e diventa protagonista a staffetta della soap, passando da una storia all’altra. L’arrivo di Nunzio sta creando delle tensioni e pur non essendo suo figlio naturale Franco si rivede in lui. Da una parte capisce i suoi comportamenti, dall’altra cerca di correggere gli errori che lui stesso ha commesso in passato, cioè essere impulsivo, non volere avere dei limiti. Nunzio indossa il giubbotto di pelle, va in motocicletta, è testardo, arrabbiato con il mondo ed è interessante da un punto di vista attoriale perché ritrovo nelle storie di Nunzio quelle del mio personaggio. Di Franco però ce n’è uno solo… (sorride)”.

Quanto c’è di lei in Franco?

“Un Posto al sole è una serie molto speciale, intanto perché siamo arrivati a 5600 episodi, quindi cresci con il personaggio e viceversa. Gli autori spesso cercano di capire anche chi è Peppe Zarbo, quali sono le corde da suonare, c’è un interscambio continuo tra me e Franco, però faccio una vita diversa rispetto alla sua. Ho una moglie, dei figli, vivo a Londra, sono originario di Agrigento, ci sono dei tratti che mi appartengono, altri meno, dipende anche dalle storie. Sono sicuro però che tutti i miei colleghi sono innamorati del loro personaggio perché alla fine lo adotti, gli vuoi bene anche se sbaglia, se non condividi alcune scelte”.

Tra le tante differenti linee narrative di cui è stato protagonista, ce n’è una in particolare a cui è più legato?

“Ricordo con affetto tantissime scene, in particolare una è rimasta nella memoria del pubblico e nella mia: la fuga d’amore in moto a Stromboli con Angela (Claudia Ruffo, ndr), che stava per sposare Alessandro (Gianguido Baldi, ndr) e l’ha lasciato sull’altare. E’ una scena bella che si rifà al film “Il Laureato”. Ricordo anche i tanti attori con cui ho lavorato e con i quali abbiamo raccontato storie diverse. Questo personaggio è riuscito a farsi perdonare le cose spericolate che ha fatto ed è molto amato dagli spettatori. Me ne accorgo quando la gente mi ferma per strada”.

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Peppe Zarbo e Riccardo Polizzy Carbonelli – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Negli ultimi mesi è nato un rapporto di stima e di aiuto reciproco tra Franco e Roberto Ferri (Riccardo Polizzy Carbonelli), due personaggi che finora avevano avuto pochissimi occasioni di interazione…

“A Riccardo mi lega un’amicizia ventennale, ma in effetti Franco e Roberto non si erano mai incrociati se non per un saluto al volo ed è stato molto interessante. Nella serie ci sono due mondi, quello più chic dove si raccontano i ricchi, con personaggi che apprezzo moltissimo, che però è meno realistico rispetto a quello di Franco, Guido, Raffaele, e gli autori finora li avevano tenuti separati. Dopo 25 anni hanno deciso di mischiare le carte. Siamo riusciti a unire due stili di recitazione diversi, a trovare una linea comune credibile e in futuro li vedremo spesso insieme nelle storie. Mi incuriosisce anche il fatto che Franco metta un piede in quel mondo più patinato, è anche un’interazione attoriale interessante. Nonostante faccia lo stesso ruolo da anni ho grandi stimoli, infatti “Un Posto al sole” riesce sempre a stupirmi e la sua forza risiede in un team pazzesco di professionisti, con cui ci si capisce immediatamente, si lavora bene, si riescono a portare a casa le scene, anche perché non possiamo perdere tempo, andando in onda con un magazzino di puntate di quattro settimane. Quindi con la pioggia, il gelo, il covid, qualsiasi cosa possa accadere siamo sempre in prima linea a girare, lavoriamo e siamo felicissimi perché il pubblico ci premia”.

Lo testimoniano gli ascolti, con una media di 1 milione e 700 mila spettatori ogni sera…

“Soprattutto in questo periodo di ristrettezze, di pandemia, gli italiani hanno voluto “Un Posto al sole” nelle loro case e un’ulteriore conferma è arrivata con l’ipotesi dello spostamento di orario della soap e lo schieramento di personalità dello spettacolo, della politica che hanno detto no a questa idea. E’ un punto di riferimento per tante persone. Anche questa scelta di non parlare del covid, verso la quale all’inizio ero un po’ scettico perché la soap racconta la quotidianità, si è rivelata vincente. In effetti vedere tutti con la mascherina non avrebbe funzionato, invece è come se si andasse su una narrazione parallela, verso una vita normale a cui tutti vorremmo tornare. Inoltre c’è l’orgoglio per essere stata l’ultima produzione a chiudere per il lockdown e la prima a riaprire e a continuare”. 

Anche durante il lockdown avete tenuto compagnia al pubblico con “Un Po’ sto a casa” su Raiplay…

“Stavo a Londra, altri colleghi erano a Napoli, a Roma, in varie città italiane, con i telefonini ci filmavamo. Io ho girato un video nel sottoscala di casa, con della farina addosso per far finta che stessi facendo dei lavori, poi su whatsapp abbiamo inviato i filmati alla Rai e sono stati montati. E’ stato molto carino da parte della Fremantle pensare di rimanere vicino al nostro pubblico con “Un Po’ sto a casa””. 

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credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Che ricordo ha del suo primo giorno sul set di “Un Posto al sole”?

“Il mio primo giorno è stato una full immersion pazzesca, arrivavo dal teatro, dal cinema, dalle serie tv dove ci sono tempi più morbidi. Invece a Un Posto al sole i ritmi sono velocissimi, con diciotto scene al giorno, e tu magari ne hai dodici da girare… Conoscevo già alcuni colleghi come Marina Tagliaferri e Germano Bellavia, con cui ho frequentato il Centro Sperimentale a Roma. Io sono entrato nel cast alla fine della prima serie e ho dovuto recuperare tutte le scene che aveva fatto l’attore che aveva interpretato Franco prima di me, quindi è stato un super lavoro. Ho subito capito che a Napoli era possibile trovare un’armonia, che ti potevi lasciare andare, e che avevo a che fare con colleghi disponibili. Ho girato la prima scena a Villa Lauro, con me c’era Ida Di Benedetto (nel ruolo di Federica Palladini), con il Vesuvio, il Golfo, un incanto. Nella seconda invece dovevo placcare una sorta di rapinatore in un vicolo della città. Quando sono arrivato a Napoli ricordo che ho chiamato Germano Bellavia, con cui ero amico, lo sentivo spesso ma non lo vedevo da tre anni perché ero impegnato nella tournée teatrale con Michele Placido. E’ venuto a prendermi alla Stazione Centrale e mi ha portato a cena a Pozzuoli. Siamo entrati in questo ristorante e la gente gli chiedeva foto e autografi e io mi stupivo di quanto fosse conosciuto. Erano otto mesi che andava in onda la soap ed era già molto seguita. Io avevo fatto diversi spettacoli a teatro, ero stato al Sociale di Como, al Ponchielli di Cremona, avevo preso parte a film ma non avevo questa popolarità che ho acquisito recitando nella soap. Grazie a Rai Italia trenta milioni di italiani nel mondo seguono “Un Posto al sole” e ovunque vai ti riconoscono. E’ un programma che rappresenta una bella finestra per i connazionali all’estero”.

E’ stato diretto dal regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore nel film “L’uomo delle stelle”, che esperienza è stata?

“E’ stata una piccola partecipazione, ho girato tre giorni a Matera ma è stata un’esperienza bellissima. Tornatore è un grande regista. C’era questo piano sequenza che durava due minuti e mezzo e lui aveva un’attenzione su ogni battuta del personaggio. Nonostante fossimo trecento persone andava a dire a ciascuno come muoversi, cosa dire, a dettare i tempi. Mi sono reso conto cosa volesse dire lavorare nella grande industria del cinema”.

Recentemente invece ha preso parte a “L’incontro” di Salvatore Romano…

“E’ un film low budget di Salvatore Romano che è stato anche regista di “Un Posto al sole” e mi sono prestato in modo amichevole a parteciparvi. E’ stata un’esperienza interessante. Ho voluto interpretare un prete per trasformarmi un po’, infatti ha poco senso fare un personaggio simile a quello che già rivesti da tanto tempo. Abbiamo girato in Calabria, in un posto bellissimo. E’ un film religioso, on the road, che vede protagonista Paolo (Giuseppe Marvaso, ndr), che ha passato dieci anni in carcere in seguito all’investimento accidentale di una persona mentre faceva un furto, e a cui, una volta uscito, viene affidato il compito di riportare un grande crocefisso in una chiesa abbandonata”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Io sono anche produttore, ho una società di produzione con Francesco Vitiello, in collaborazione con Marzio Honorato. Abbiamo realizzato alcuni progetti ed è un settore che mi piace molto. Cerchiamo contenuti interessanti da sviluppare in termini di sceneggiatura. In particolare c’è una serie che vorremmo realizzare e due film. Questo periodo difficile che apparentemente ha bloccato tutto allo stesso tempo può essere utile per produrre, essere creativi, c’è grande fermento e voglia di fare. “Un Posto al sole” crea anche delle belle amicizie e poter lavorare e condividere esperienze con persone che conosci da tempo è fantastico”.  

di Francesca Monti

credit foto copertina Giuseppe D’Anna / Fremantle

Grazie a Stefania Lupi

 

 

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