La Toscanini torna a Milano e sceglie il TAM Teatro Arcimboldi Milano, nel primo di una serie di appuntamenti appositamente voluti per creare una consuetudine tra l’Orchestra e la città. E lo fa con un Direttore di fama internazionale, Omer Meir Wellber che è anche Direttore Musicale del Festival Toscanini di cui, nel giugno 2022, si svolgerà la prima edizione.
L’appuntamento con Milano, città nella quale Arturo Toscanini, durante i suoi anni alla Scala, diede forma alla figura del direttore d’orchestra come lo conosciamo oggi e trasformò l’opera da intrattenimento a forma d’arte, rientra nel progetto La Toscanini per Tutti – La Musica necessaria ovvero la realizzazione di una stagione diffusa volta a portare la musica anche oltre i tradizionali confini.
«Siamo particolarmente felici – spiega Alberto Triola, Sovrintendente e Direttore Artistico de La Toscanini – di riportare la Filarmonica Toscanini a Milano, in una sede simbolica della vita teatrale e musicale della città, con un programma molto ambizioso e di grande impatto popolare. Possiamo contare, sul podio, sulla presenza carismatica di Omer Meir Wellber, tra i direttori più ammirati e seguiti della sua generazione, con il quale la Toscanini ha intrapreso un rapporto artistico molto qualificante, che lo vede alla guida del neonato Festival Toscanini come Direttore Musicale».
Il programma si apre con Ciò che resta, brano del 2017 che inaugura la residenza artistica di Silvia Colasanti, e culmina con uno dei capolavori del repertorio sinfonico, la Sinfonia n. 4 in Sol maggiore di Gustav Mahler.
Sul podio Omer Meir Wellber, Direttore Musicale del Teatro Massimo di Palermo – reduce dal recente successo con i Vespri Siciliani che hanno aperto la stagione del teatro – musicista eclettico e dal profilo internazionale che non smette di stupire per le sue interpretazioni spesso fuori dagli schemi.
La voce solista è quella del soprano Adriana Gonzalez, vincitrice nel 2019 del prestigioso concorso di Placido Domingo Operalia.
«Ciò che resta è un precipitato della storia, del passato con cui si continua incessantemente a dialogare – ama ricordare la compositrice Silvia Colasanti – per infine comprendere a fondo la propria identità e il proprio presente».
Quasi un manifesto compositivo che si sposa perfettamente con la poetica mahleriana, la cui quarta sinfonia chiude mirabilmente il primo periodo della produzione sinfonica del grande compositore boemo. Un capolavoro assoluto del primo Novecento composta fra il 1899 ed il 1901.
«Il brano di Silvia Colasanti – spiega Omer Meir Wellber – ha molto a che fare con il brano di Mahler che andremo a suonare subito dopo perché entrambi parlano del rapporto tra la musica e il silenzio, offrendo al pubblico momenti di suggestione molto personali e intimi. Una delle eredità più importanti di Mahler, che caratterizza la sua musica in modo specifico, è infatti il rapporto tra la musica e la pausa, il silenzio. Una direzione che invita al minimalismo che la musica contemporanea sta affrontando anche a livello filosofico».
