Nicola Gratteri ospite di Pulp Podcast

Torna, dopo la pausa Natalizia, Pulp Podcast, il format condotto da Fedez e Mr. Marra,  con una nuova puntata. Ospite d’eccezione il magistrato specializzato in criminalità organizzata, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli, Nicola Gratteri.

Il dialogo si apre con una domanda diretta: “Cosa sta succedendo in Venezuela?”. Per Nicola Gratteri, l’attacco degli Stati Uniti e la successiva cattura di Nicolás Maduro rappresentano una chiara violazione del diritto internazionale. Secondo il magistrato, se l’obiettivo reale fosse stato il contrasto al narcotraffico, Trump sarebbe dovuto intervenire nei tre principali Paesi produttori di cocaina: Colombia, Bolivia e Perù.

Gratteri smonta anche la narrazione propagandistica del presidente americano come colui che ha liberato un paese dalla Tirannia: “Premesso che Maduro è un dittatore” e non sa nemmeno cosa sia la democrazia afferma, sottolinea l’incoerenza dell’azione statunitense e il ruolo marginale dell’Europa, definita “una colonia”, non uno Stato federale, dunque con poca voce in capitolo.

Interrogato sul rapporto tra Italia e Stati Uniti, il magistrato osserva che storicamente siamo debitori, ma oggi dobbiamo essere indipendenti, ricordando come Trump abbia messo in discussione la NATO chiedendo ai Paesi membri un contributo pari al 5% del PIL. Bisogna diventare federali per poter interloquire alla pari. Tra i temi affrontati c’è anche il caso di Rafael Ramírez, rifugiato politico del governo Maduro in Italia.

Incitato da Fedez sul tema delle mafie e del traffico di cocaina, Gratteri individua due livelli di intervento: un piano nazionale e uno internazionale. Sul primo è netto: la storia insegna, sin dall’Unità d’Italia del 1861, che il potere ha bisogno della mafia. Sul secondo richiama il suo libro “Oro bianco”, in cui racconta un sogno utopico per sconfiggere il traffico. “L’ONU dovrebbe scendere dal trentesimo piano del grattacielo di New York, andare sulla terra rossa della foresta dell’Amazzonia e trattare direttamente con contadini produttori di cocaina per convertire le colure, ad esempio da piante di coca a piante di caffè, dando la differenza di prezzo tra quello del caffè e quello della cocaina». Un’ipotesi che, ammette, nessuno dei tre principali Paesi produttori accetterebbe di vedere militari ONU sui loro territori.

Nel corso della puntata viene chiesto al procuratore di ricostruire il viaggio di una partita di cocaina dal Sud America all’Europa, tra rotte, metodi e interessi economici. Gratteri distingue il piccolo ed il grande traffico: il primo avviene tramite ovulatori o trolley, il secondo attraverso container carichi di panetti marchiati direttamente “in cucina”, per evitare che durante il viaggio la merce venga sostituita. Gratteri spiega nl dettaglio tutti i vari passaggi e soprattutto come i trafficanti si stiano evolvendo, se un tempo ad esempio i pagamenti con bitcoin (moneta elettronica) non venivano effettuati, oggi questo avviene e s’incomincia a comprare anche attraverso il dark web, che sarà il futuro anche per questi traffici.

Ampio spazio è dedicato infine al fentanyl, la cosiddetta “droga degli zombie”, prodotta in Cina e diffusa dai cartelli messicani negli Stati Uniti perché “costa meno della marijuana” e attecchisce in un contesto di povertà molto più diffusa di quanto si pensi. In Italia, spiega Gratteri, le tracce sono ancora limitate, ma stanno iniziando a mescolarla in piccole quantità alla marijuana per creare dipendenza. La parte con Gratteri si chiude con una domanda sull’eventuale ingresso in politica. «Non sono un uomo di mediazione», risponde Gratteri, che sul referendum in quanto uomo di legge si schiera decisamente per il No.

Nella seconda parte della puntata, un approfondimento sulla situazione in Venezuela con David Puente, vicedirettore di Open, e Raffaele Giuliani. Il confronto affronta in modo critico il tema della propaganda e della narrazione che celebra l’intervento di Trump contro una dittatura, aprendo una riflessione sulle conseguenze più ampie di questo approccio. Stiamo legittimando l’intervento delle superpotenze negli affari interni di altri Paesi? Quali scenari potrebbero aprirsi, ad esempio, nel caso della Groenlandia? E quale sarebbe la posizione dell’Europa? La discussione si estende anche al ruolo dell’Italia e del governo Meloni, senza tralasciare il tema della NATO. Una puntata ricca di analisi, domande scomode e riflessioni di ampio respiro per PULP Podcast.

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