“E’ un personaggio realmente esistito a cui mi sono approcciato con grande delicatezza e facendo un passo indietro”. Vincenzo Ferrera, nella serie in due puntate “Morbo K. Chi salva una vita salva il mondo intero” con la regia di Francesco Patierno, una coproduzione Rai Fiction-Fabula Fiction-Rai Com, in onda su Rai 1 in prima serata, martedì 27 e mercoledì 28 gennaio, dà volto e cuore al Professor Matteo Prati, primario dell’ospedale Fatebenefratelli, un medico esperto e dal forte senso morale, che finisce nel mirino del temibile ufficiale della Gestapo Kappler (Christoph Hulsen) e mette in pericolo sé stesso e la sua famiglia. La moglie, all’ottavo mese di gravidanza, vorrebbe rifugiarsi con lui e gli altri due figli in Vaticano, ma Prati farà tutto il possibile per i suoi ideali.
La serie è ambientata a Roma nel settembre 1943. Kappler, capo delle SS di stanza a Roma, minaccia la comunità ebraica chiedendo un tributo in oro per non essere deportati. Mentre gli ebrei romani si interrogano su cosa fare, il professor Prati intuisce le vere intenzioni del colonnello tedesco e riesce a trasferire alcune famiglie ebree in un reparto speciale, salvandole di fatto, da un atroce destino. Per evitare che i nazisti raggiungano l’Isola Tiberina, il medico ha la brillante idea di inventare un virus altamente contagioso che si sta diffondendo rapidamente, il letale “Morbo K”, e chiunque mostri i sintomi deve essere isolato per evitare l’epidemia.
Tra le famiglie ebree care al direttore, c’è anche quella di Silvia Calò (Dharma Mangia Woods), una giovane dal grande talento artistico che si innamora di Pietro Prestifilippo (Giacomo Giorgio), assistente di Prati. La morsa sugli ebrei romani del ghetto, intanto, si stringe sempre di più. Il 16 ottobre del 1943, i cinquanta chili d’oro sono già nelle casse dei nazisti, ma Kappler ordina ugualmente il rastrellamento degli ebrei del ghetto. I soldati tedeschi riescono a caricare 1.259 persone della comunità sui treni destinati ai lager. Il destino di Silvia, Pietro e del professor Prati si consumerà nelle ultime drammatiche ore prima che quel treno lasci Roma.

Vincenzo, in «Morbo K. Chi salva una vita salva il mondo intero» interpreta il professor Prati, come si è approcciato a questo personaggio e a questa storia?
“Nella miniserie interpreto il Professor Prati, un personaggio realmente esistito a cui mi sono approcciato con grande delicatezza e facendo un passo indietro”.
Che sfida ha rappresentato per lei portare sul piccolo schermo il professor Prati?
“Penso che dal momento stesso in cui decidiamo di fare questo mestiere sia una sfida cercare di interpretare al meglio ogni personaggio che ci viene affidato. Personalmente non c’è un ruolo che abbia più importanza di un altro”.
“Chi salva una vita, salva il mondo intero” tratta dal Talmud ebraico è una frase che sottolinea il valore della vita, del quale però spesso alcune persone sembrano non ricordarsi se guardiamo a quanto accade oggi nel mondo …
“E’ un concetto molto importante e ce ne accorgiamo anche oggi. Ciò che denota la società attuale è l’indifferenza, stiamo vivendo tempi bui come quelli della Seconda Guerra Mondiale”.
Il Professor Prati cerca anche di difendere i propri ideali. Quali sono quelli che ispirano la sua vita?
“Cerco di vivere la mia esistenza provando ad essere una persona perbene, a volte ci riesco altre no. In primis penso alla salute di mio figlio e spero che possa essere felice”.

Sul set della miniserie ha ritrovato Giacomo Giorgio con cui ha già avuto modo di lavorare in “Mare Fuori”, “Belcanto” e “Sopravvissuti” …
“Con Giacomo Giorgio si è creata una grande sinergia. Abbiamo fatto tanti progetti insieme, ormai ci conosciamo a memoria (sorride)”.
Quale è stata la scena emotivamente più complessa da interpretare?
“Sicuramente la scena che mi ha emozionato di più è stata quando i tedeschi entrano nell’atrio dell’ospedale Fatebenefratelli dove è accaduta veramente questa storia. Quando ho visto i cani e il gerarca nazista Kappler in quegli stessi posti mi si è gelato il sangue”.
«Morbo K. Chi salva una vita salva il mondo intero» è stato l’ultimo progetto girato da Antonello Fassari. Le va di regalarci un suo ricordo?
“Ho girato pochissime scene con Antonello Fassari, ma ricordo la sua assoluta disciplina. Mi sono reso conto che era un grande attore, a tutto tondo, che sapeva toccare le corde sia delle commedia che del dramma”.

Quale funzione possono avere le arti nel preservare la Memoria e far conoscere le storie di grandi e coraggiosi uomini come Giovanni Borromeo, medico a cui è ispirato il personaggio del professor Prati?
“Le arti, nel loro piccolo, possono avere una funzione di presa di coscienza da parte dello spettatore. La storia che raccontiamo in “Morbo K” non è presente nei libri di scuola, non l’abbiamo mai studiata, quindi è un arricchimento anche per le nuove generazioni che hanno così modo di conoscere una vicenda molto importante di quell’epoca”.
In quali progetti la vedremo prossimamente?
“Tornerò a vestire i panni di Beppe Romano nella nuova stagione della serie “Mare Fuori” che uscirà il 6 marzo”.
di Francesca Monti
credit foto ufficio stampa Rai
Si ringrazia Mary Calvi
