A venti anni di distanza dal suo ultimo album di inediti, Riccardo Cocciante pubblica “Ho vent’anni con te” (Sony Music Italy/Boventoon), in uscita venerdì 13 marzo. Un racconto che si configura come una sintesi emotiva dei suoi ottant’anni di esperienze, dove vita e amore restano temi centrali, evocati attraverso ballate malinconiche, atmosfere musicali suggestive e metafore poetiche e simboliche. Il suo testamento artistico risiede nella sua stessa vita, raccontata attraverso le allegorie descritte nei suoi brani. Il punto di vista è quello di una maturità consapevole, che non rinnega il passato ma lo abita, lo rilegge e lo trasforma in esperienza. La musica, inoltre, non ha un semplice ruolo di accompagnamento, ma è parte essenziale del progetto. Ogni brano è stato registrato in presa diretta: i musicisti hanno suonato mentre la voce veniva cantata nello stesso momento, proprio come accade durante un’esibizione dal vivo. Tra gli autori con cui il Maestro ha collaborato nel disco ci sono Luc Plamondon, Pasquale Panella, Mogol, Beppe Dati, ed è presente anche la traduzione in italiano di una canzone della celebre scrittrice Françoise Sagan, “Un uomo in armi”.
“La mia musica non appartiene a ciò che oggi è dominante, ma anche quando scrissi “Margherita”, ad esempio, non era affatto in linea con quella del periodo. All’epoca c’era una forte tendenza politica nei brani e mi sembrava impossibile che il mio messaggio potesse arrivare. Invece ha avuto un grande successo. Questo mi ha insegnato che devo fare sempre quello che amo. Anche Notre Dame de Paris all’inizio non c’era la sensazione che potesse ottenere il riscontro che invece ha avuto. Arrivato a questa età posso permettermi di scegliere e non stare dietro alla discografia che a volte non consente di esprimerti come vorresti, perchè sembri démodé in questo mondo. Il fatto di non essere mai stato di moda fa sì che io esista ancora”.

Nel tempo le canzoni di Riccardo Cocciante sono state spesso reinterpretate da altri artisti: “Un brano, se ha valore, deve continuare la sua vita e io sono felice quando un altro artista ne propone un’interpretazione diversa. Ringrazio Laura Pausini che ha preso Io canto, che non ho mai reputato tra i più importanti pezzi della mia carriera, e lo ha reso ancora più bello e frizzante. Penso anche a quando ho cantato “Era già tutto previsto” con Irama o alla versione di Leo Gassmann e Aiello che mi è piaciuta molto. E’ bello confrontarsi con le nuove generazioni, è un imparare reciproco. Quando un artista giovane si avvicina e dice che vuole cantare una mia canzone lo considero un regalo”.
“Era già tutto previsto” è anche presente nella colonna sonora di “Parthenope” di Paolo Sorrentino: “Grazie al film questa canzone è rifiorita. Io l’ho sempre amata e cantata nei concerti, ma non era mai stata pubblicata come singolo. Sono felice che sia amata dalle nuove generazioni”.
Una carriera lunga e costellata di successi, in cui il Maestro è riuscito sempre a restare coerente con la propria cifra stilistica: “La longevità è amare il proprio tempo pur rimanendo fedele a me stesso. Non è tutto da buttare, in ogni epoca ci sono state cose brutte e due-tre perle qua e là. Così nella musica, bisogna proporre, sperimentare, cercare e poi arrivano delle chicche. E’ bello vedere che ci sono nuove voci che portano novità. Amo la musica che arriva come un pugno, non mi interessa ciò che è troppo morbido o accomodante. Non mi sono mai reputato romantico, il mio è un rock-mantico, c’è qualcosa di roccioso nella mia espressione. Anche i sentimenti vengono espressi con una specie di durezza. “Bella senz’anima” era un pugno totale che poteva piacere o meno ma volevo esprimermi così, era una protesta. Sono genuinamente e ingenuamente vero”.
Il disco “Ho vent’anni con te” parla del tempo e di come l’essere umano lo attraversa, lo subisce e, a volte, riesce a ingannarlo: “Alla mia età si comincia a pensare al tempo che passa, a quello che resta da vivere, ad assaporare le cose belle. Il tempo è spietato e lo dico in Ho vent’anni con te ma anche nell’ultimo brano, Il pensiero che resta. Ogni artista, in fondo, spera di lasciare qualcosa oltre la propria vita. Forse questo disco è proprio ciò che resta dopo tanti anni di vita e di musica”.

Nel brano “Ho vent’anni con te” Cocciante canta “quando morirò parlerà il mio cuore nel solco della terra”: “Non è un testamento malinconico o pieno di rimpianto. È gioioso, nasce dalla consapevolezza che la nostra vita è limitata e quindi cerchiamo di viverla nel miglior modo possibile. Trovo bellissima l’idea di andare piano piano verso le stelle, verso un altro mondo, mi ricorda la fine di Notre Dame de Paris, con Quasimodo che non può pretendere niente dalla vita ma gli rimane solo la possibilità di andare oltre e cercare di realizzarsi in un’altra dimensione”.
Il titolo del disco potrebbe indicare un desiderio di tornare indietro nel tempo: “Non ho mai voluto ringiovanirmi. Cerco di riscoprire un pezzo come se fosse nuovo, è sempre stato il mio modo di lavorare. Le canzoni devono vivere nel presente e devono essere essenziali. Ho vent’anni con te significa tornare all’essenza. Il mio sogno è scrivere un brano con tre parole soltanto, con una musica minimale”.
I dodici brani che compongono il disco sono stati scritti in tempi diversi: “Ho vent’anni con te è un pezzo che risale a molto tempo fa, aspettavo solo il momento giusto per farlo uscire. Queste canzoni sono nate in momenti differenti, poi a un certo punto ho scelto quelle da inserire nel disco che arriva a venti anni di distanza dall’ultimo. Ottanta anni sono tanti e devi dire qualcosa, non ho mai sperato di arrivare a quest’età e aver ancora questa voce, esistere, fare dei concerti non è scontato. E’ anche un ringraziamento per esserci. Vorrei dire di più e forse dopo questo album ne farò ancora perchè sento il bisogno di esprimermi attraverso la musica”.
Tra le tracce del disco c’è “Polaroid”, un blues che mette in luce i suoni in presa diretta della band e ricorda, attraverso l’immagine delle polaroid, una persona amata che se n’è andata, lasciando segnali di un possibile ritorno e di un legame che non è completamente spezzato: “E’ un divertissement, ma ci sono alcuni accenni a Sapore di mare di Gino Paoli. Le polaroid sono demodé ma rappresentano dei bei ricordi. Questo disco è stato registrato con musicisti veri. Per me la musica dovrebbe nascere sempre così. C’è un’interazione tra il cantante e i musicisti che forse nelle nuove produzioni non è più presente perché è tutto più artificiale e costruito”.
“Vai lupo, corri!” è invece un brano di fuga e sopravvivenza, dove il lupo diventa metafora di coraggio, resistenza e libertà che sfugge alla minaccia: “Stiamo vivendo un momento storico non facile. Questo brano rimanda al tema della violenza sulle donne, purtroppo sempre attuale, ma al contempo mi allaccio anche a quello che è successo a Yellowstone. Nel parco americano sono stati prima eliminati tutti i lupi e la vegetazione è cambiata, poi sono stati reintrodotti in natura e l’equilibrio si è ricostituito. Anche gli animali che ci sembrano nocivi in realtà sono utili alla catena umana. Stiamo squilibrando questa armonia e ne pagheremo il prezzo”.


Oltre al nuovo album di inediti, Riccardo Cocciante celebra la sua carriera e i suoi ottanta anni con il docufilm “Il mio nome è Riccardo Cocciante” andato in onda il 4 marzo in prima serata su Rai1 e disponibile su Rai Play, un attesissimo tour da solista “Io… Riccardo Cocciante nel 2026” e, a quasi 25 anni dalla prima messa in scena italiana, il ritorno nei teatri d’italia l’opera popolare moderna “Notre Dame de Paris”, di cui è autore delle musiche.
L’artista tornerà nell’estate 2026 con una nuova tournée, prodotta da Vivo Concerti, in alcune delle più suggestive location open air. Il tour partirà il 20 giugno dal Parco San Valentino di Pordenone, proseguirà il 25 giugno in Piazza San Marco a Venezia, per poi fare tappa il 30 giugno al Teatro Greco di Siracusa, il 4 luglio all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, il 6 luglio al Circo Massimo di Roma, il 14 luglio a Villa Erba di Cernobbio, il 20 luglio al Castello Carrarese di Este, il 26 luglio in Piazza Martiri a Teramo, l’1 agosto all’Anfiteatro Tharros di Cabras, l’11 agosto al Teatro al Castello di Roccella Jonica (RC), il 23 agosto al Parco Archeologico di Egnazia a Fasano, il 29 agosto al Music City di Riccione, il 3 settembre all’Anfiteatro dell’anima di Cervere, il 9 settembre al Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano, e concludersi il 12 settembre al Sferisterio di Macerata, il 19 settembre all’Unipol Forum di Milano e il 27 settembre all’Arena di Verona.
di Francesca Monti
credit foto Attilio Cusani
