“È stato ed è un viaggio che non si conclude mai, alla scoperta di questo personaggio davvero molto bizzarro, sfaccettato, pieno di contraddizioni”. Marco Imparato è protagonista di “Sherlock Holmes – Il Mastino dei Baskerville” di Sir Arthur Conan Doyle, con la regia di Anna Masullo, in scena al Teatro Ciak di Roma fino a domenica 22 marzo.
Nel 1893 Sir Arthur Conan Doyle fece morire Sherlock Holmes nel racconto Il problema finale, facendolo precipitare dalle cascate di Reichenbach insieme al suo acerrimo nemico Moriarty. La reazione del pubblico fu senza precedenti nella storia della letteratura popolare: una vera e propria sommossa culturale. Nacque così uno dei primi esempi di fandom moderno. Spinto da questa pressione emotiva collettiva, Doyle riportò in scena Sherlock Holmes con Il Mastino dei Baskerville, considerato uno dei capolavori della letteratura holmesiana.
Una maledizione grava sull’antica famiglia Baskerville, il cui maniero si affaccia sulla brughiera di Dartmoor: uno spazio primordiale e ostile, dove la superstizione sembra naturale e la ragione fatica a imporsi. Ululati terrificanti e l’apparizione di un gigantesco mastino alimentano il mito del “demonio della brughiera”. In questo territorio lontano dalla civiltà, la paura diventa strumento di dominio e la leggenda prende il posto dei fatti.
In scena, Watson (Guido Targetti) assume il ruolo di testimone emotivo del racconto, mentre Holmes (Marco Imparato) incarna una razionalità rigorosa che interviene a dissipare le paure degli abitanti. Tuttavia, la vittoria della logica non è mai trionfale: fino all’ultimo istante l’esito dell’indagine resta incerto, perché anche Sherlock Holmes sa che, di fronte alla paura, la ragione può vacillare.

Marco, è in scena al Teatro Ciak di Roma con “Sherlock Holmes – Il Mastino dei Baskerville”, che viaggio è per lei vestire i panni di Sherlock Holmes?
“È stato ed è un viaggio che non si conclude mai, alla scoperta di questo personaggio davvero molto bizzarro, che ha più livelli, è sfaccettato, pieno di contraddizioni e di dogmi assoluti e iconici. Mi sono interfacciato con tutte queste sue varie sfumature. Insieme alla regista Anna Masullo, abbiamo cercato di dare al carattere di Sherlock Holmes che è molto serioso e allo stesso tempo folle, anche una certa umanità, facendo emergere le sue imperfezioni, i suoi tratti un po’ goffi, ironici, comici, per renderlo più vicino alla gente”.
Sherlock Holmes infatti incarna la razionalità che cerca di eliminare le paure delle persone …
“Insieme a questa razionalità accesissima era giusto dargli anche il suo esatto contrario, cioè una follia incontrollata, e far sì che questi due emisferi viaggiassero parallelamente”.
Lo spettacolo ci ricorda che la paura è utilizzata come strumento di dominio sugli abitanti ed è quello che accade anche oggi in tanti Paesi del mondo …
“Assolutamente sì. La paura come forma di controllo è un tema purtroppo sempre attuale a vari livelli. Nello spettacolo si racconta una leggenda in un’atmosfera quasi mistica, sovranaturale, ma è uno schema che possiamo ritrovare anche nella realtà odierna sul piano politico e sociale. Attraverso questa storia il pubblico può fare una riflessione su di sé e su ciò che lo circonda. E’ la funzione del teatro”.

Nella foto Marco Imparato e Guido Targetti
Riguardo Sherlock Holmes – Il Mastino dei Baskerville, considerato uno dei capolavori della letteratura di Doyle, che cosa ti affascina di più di quest’opera?
“Mi affascina di quest’opera, ma in generale di questa serie di racconti con protagonista Sherlock Holmes, per quanto molto diversi tra loro, compreso anche Uno studio in rosso che è stato il primo, la narrazione e il modo in cui leggendo il romanzo inizi a entrare nell’atmosfera di quella storia. Ad esempio di Uno studio in rosso mi era piaciuto moltissimo il fatto che parlasse di fatti concreti, di indagini, accompagnati a descrizioni poetiche, molto cinematografiche. Questo accade anche ne Il Mastino dei Baskerville, dove l’ambientazione è più dark, gotica, misteriosa, ma vieni trasportato all’interno della brughiera, della nebbia, in modo coinvolgente”.
Oltre ad essere un bravo attore, sei anche cantante, bassista e tastierista dei Dadamatto. Ci racconti com’è nato questo gruppo e qualcosa in più sul vostro sesto disco, Gli Innamorati?
“Siamo amici da quando eravamo bambini e suoniamo insieme da moltissimo tempo. Il primo album risale al 2007, cantiamo testi in italiano e la nostra musica è una contaminazione di vari generi. “Gli Innamorati” è il nostro sesto disco in cui raccontiamo l’amore in tutte le sue sfaccettature, compresa anche la mancanza o la fine di questo sentimento. Lo abbiamo pubblicato nell’autunno del 2025 e lo presenteremo con dei live in giro per l’Italia”.
Sappiamo che qualche anno fa hai accompagnato in tour Maria Antonietta, che ha preso parte a Sanremo 2026 con Colombre (fratello di Marco Imparato, ndr) …
“Suono da sempre, da quando ero bambino, così come mio fratello e tutto il nostro gruppo. Ho suonato la batteria nel primo disco solista di Colombre e ho dato una mano anche alla costruzione delle canzoni di Maria Antonietta e prodotto, arrangiato il suo album Sassi, mentre lei ha curato il nostro artwork. Insomma, abbiamo sempre collaborato insieme ai nostri progetti”.
Riprenderai l’Oreste di Euripide a teatro? Che cosa c’è in cantiere?
“Probabilmente riprenderemo l’Oreste per la regia di Alessandro Machìa quest’estate nei vari teatri, anche di pietra, sparsi in tutta Italia. Ho poi iniziato le prove de La Mandragola di Macchiavelli per la regia di Guglielmo Ferro, con cui debutteremo al Teatro Quirino di Roma il 7 aprile”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Alessia Ecora
