Cosa si nasconde sotto le acque del Mediterraneo? Quali specie animali lo popolano? E da cosa sono minacciate?
Lo spiegherà WWF Italia martedì 18 luglio a Milano, in Piazza Gae Aulenti con l’evento: UnderWater: il Mediterraneo a Milano.
UnderWater si inserisce all’interno della Campagna #GenerAzioneMare ed è reso possibile grazie alla collaborazione con UniCredit che da quest’anno ha deciso di sostenere i progetti di conservazione per la difesa del Mediterraneo.
Sono due i prodotti finanziari che UniCredit ha dedicato per la salvaguardia del mare: la carta di credito UniCreditCard Flexia WWF e la prepagata con IBAN Genius Card WWF.
Gli oceani ricoprono i 2/3 del nostro pianeta e se fossero un Paese, sarebbero la settima economia più grande al mondo, per un valore complessivo di 24.000 miliardi di dollari.
Un valore enorme fatto di pesca, acquacoltura, turismo, istruzione, commercio, ma anche di azioni fondamentali alla nostra sopravvivenza, come il sequestro del carbonio dall’atmosfera.
Eppure questo straordinario “fondo di ricchezza comune” oggi è costantemente eroso e minacciato dalle azioni umane.
Investire nello sviluppo sostenibile, combattere i cambiamenti climatici e lavorare per la conservazione degli habitat e il recupero degli stock ittici è l’unica strada perseguibile per difendere il nostro capitale blu.
Il Mediterraneo è un mare di eccezionale bellezza, ma anche un mare ricco di storia e di culture. Collante di tre continenti (Asia, Africa e Europa), è un mare che racchiude in sè sintesi e complessità fisica, geografica, ma anche di flora e di fauna.
Tra i tanti Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, l’Italia è sicuramente uno di quelli più ricchi in termini di biodiversità marina: delle 17.000 specie attualmente scoperte, il 10% esiste esclusivamente nei mari italiani, mentre delle 10 specie di Cetacei presenti con popolazioni nel Mar Mediterraneo, ben 8 possono essere considerate anche nelle acque italiane (balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio), senza contare i sistemi dunali di sabbia, che occupano più di 3mila km di costa.
I prossimi 20 anni vedranno una vera e propria corsa all’oro nei mari del Mediterraneo: è il risultato della prima analisi svolta nel bacino sugli scenari di sviluppo di tutte le attività produttive. Lo studio MedTrends analizza 10 settori economici marittimi chiave, illustrando e mappando il loro stato attuale e le tendenze future di sviluppo (fino al 2030), i fattori che li guidano, le loro interazioni e i relativi impatti ambientali.
Attualmente, oltre il 20% del Mediterraneo è dato in concessione per l’industria petrolifera e del gas e la produzione entro il 2030 di gas offshore verrà quintuplicata, soprattutto nell’area orientale del bacino. Per l’Italia sono previste 40 istanze di permesso di Ricerca e 9 istanze di Coltivazione e le zone più interessate sono il medio e basso Adriatico, il Canale di Sicilia e la Sardegna occidentale. Il tasso di sviluppo del trasporto marittimo cresce ogni anno del 4%.mentre in Italia il trend prevede che dai 10 milioni di container standard si passi a 12,5 milioni entro il 2020 e ai 17,5 entro il 2030. Il turismo prevede oltre 500 milioni di arrivi internazionali entro il 2030 mentre i crocieristi che sbarcano in Italia potrebbero superare i 17 milioni entro il 2020 e salire fino ai 24 milioni entro il 2030. L’urbanizzazione costiera, che oggi già compromette gran parte del paesaggio mediterraneo, invaderà oltre 5.000 km di costa entro il 2025 e solo in Italia si rischia un consumo di suolo di 10 km all’anno. Anche l’acquacoltura crescerà del 112% entro il 2030 (paesi UE) così come la pesca ricreativa. L’unico settore a mostrare una tendenza al calo è quello della pesca professionale: oggi oltre il 90% degli stock ittici pesce è eccessivamente sfruttato e la tendenza degli altri settori come l’attività mineraria marina e l’estrazione di petrolio e gas chiaramente avranno un ulteriore impatto negativo su di esso.
