Oggi saliamo a bordo del mitico Trenino Rosso del Bernina per ammirare dal finestrino gli incantevoli paesaggi montani, tra Svizzera e Italia. Io ho fatto questo viaggio in primavera ma sono posti splendidi in qualsiasi stagione. Abbiamo raggiunto in pullman Saint Moritz, la città dal “clima champagne”che accoglie i visitatori con il sole e il vento frizzante proveniente da Maloja. Si dice ci siano all’anno ben 322 giorni di sole che, per questo, è diventato il logo ufficiale del comprensorio turistico “Engadin / St. Moritz”.
Grazie alla lingua romancia, alla vicinanza con l’Italia e al fatto che la maggior parte della popolazione locale è di lingua tedesca, a St. Moritz si incontrano tre culture. Originariamente, il luogo deve la sua importanza alle sorgenti termali conosciute da oltre 3.000 anni. Oltre alla sua bellissima posizione al di sopra e accanto al lago, St. Moritz offre un mix di natura, cultura, sport, attività e tranquillità. St. Moritz è stato luogo di nascita del turismo alpino invernale (1864) e degli sport alpini (1884), nonché teatro di due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali (1928 e 1948) come pure di molti campionati del mondo di sci e bob.
Visitiamo il St.Moritz Dorf, il centro della città, dove si trovano il Museo di Segantini, il Museo Engadinese, la Chiesa Evangelica, la torre pendente di San Maurizio, poi prendiamo una cioccolata alla pasticceria Hanselmann (Saint Moritz è famosa anche per il buonissimo cioccolato svizzero e per la torta engadinese con ripieno di noci) e passeggiamo a Saint Moritz Bad, lungo il lago omonimo, immersi tra neve e natura.
Arriviamo quindi alla stazione e finalmente saliamo a bordo del Trenino Rosso.
Il primo paese che incontriamo è Pontresina, la cui fama si deve a Clara Chris, giovane ed intraprendente imprenditrice che iniziò quasi per gioco ad affittare le stanze in esubero della propria dimora. In realtà lo scopo non era tanto lavorativo quanto invece dettato dal desiderio di accasarsi e trovar marito. Ebbe fortuna e lanciò il turismo ai piedi dei famosi ghiacciai, meta degli alpinisti provenienti da tutta Europa.
Davanti ai nostri occhi si apre lo spettacolo dell’incontaminata Val Rosegg, la terra delle cince, ammirabile dall’alto delle carrozze trainate dai cavalli o apprezzabile durante una bella passeggiata oppure una ciaspolata invernale. A Pontresina si trova anche il parco avventura nel bosco, dove i turisti, imbragati e protetti dai caschetti, possono volare aggrappati ad una liana da albero ad albero.
Si passa poi per Morteratsch, la lingua del ghiacciaio Bernina. La leggenda ricorda un amore sfortunato tra la dolce Teresa e il pastorello Eratsch, in effetti il ghiacciaio porta con sé una sorta di malinconia, ma anche di pace e tranquillità. Tappa successiva è il Bernina Diavolezza.
La funivia che fa da sfondo alla fermata è aperta tutto l’anno, d’inverno per gli sciatori, d’estate per gli amanti dal trekking. Dopo la risalita di circa 800 mt di dislivello con la funivia ci si gode un panorama mozzafiato sulla catena del Bernina o ci si rilassa nella vasca idromassaggio esterna posta a circa 3000 mt di altezza: la più alta d’Europa.
Superato il Lago Bianco e il Lago Nero, il treno giunge con una fermata a richiesta alla sosta di Bernina Lagalb, stazione sciistica e ferroviaria ideale per gli amanti dello sci. Ed eccoci finalmente all’Ospizio Bernina, il punto più alto della linea del Bernina, 2253 m slm. Davanti ai finestrini appare il famoso Lago Bianco, una diga ad alta quota che riposa ai piedi del ghiacciaio Piz Cambrena da cui riceve acqua pura e chiara che gli dona un colore unico, da contrapporre al Lago Nerodi origine naturale da qui poco distante.
Tra i due laghi la stazione Ospizio Bernina, leggermente più bassa del Passo stradale (2330m), ci ricorda attraverso alcune fotografie d’epoca, la storia degli albori di questa linea.
Lasciata alle spalle la piana di Cavaglia il trenino s’inerpica sul monte compiendo altri 300 m di dislivello e regalando ai viaggiatori, tra una galleria e l’altra, l’immagine incantevole del laghetto Palù, con l’acqua color verde che crea magici contrasti con la neve bianca.
Si giunge quindi alla stazione di Alp Grum, una sosta indicata per gli amanti dell’escursionismo o delle fotografie. Una scritta giapponese è collocata all’angolo dell’edificio della stazione:
Svizzera/Giappone. Linea ferroviaria Tirano/St Moriz – ferrovia Hakone /Tozan. Il ricordo di un gemellaggio tra due mondi iniziato negli anni venti con un viaggio in avanscoperta di attenti giapponesi e ufficializzato negli anni ’70.
Lasciato alle spalle Poschiavo, il trenino rosso s’inerpica sul versante della montagna e inizia il suo viaggio tra ponti e gallerie, intraprendendo un “andamento a chiocciola”. Al buio dei tunnel il treno compie un giro di 180° e, senza accorgersene, all’uscita ecco che il panorama che prima ci abbracciava sulla destra ora è alla nostra sinistra. Via via si incontrano piccole e folkloristiche stazioni, Cadera, Stablini, lungo l’antico sentiero del vino, dove nel passato carovane di cavalli e buoi si davano il cambio per trasportare nelle some l’oro di un tempo: il vino eroico di Valtellina, da vendere oltre confine o donare a personaggi illustri. A Cavaglia, nome che ricorda il torrente Cavagliasco che scorre lungo la piana prima di gettarsi nel fiume Poschiavino a fondovalle, inizia una piacevole escursione, indicata da maggio ad ottobre, alle porte del “giardino dei ghiacciai”dove curiose scale conducono il nostro sguardo sul promontorio di Puntalta. È lo spettacolo delle famose “marmitte dei giganti”. 28 piccole e grandi buche nel terreno, gioielli naturalistici, frutto delle glaciazioni susseguitesi nei millenni dopo lo scioglimento del ghiaccio che ha lasciato come unico ricordo odierno lo spettacolo del Piz Palù. Tra una marmitta e l’altra è possibile incontrare la tipica e protetta flora del luogo: il biotopo. Capoluogo della Valposchiavo l’omonimo borgo propone ai turisti interessati ad una sosta culturale numerosi musei di grande interesse: il museo poschiavino, ospitato presso Palazzo De Bassus-Mengotti, offre un salto nella storia della vita contadina di un passato nemmeno così lontano. Il viaggio continua a Casa Tomé dove si apre di tanto in tanto una piacevole parentesi culinaria in quanto sede di attività legate alla cucina tradizionale. Casa Console è la sede di una pregiata collezione di dipinti romantici tedeschi e svizzeri, un palazzo di pregevole bellezza che si somma al quartiere spagnolo, ormai simbolo della cittadina, un’imponente schiera di edifici signorili sorti nella seconda metà dell’Ottocento per volontà dei pasticceri emigranti.
Il treno riparte e dopo avere costeggiato nei primi chilometri la strada cantonale 29 si addentra nella splendida Val di Pila. Superata “Miralago”, il treno si rispecchia nelle acque del lago di Poschiavo, di origine antica, attorno al quale è possibile passeggiare e godersi la brezza del tipico venticello di 1000 m. All’inizio del lago è situata la chiesetta medievale di San Remigio, posta a 1700 m di altezza e visibile guardando in alto sullo sperone della montagna. Si giunge quindi davanti all’hotel Le Prese, alloggio prediletto del filosofo Friedrich Nietzsche.
Arrivati a Brusio, luogo simbolo del centenario del trenino rosso del Bernina, il treno inizia la sua “corsa” verso il cielo, passa sotto la quarta campata del viadotto elicoidale e poi sale di 30 metri di dislivello con la sola forza dell’energia idroelettrica che dagli albori ad oggi lo conduce lungo il tragitto. Lo sguardo viene quindi catturato dai crotti, tipiche cantine da poco diventati l’immagine di un nuovo francobollo svizzero. Qui si trova Casa Besta, che conserva il museo del contrabbando, storia di spalloni, finanzieri e bricolle, una vicenda tutta da scoprire.
La bandiera svizzera sventola sul tetto della dogana di Campocologno e dà il benvenuto nel Canton Grigione. Quindi si arriva al capolinea, in Italia, a Tirano, la “Città del vino”, ma anche la “Città Slow” con la sua filosofia del viver lento. Scendiamo dal Bernina Express, con ancora negli occhi le immagini meravigliose della natura, del ghiacciaio, dei camosci che saltavano sulle rocce tra la neve e dei magnifici posti attraversati e ci dirigiamo verso il centro di Tirano. Passeggiare lungo le vie di questa città significa respirare la storia. La Madonna di Tirano accompagna il turista lungo un viale alberato che porta verso il centro storico della città. La piazza di Madonna di Tirano ospita l’omonimo Santuario, di grande eleganza rinascimentale, eretto nel ‘500 dopo l’apparizione della Vergine a Mario Omodei. Una piazza con una storia centenaria, dove ancora rimane l’antico ospizio San Michele a ricordo delle grandi fiere internazionali che presero vita nel ‘500. Tirano è ricordata come antica via di transito anche dalla presenza di tre Porte volute da Ludovico il Moro a difesa dell’abitato: Milanese, Poschiavina e Bormina, all’interno delle quali ancora si assapora l’arte del centro storico, contraddistinto da palazzi importanti quali Salis, Merizzi, Quadrio, Visconti Venosta, Lambertenghi, tutti nei pressi della Parrocchiale di San Martino. La vicinanza a località suggestive quali la storica Roncaiola, Trivigno e Baruffini rendono possibili indimenticabili escursioni a piedi o in mountain bike. La gastronomia locale offre piatti prelibati quali ad esempio i pizzoccheri e la polenta.
Testo e foto di Francesca Monti
