Mia Martini, semplicemente indimenticabile

di Carlo Zannetti

“Dove te ne vai Pierrot, pallido e mesto così, senza un sorriso giocondo, sempre ramingo per il mondo. Che vuoi sperare dalla vita quaggiù, quando v’è gente che non ama più? Prendi la fida chitarra, ritorna a cantar, non lacrimar. Canta, Pierrot, la più stolta canzone del cuore. Canta, perché se tu piangi, si burlan di te. Non sospirar nel ricordo del tempo che fu. Devi, nella vita,recitare la farsa anche tu”.

Pura poesia che si lascia cullare dalle dolci melodie della musica. In realtà, avete letto un frammento del testo di una canzone, datata 1924, che fu scritta dal grande compositore napoletano Cesare Andrea Bixio. Un artista che raggiunse una fama internazionale, soprattutto dal 1928 in poi, quando sulle rime di Cherubini scrisse  il famoso “Tango delle capinere”. Successivamente, fu sempre lui a conquistare i cuori del mondo, con un capolavoro assoluto dal titolo “Parlami d’amore Mariù”, dedicato alla moglie.

Forse vengono proprio dal suo genio e dai versi dei suoi brani le tristi parole che possono in parte descrivere il vissuto di una donna meravigliosa dotata di una voce in grado di interpretare in modo così intenso e di emozionare fino alle lacrime. Magiche lanterne che  spuntano dalle notti del passato per illuminare il nostro presente, quasi per  aiutarci a vedere e a comprendere  quel mondo in bianco e nero che si contrappose impietosamente a quell’aura piena di colori vibranti che circondava l’esile figura di una delle più grandi cantanti italiane.

Il suo nome? Mia Martini, o più semplicemente, Mimì.

Non é facile essere ricordati per sempre. Sono molte le persone del passato che non ci sono riuscite e saranno tante quelle del presente non ci riusciranno.

Lei ci é riuscita.

La fragile Mimì alla fine ha vinto, anche se questa rimarrà per sempre una di quelle pagine della storia della musica avvelenate dalle cattiverie umane e dall’invidia dei mediocri.

Una vicenda zeppa di ingiustizie, di rammarichi e di false verità.

Domenica Rita Adriana Berté nacque a Bagnara Calabra, un paesino che si affaccia sul mare tutto viola, vicinissimo allo stretto di Messina. Era il 20 settembre del 1947.

Mimì iniziò la sua carriera a soli sedici anni, nel 1963 , anche se poi la sua vera personalità artistica si cominciò a delineare nel 1971 con l’uscita del suo album intitolato “Oltre la collina”. Una prima raccolta che conteneva alcune cover ed alcuni brani, scritti tra gli altri, anche dal ventenne esordiente Claudio Baglioni.

Poi due singoli favolosi che fecero centro: “Piccolo uomo”  del 1972 e “Minuetto” del 1973. Entrambi valsero alla cantante calabrese il disco d’oro.

Mia Martini, divenne così una famosa interprete in Italia ed in poco tempo conquistò con il suo talento anche il set internazionale .

Nel 1977 comparve per la prima volta al suo fianco un altro grande artista di nome Ivano Fossati, che firmò come autore un pezzo del suo nuovo album intitolato “Per amarti” .

Il resto é per sempre scritto nella storia. Nel 1982 il singolo “E non finisce mica il cielo” di Ivano Fossati, con il lato B che contiene una canzone dal titolo “Voglio te” scritta da lei. A seguire l’album “Quante volte”.  Nel 1989 la celeberrima “Almeno tu nell’universo” e nel 1992 il secondo posto al Festival di Sanremo con la canzone “Gli uomini non cambiano”.

Nella sua carriera oltre a questa serie di successi, ai quali se ne sommarono altri non meno significativi, ci furono anche due incontri memorabili. Nel 1977 la cantante calabrese affiancò sul palco  il grande Charles Aznavour in alcune delle sue date italiane e  poi  sempre insieme a lui si ritrovò a Parigi davanti all’estasiato pubblico dello storico teatro dell’Olympia.

“Az “come lo chiamavano gli amici, rimase affascinato dalla sua voce che faceva venire la pelle d’oca. I due assi della musica sfoderando  una classe unica ,cantarono ,commossero e fecero sognare. Tra i tanti pezzi spettacolari eseguiti a due voci spicca per magia il brano “Et Maintenant”.

Nel 1992  ci fu un altro suo appuntamento anch’esso affascinante  con Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello , che sfociò in un’altra performance eccezionale tessuta sulle note della splendida canzone napoletana “Cu’mmé”.

Ma la crescita artistica di questa stella non fu accompagnata da una giusta serenità d’animo e purtroppo Mimì nel corso degli anni cominciò a spegnersi lentamente, forse anche per alcuni problemi fisici probabilmente in precedenza trascurati.

Mia Martini sembrava forte ma invece si rivelò essere molto fragile.
Drammi dovuti ad un insieme di cose . Un ‘intensa ma traumatica storia d’amore con Ivano Fossati che probabilmente causò in lei  un forte indebolimento psichico e fisico, i subdoli tentativi di ostacolare la sua carriera e le ignobili esclusioni da alcuni importanti circuiti televisivi che risultavano essere fondamentali per la promozione di un artista.

Poi c’era dell’altro.

Sono i problemi legati all’infanzia e all’ambiente famigliare quelli che non perdonano. Lei stessa in una delle sue prime canzoni intitolata “Padre davvero” ci racconta di un rapporto molto difficile con un padre violento.

L’amore paterno è fondamentale per lo sviluppo di una persona.

Un altro cenno a questo suo malessere si ritrova in una frase di un capolavoro dal titolo “Gli uomini non cambiano”: “Sono stata anch’io bambina, di mio padre innamorata, per lui sbaglio e sempre sono, la sua figlia sgangherata, ho provato a conquistarlo e non ci sono mai riuscita, e ho lottato per cambiarlo, ci vorrebbe un’altra vita”.

Mi sorge una domanda. Ma é così difficile riconoscere le particolarità di un figlio ed accettarle ?

Mia Martini morì sola, nel 1995,  all’età di 47 anni. Era in un paesino nella provincia di Varese.

Concludo con le parole di un’artista che stimo molto, Loredana Berté, sua sorella: “Mimì è stata l’unica famiglia che io abbia mai avuto”.

Forse questo é tutto.

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