A “Report cult” in onda domenica 23 luglio alle 23.35 su Rai3: sorvegliati speciali

Nella prima parte di “Report cult” in onda domenica 23 luglio alle 23.35 su Rai3 dal titolo Sorvegliati speciali, avete presente il film “Minority Report” del 2002, con Tom Cruise che cammina in un centro commerciale e i monitor pubblicitari che lo riconoscono e lo bombardano di pubblicità personalizzata? Sembrava fantascienza invece ormai ci siamo. Anche nelle nostre stazioni e aeroporti, per strada o davanti alle vetrine, si può già notare il piccolo occhio di una telecamera appena sopra il monitor pubblicitario. Ci stanno osservando mentre guardiamo l’annuncio e provano a capire dalle nostre reazioni quali potrebbero essere i nostri gusti. Lo chiamano data mining e vuol dire che dovunque ti giri c’è qualcuno che cerca di sapere i fatti tuoi per venderti qualcosa. I dati sono il petrolio della nostra era, moltiplicano i profitti delle aziende che li possiedono e tutti ne sono alla ricerca. Le applicazioni sono gratis, l’uso dei social è gratis solo perché il prodotto siamo diventati noi, con le nostre informazioni personali che lasciamo in giro sul web, nei profili social e mentre usiamo i nostri smartphone. Le compagnie che si occupano di dati sono in grado di elaborare un profilo psicologico di qualunque utente e adoperarlo per venderci mutui, viaggi, automobili o qualsiasi altro prodotto. Compreso un candidato per le elezioni politiche. Ma la profilazione ha ormai superato le barriere del mondo virtuale di internet. Se qualsiasi società può accedere liberamente alle nostre informazioni personali, in alcuni casi la vita può trasformarsi in un inferno. È quello che successo ad alcune persone il cui nome è finito su World Check, il database di soggetti a rischio più grande del mondo di proprietà dell’agenzia di stampa Thomson Reuters. Contestualmente alla messa in onda renderemo disponibile online un sito realizzato ad hoc per analizzare come, da chi e quanto sono profilati gli utenti dei siti più diffusi in Italia.
Nella seconda parte intitolata Voglio piangere, tutti i file sequestrati e la richiesta di pagare 300 dollari per il riscatto. È il ricatto subìto da oltre 370.000 tra enti pubblici, aziende e privati di 150 paesi i cui computer sono stati infettati nel maggio scorso dal ransomware WannaCry. È un programma ostile con cui i cyber criminali hanno bloccato l’operatività di fabbriche, università e ospedali. Hanno potuto sfruttare una vulnerabilità di Windows che era stata già scoperta dalla Nsa, la National Security Agency statunitense, e che le era stata “soffiata” e messa all’asta sul mercato nero online. Giuliano Marrucci è andato in America a intervistare il guru della sicurezza informatica Bruce Schneier, che denuncia come proprio la Nsa renda internet meno sicuro: quando scopre una vulnerabilità di sistema, invece di avvertire Microsoft o gli altri produttori perché riparino il “buco” preferisce tenerlo segreto, per poterlo usare lei stessa strategicamente. Così tuttavia i varchi nella sicurezza rimangono aperti ed è solo questione di tempo perché si ritorcano contro di noi, utenti ignari della rete. Sono i danni collaterali delle guerre cibernetiche, che si combattono a nostra insaputa tra hacker di stato anche a colpi di notizie false su Facebook e Twitter ma, come vedremo, possono colpire anche attraverso la violazione del software della nostra lavatrice o telecamera “intelligente”. Un viaggio tra Russia e Stati Uniti per verificare chi è all’origine della pandemia di notizie false sui social e quale ne è l’impatto, tra propaganda e realtà.

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