La terza e ultima tappa del nostro viaggio nella meravigliosa Puglia ci porta alla scoperta di Bisceglie, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, per arrivare sul Gargano a Rodi Garganico.
Bisceglie è una bella città in provincia di Bari, ricca di monumenti e di opere d’arte. La Chiesa di Santa Margherita è del 1100, è stata voluta dalla famiglia Falcone ed è ornata dalla scultura dei sepolcri della famiglia. Il Castello Svevo, costruito per la difesa, è composto dalla Torre Maestra che ha accanto la Chiesa di S. Adorno e il Museo Civico Archeologico, ricco di testimonianze dell’età preistorica. L’edificio religioso più importante della città è la Cattedrale, restaurata più volte a causa dei terremoti. All’interno, lo stile architettonico è romanico, all’esterno, invece, è in stile barocco. Altri luoghi di interesse turistico sono: la Chiesa di S. Matteo e il Palazzo Ammazzalorsa, il porto che ancora possiede dei resti della costruzione del 1700, il Dolmen della Chianca, il meglio conservato, ed il più conosciuto tra i monumenti preistorici d’Italia, scoperto nel 1909 e raggiungibile percorrendo la strada per Corato. Esso consta di una cella quadrangolare con un altezza di 1,80 m., formata da tre lastroni in verticale che compongono le pareti su cui poggia il lastrone più grande a formare il tetto. Dei due lastroni laterali, quello di sinistra presenta due piccole aperture praticate per far colare il sangue delle vittime sacrificate all’interno della tomba, per alcuni, o secondo altri per dare la possibilità all’anima del defunto di entrare nel corpo esanime.
Monte Sant’Angelo: è una città legata al culto dell’Arcangelo Michele, che secondo la tradizione apparve in una grotta nel 490, 492, 493 ed è proprio su questa grotta che fu consacrato e venne costruito il santuario di San Michele. Per offrire degli appoggi ai molti pellegrini che giungevano alla grotta, lungo la sacra via furono costruite delle mansioni, che divennero le prime abitazioni del paese. A nord si trovano le faggete del Bosco Spigno, le quercete del Bosco Quarto, e del Bosco di Manfredonia. Il centro storico di Monte Sant’Angelo è sovrastato dal castello sul quale spicca la torre a forma pentagonale chiamata Torre dei Giganti. L’edificio testimonia, attraverso vari lavori di ampliamento e di restauro, il passaggio delle dominazioni Normanna, Sveva, Angioina ed Aragonese. Suggestivo è il Santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, fatto costruire da Carlo I d’Angiò. La sua storia è legata al culto di San Michele Arcangelo, che nel V secolo apparve in una grotta al Vescovo di Siponto al Gargano. Con la dinastia Longobarda, intorno alla metà del VII secolo, il luogo divenne un Santuario, meta di un grande flusso di pellegrini, che vi giungevano attraverso il percorso della Via Sacra Langobardorum che conduceva in Terra Santa. Monte Sant’Angelo ad oriente, Mont St.Michel a nord, la Sacra di San Michele nelle Alpi, costituivano i principali luoghi di culto di San Michele Arcangelo, situati agli avamposti della cristianità antica. Dopo aver sceso gli ottantanove gradini, si giunge nell’atrio antistante l’ingresso della Grotta dell’Arcangelo. Nel fondo, su sei gradini semicircolari, si trova una Porta bronzea, che, come indica un’iscrizione incisa nei battenti, fu eseguita a Costantinopoli e donata al santuario nel 1076 da Pantalene Commeno, un ricco mercante di Amalfi. I battenti sono formati da dodici formelle ciascuno raffiguranti storie di angeli, tratte per lo più dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. La tecnica usata è quella dell’incisione ad agemine, caratteristica dell’arte bizantina, consistente nell’intarsio di lamine di argento, oro e rame su un altro metallo con effetti policromi. Nella porta di San Michele l’ageminatura è realizzata in argento. Oltre all’iscrizione dedicatoria menzionata, ne esistono due in cui il donatore supplica la salvezza dell’anima e una terza in cui invita i rettori della chiesa di San Michele a far ripulire le porte almeno una volta l’anno. Al di là della soglia si apre una navata a tre campate, alta 15 metri, lunga circa 20 e larga 5, con archi a sesto acuto e volte a crociera. Fu voluta da Carlo I d’Angiò, che nel 1273 ne affidò la realizzazione ai maestri Giordano e Maraldo da Monte Sant’Angelo. In fondo alla navata, nella zona absidale, è situato l’altare del Sacramento, con le statue di San Giuseppe, San Nicola e Sant’Antonio, costruito nel 1690. Nell’estrema parte della Grotta dell’Arcangelo è situato l’altare con la statua di San Michele, realizzata in marmo bianco di Carrara nel 1507 da Andrea Sansovino. A sinistra dell’altare è posizionata la cattedra episcopale risalente alla metà dell’XI secolo; scolpita in un unico blocco di marmo, poggia su due leoni accovacciati, con la spalliera a finissimi intrecci, di gusto arabo-bizantino, e due formelle a rilievi ai lati, che preludono alla nascente arte romanica. Il campanile della Basilica, in origine torre di avvistamento fatta costruire da Federico II, fu trasformata in Campanile nel 1274, su commissione di Carlo I d’Angiò, come ringraziamento a San Michele per la conquista dell’Italia meridionale. Vicino alla Basilica è situata la chiesa di San Pietro, caratterizzata da un bel rosone traforato. Il complesso comprende i resti della chiesa cittadina più antica dedicata a San Pietro, della quale rimane solo la conca absidale di epoca romanica. Al suo interno si trova il Battistero di San Giovanni in Tumba, conosciuto ed erroneamente chiamato “Tomba di Rotari”, a destra del quale si apre l’ingresso che conduce alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. A circa 8 Km da Monte Sant’Angelo si trova il complesso abbaziale di Santa Maria di Pulsano, dalla storia millenaria. L’abbazia, la cui fondazione originaria risale al VI secolo, nelle forme attuali, che furono gravemente danneggiate dal terremoto nel 1646, fu edificata per volontà del beato Gioele, terzo abate generale dei monaci pulsanesi (1145-1177), sulla vetta del colle di Pulsano, affacciata sul golfo di Manfredonia, in un paesaggio naturalistico molto suggestivo, dove si trovano anche 24 eremi collegati tra loro da una rete di stradine e sentieri scoscesi, ma che il Fai, Fondo Ambiente Italiano, ha in progetto di restaurare e valorizzare. Durante le varie feste organizzate in paese è possibile imbattersi in tavolate di prodotti locali dove spicca la zuppa calda, il pane cotto, condito con fave, verdure di campo, patate, pomodori e olio extravergine d’oliva.
Tra le perle del Gargano meritano una visita Mattinata, Vieste, Peschici e Rodi Garganico, con il Castello Aragonese, voluto da Ferdinando d’Aragona; la Cinta Muraria, che cinge tutto il centro storico di Rodi Garganico; la Chiesa di san Nicola, di origine bizantina e caratterizzata da un campanile di tre piani; il Santuario della Madonna della Libera, edificato in seguito alla miracolosa apparizione dell’icona della Vergine, che ancora oggi è molto venerata dalla popolazione.
La Puglia è una terra meravigliosa e offre tanti prodotti tipici eccellenti: gli agrumi del Gargano, la mandorla di Toritto, il caciocavallo Podolico del Gargano, un formaggio ricavato dal latte delle vacche Podoliche, così chiamate perché derivano dalla Podolia, una regione che si trova in Ucraina, la cipolla rossa di Acquaviva, il pane tradizionale dell’Alta Murgia e la fava di Carpino, il capocollo di Martina Franca e il pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto. Senza dimenticare l’olio extravergine d’oliva, il latte di mandorla, i vini bianchi di San Severo, i vini di Cerignola e di Locorotondo; i vini rossi di Barletta, di Trani, di Santeramo in Colle e di Gioia del Colle, le malvasie del Leccese; gli asprigni del Capo di Santa Maria di Leuca; i liquorosi vini moscati e gli aleatici. Orecchiette alle cime di rapa, Alici “Arracanate” e “Ncapriata” sono tra i piatti tipici della cucina pugliese, che offre secondi di pesce e di carne deliziosi, oltre a lampascioni, carciofi, peperoni, funghi, melanzane da accompagnare con salumi come la salsiccia pugliese prodotta con carne, grasso di maiale e semi di finocchio, stagionata un mese e conservata sotto grasso e la salsiccia con formaggio prodotta con carni di suino e vitello, con l’aggiunta di parmigiano o pecorino.
testo e foto di Francesca Monti
