Caso Regeni: secondo il NYT gli Usa comunicarono all’Italia che Giulio era stato ucciso dai servizi egiziani

Claudio Regeni, il padre di Giulio, il ricercatore italiano torturato e ucciso a Il Cairo 18 mesi fa, ha ribadito ai microfoni del Gr1 la contrarietà all’invio del nuovo ambasciatore Cantini in Egitto, su decisione del Ministro degli esteri Alfano: “Siamo fortemente contrari e indignati anche per come ci è stato comunicato, a decisione già presa, alle sei di sera del 14 agosto. Riteniamo che sia stata una modalità inaccettabile e siamo contrari all’invio dell’ambasciatore perché rappresentava l’unica nostra arma per fare pressione sul governo egiziano che finora non ha dato segni di collaborazione se non l’invio di questo faldone che non si sa ancora cosa contenga. Siamo arrivati a un punto importante delle investigazioni, abbiamo ben tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti, penso che con una maggiore pressione sul governo egiziano possiamo farcela ad arrivare alla verità”.  La madre di Giulio, Paola Deffendi, ha chiesto “una scorta mediatica, qui che tenga d’occhio e monitori, e un’altra per quando andremo al Cairo. Siamo pronti ad andare al Cairo, avevamo già dato la data ufficiale per il 3 ottobre, diciamo che la scelta di mandare giù l’ambasciatore ha anticipato, siamo sempre in tempo a spostare la data, se vogliamo arrivare prima noi dell’ambasciatore possiamo sempre farlo. A noi interessa capire veramente perché e chi ha dato l’ok a prenderlo, torturarlo e ucciderlo”.

Intanto è trapelata la notizia che gli Stati Uniti durante l’amministrazione Obama acquisirono prove che Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai servizi di sicurezza egiziani e avvertirono il governo Renzi, come ha rivelato il New York Times.

A riguardo, fonti del Governo Italiano hanno sottolineato come nei contatti tra amministrazione USA e governo italiano avvenuti nei mesi successivi all’omicidio di Regeni non furono mai trasmessi elementi di fatto, né prove esplosive, e che la collaborazione con la Procura di Roma è sempre stata piena e completa.

Sta di fatto che sempre secondo il New York Times gli americani sapevano per certo e hanno condiviso con gli italiani questa informazione, che la leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostante della morte di Regeni. Quindi perchè non è stato fatto nulla? Quali interessi politici si celano dietro a questa atroce vicenda? Perchè non si è cercato di far luce una volta per tutte su questo caso?

La mamma di Giulio Regeni ha scritto su Facebook questo post: “Sempre più lutto!”, pubblicando le foto della bandiera italiana listata a lutto esposta dal giorno della morte del giovane sul Municipio di Fiumicello (Udine), dove vive la famiglia Regeni. La stessa foto è utilizzata da Paola Deffendi come immagine del proprio profilo Fb.

Noi esprimiamo solidarietà alla famiglia Regeni e ci uniamo alle tantissime persone che pretendono la #VeritàPerGiulio.

 

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