Libri da leggere quest’estate: “Con la testa e con il cuore si va ovunque” di Giusy Versace, da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale

Il libro che vi consigliamo oggi è “Con la testa e con il cuore si va ovunque” (Mondadori) di Giusy Versace, atleta paralimpica, conduttrice, vincitrice di Ballando con le stelle, scrittrice e anche attrice, ma soprattutto una donna speciale, un esempio di coraggio e di voglia di vivere.

Il libro parte dal racconto di quella sera in cui Giusy stava rientrando da un viaggio di lavoro in una delle capitali europee. Tutta routine per una ragazza di 28 anni, capo area di un importante marchio moda internazionale. Scesa dall’aereo, aveva recuperato l’automobile e se ne stava tranquillamente tornando a casa quando un improvviso fortunale si abbatte sull’asfalto. Lo schianto fu tremendo e le conseguenze ancora peggiori: Giusy si risvegliò in un letto di ospedale priva di entrambe le gambe. Oltre alla tragedia, anche una specie di nemesi per una bella ragazza come lei con un debole per i tacchi a spillo. Da quel giorno Giusy comincia un percorso tutto nuovo. Aiutata da una forza d’animo eccezionale, dalla scoperta della fede e dalla rinnovata fiducia in se stessa in quanto persona, oggi Giusy Versace cammina sicura su due protesi, è un’imprenditrice della moda, è presidente di un’associazione per disabili e campionessa della velocità: suo il record europeo nei 100 metri. Il libro racconta in modo vibrante la sua vicenda e offre una concreta speranza a tutte le persone colpite da qualche forma di disabilità.

Dal libro è stato tratto l’omonimo spettacolo che ha debuttato al Manzoni di Milano lo scorso giugno, diretto da Edoardo Sylos Labini.

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credit foto ufficio stampa Giusy Versace

Giusy Versace, da tutti conosciuta per i suoi successi sulle piste di atletica, per la conduzione della “Domenica Sportiva” e soprattutto per la vittoria a “Ballando con le Stelle”, ha saputo incantare ed emozionare il pubblico teatrale interpretando se stessa nella sua seconda vita. Quella senza gambe, quella iniziata in quel tragico 22 agosto del 2005 ma che, come sottolinea nelle battute finali, l’ha resa una donna migliore. Un messaggio forte, epilogo di uno spettacolo di un’ora e 10 minuti. Il sipario si alza sugli ultimi minuti che precedono l’impatto contro il guard-rail sulla Salerno Reggio Calabria. La prosa, incalzante e piena d’angoscia, è alternata da un ballo molto intenso con Raimondo Todaro sulle note de “La Cura” di Franco Battiato, riarrangiata da Daniele Stefani e accolto da fragorosi applausi. Il pathos è molto forte e aumenta ancora di più nelle successive scene quando Giusy si risveglia in ospedale e vede il lenzuolo vuoto dal ginocchio in giù. Anche qui, le note di “Bohemian Rhapsody” dei Queen e un paso doble con Todaro fanno venire i brividi e calano il pubblico nel dolore di quei momenti. Il registro cambia e diventa più leggero dal momento in cui inizia il percorso riabilitativo e Giusy entra in un nuova dimensione, conosce il popolo degli invalidi e assapora una nuova normalità. Giusy e Raimondo si esibiscono in un freestyle in carrozzina sulle note del brano scritto e composto da Stefani “Non aver paura”, concluso con l’ovazione del pubblico. Da lì lo spettacolo diventa un crescendo di pagine e passaggi ironici e pieni di positività. I primi passi, la prima volta al mare, l’incontro con il fidanzato Antonio (che entra in scena fischiettando), la prima corsa assieme al fratello Domenico, il tutto intervallato da un Jive sulla musica di Elvis Presley, fino ad arrivare ad un altro importante tassello di questa storia: Il viaggio a Lourdes. Un viaggio che rappresenta una svolta importantissima, ovvero il momento in cui Giusy elabora il dolore e lo trasforma in nuova forza. Il video della sua testimonianza di fronte ai fedeli è da pelle d’oca, un discorso che rappresenta il suo “manifesto” di vita e di fede, seguito dalle vibranti note della canzone Hallelujah di Leonard Cohen, reinterpretata da Stefani.

Si apre poi il capitolo atletica leggera. Sul mega schermo scorrono i suoi successi, quelli che l’hanno resa una donna potente e libera. Un’altra sfida affrontata e vinta a testa alta, a dispetto di chi non credeva in lei, che ha particolarmente emozionato il pubblico il quale ha ripagato con un lunghissimo applauso.

L’ultimo ballo è l’emblema della felicità. Con le protesi da corsa tempestate di Swarovsky, Giusy e Raimondo volano leggiadri in un quickstep che li ha resi invincibili anche a “Ballando con le Stelle” sulle note di “Sing, Sing, Sing” e il pubblico, in piedi, accompagna con un appaluso ogni passo.

Il finale, come nel libro, è uno straordinario elenco di cose belle e positive che Giusy ha imparato dall’incidente ad oggi, un elenco che racchiude il segreto del suo successo e il motivo del suo sorriso: “Oggi sono una donna migliore, più ricca. Se avessi una bacchetta magica e un solo desiderio da esprimere, una cosa è certa … non tornerei mai indietro!” e anche qui, standing ovation.

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