Intervista con Ensi: “In V c’è l’uomo, il rapper, il padre”

di Francesca Monti

Esce l’1 settembre “V”, il nuovo album di Ensi, anticipato dai singoli “Iconic”, “Mezcal” e “Tutto il mondo è quartiere”, che prende il nome da Vincent, suo figlio, Vella, il suo cognome, Vendetta, il suo primo album e il numero romano, perché questo è il suo quinto disco. Ensi è diventato grande e questo è sicuramente il suo album più maturo. In “V”, registrato presso Red Bull Studio Mobile, il rapper torinese, classe 1985, ha sentito il bisogno di fare il punto della situazione, proprio come dice una strofa del brano “Ribelli senza causa”: “Ora che siamo grandi che si fa...”. Nelle 14 tracce Ensi (vero nome Jari Ivan Vella) parla di vita privata, come uomo, rapper e padre, raccontando le molteplici esperienze vissute, ma racconta anche di sociale e di integrazione e collabora in alcuni brani con Il Cile, Clementino, Luchè e MadMan&Gemitaiz.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Ensi. Ecco cosa ci ha raccontato.

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Esce oggi il tuo nuovo disco “V”, che arriva a tre anni dal precedente. Ci racconti come è nato e come mai hai scelto il titolo “V”?

“Dall’uscita di “Rock steady”, tre anni fa, sono successe cose importanti nella mia vita, tra cui c’è sicuramente la nascita di mio figlio Vincent, e questo mi ha permesso di prendere del tempo per me, è stato un periodo di detox in generale, anche dalla scrittura. Dietro a questo disco, che secondo me è il migliore tra quelli fatti finora, c’è un lavoro iniziato a dicembre del 2013, che raccoglie tutta la mia vita degli ultimi tre anni. Ho lavorato a “V” in maniera corale con un team molto forte, con persone con cui ho sempre avuto a che fare, alle quali devo molto, che mi hanno stimolato, arricchito, arrivando a creare questo disco che spero piacerà a tutti. Il titolo è arrivato quando avevamo chiuso i tre quarti del progetto e mi sono accorto della ridondanza di questi significati, del mio passato, di momenti personali in cui parlo di me, in brani come “Noi” o “Mamma diceva”, ci sono le mie radici, la mia famiglia, il mio nucleo della vita. La V di Vincent, mio figlio, la più grande rivoluzione che c’è stata nella mia esistenza, ma anche V come Vendetta, il mio primo album solista che nel 2018 compirà 10 anni. E poi questo è il mio quinto album, quindi V come numero romano”.

Nel disco ci sono diverse collaborazioni prestigiose. Come si sono sviluppate?

“Tutte le collaborazioni nascono per un feeling musicale e dalla voglia di farsi influenzare e influenzare gli altri colleghi. In un momento come questo in cui i social sono al centro della vita della gente, credo sia invece importantissimo incontrarsi di persona per scambiare le energie che possono diventare musica o limitarsi a una bella chiacchiera. Ho cercato di lavorare con tutti in studio dal vivo, con alcuni come Luchè, MadMan&Gemitaiz non è stato possibile a causa della distanza geografica. Il Cile è forse quello fuori dal coro non essendo un rapper, ma abbiamo amici in comune e mi era piaciuto molto il suo primo disco. Una domenica ci siamo incontrati e ho scoperto che ha una grande passione per la musica hip hop, gli ho fatto sentire il disco in studio e gli ho spiegato la mia idea. Lui si è chiuso nella stanza con la chitarra e ha creato il ritornello di “Identità”  in modo molto naturale e veloce. Ci siamo rivisti e abbiamo definito il tutto. Per varietà musicale è uno dei momenti più alti dell’album. Con MadMan&Gemitaiz ho collaborato nel pezzo 4:20 perchè ho condiviso con loro parecchie esperienze in materia e mi piaceva fare la mia prima joint song della carriera. Per quanto riguarda Clementino avevo pensato a lui fin dall’inizio del progetto, perchè ci siamo spartiti per tanti anni lo scettro di miglior freestyler d’Italia e mi piaceva rimarcare con lui questa identità e l’essere riusciti a conquistare i risultati sul campo. Oggi per essere considerato nel mondo musicale devi produrre dei numeri, noi invece arriviamo da un’altra generazione con una mentalità diversa, per noi essere all’interno del gioco significava dimostrare dal vivo quello che sapevamo fare con le gare di freestyle. Con Luchè non avevamo mai avuto occasione di collaborare, ma l’ho sempre stimato, il suo percorso negli ultimi anni può essere un esempio per molti, perchè ha resistito alle nuove ondate generazionali, come abbiamo fatto io, Clemente ed altri, continuando a fare musica di qualità. I featuring e i produttori di questo disco nascono insomma da un’idea reale”.

Nel singolo “Mezcal” c’è la metafora della vita, in particolare del momento in cui una persona si sfoga con se stesso davanti a una bottiglia. Com’è nato questo brano?

“Low Kidd ha prodotto questa base, una delle prime che ho ricevuto, l’ho lasciata mantecare un po’ e mi dava quest’idea di una riflessione un po’ cattiva, anche di sfogo, come succede nei film in cui c’è l’uomo che si sfoga con il primo che incontra, al bancone davanti a una bottiglia. Inizialmente mi veniva questo parallelismo, poi è arrivato quello con Mezcal, questo distillato di origine messicana simile alla tequila che però ha la particolarità di avere sul fondo della bottiglia il verme derivante dalla pianta dell’agave…sembra una puntata di Linea Verde…(scherza). La metafora è col verme, perchè finito il mezcal resta il verme, quando si spengono i riflettori, la voglia di far festa, rimani solo con te stesso, a ragionare sulla tua vita, e quello è l’essere messi a nudo come il verme. Io ho voluto utilizzare questa chiave di lettura per parlare di un’idea che oggi va di moda nel rap italiano andando contro tendenza, dicendo che questa musica ha una valenza maggiore rispetto ai soliti clichè dell’abbigliamento, del poter sbragare la vita, di quello che è l’argomento principale del rap, la rivincita, fare festa, ieri non ero nessuno oggi sono qualcuno, ieri non ero nessuno e oggi mi fermano tante persone a fare foto in Piazza Duomo. Per me invece il rap ha sempre rappresentato altro, per cui se dopo una sbronza dovessi mettermi a nudo racconterei questo”.

Nel brano “Tutto il mondo è quartiere” parli invece della società odierna, sempre più multiculturale. Che idea hai a riguardo, anche alla luce del momento complicato che stiamo vivendo?

“In questo periodo difficile, molto crossover, le nuove generazioni non hanno punti di riferimento se non nella musica, non sono attratti dalla politica, dai valori o da una vita comune, la gente vuole farsi gli affari degli altri, basta vedere i programmi che vanno in tv, dal Grande Fratello a Temptation Island, ci si interessa della vita degli altri. E’ una società molto veloce, dove le informazioni vengono veicolate dai media ed è difficile farsi una propria identità, anche se i mezzi per fare ciò esistono. In Tutto il mondo è quartiere il discorso è centrato sulla società multiculturale. Io credo che il futuro della specie umana si possa avere solo con la commistione delle razze, i prototipi delle grandi città da cui attingiamo ispirazioni per la moda, per la musica, come New York, Milano, Londra, Parigi, sono città del mondo, non c’è più un’identità propria. Dobbiamo essere aperti e vedere come popolo la totalità del pianeta terra. Le differenze culturali, di religione, di bandiera secondo me non dovrebbero essere viste come un ostacolo ma come benefici che possono arrivare, altrimenti ci troveremo sempre indietro. Io ho avuto la fortuna di girare tanto per il mondo, di farmi una mia idea e credo che questa visione un po’ chiusa, razzista, spaventata,  sia propria di quelle persone che non hanno mai varcato i confini della loro città, anche perchè se uno viaggia si accorge che le culture influenzano il mondo in generale. Il nostro Paese è una perla della terra e sono orgoglioso della sua storia, ma allo stesso tempo bisogna fare i conti con una società multiculturale, lo dico anche come padre di famiglia che ha un figlio che frequenterà una scuola in cui avrà compagni di altre razze”.

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Dopo l’instore tour che parte oggi, porterai il disco live per l’Italia?

“Ora mi concentro sull’instore che parte oggi da Torino, la mia città e proseguirà in tutta Italia. Stiamo ragionando sul tour che inizierà dopo l’instore, non vedo l’ora di andare a suonare il disco in giro e credo che dal vivo troverà la sua massima espressione. Sulle mie pagine social troverete tutte le informazioni a riguardo”.

Ensi incontrerà i fan negli store delle principali città italiane. Questi gli appuntamenti:

1 settembre TORINO Feltrinelli  – h. 18.00

2 settembre BARI Feltrinelli h. 15:00 e BRINDISI Feltrinelli h. 18:30

3 settembre  SALERNO Feltrinelli h. 15.00 e NAPOLI Feltrinelli h. 18.30

4 settembre ROMA Discoteca Laziale h.18.00

5 settembre  FIRENZE Galleria Del Disco h.15.00 e  BOLOGNA Mondadori h. 18.30

6 settembre PADOVA Mondadori h. 15.00 e  VERONA Feltrinelli h.18.30

7 settembre  MILANO Mondadori Duomo h. 18.00

 

Questa la track list di “V”

  1. RIBELLI SENZA CAUSA
  2. IDENTITA’ feat. IL CILE
  3. ICONIC
  4. BOOM BYE BYE
  5. SI, COME NO feat. CLEMENTINO
  6. TUTTO IL MONDO E’ QUARTIERE
  7. MEZCAL
  8. TE LO DICEVO feat. LUCHE’
  9. SUGAR MAMA
  10. 4:20 feat. GEMITAIZ & MADMAN
  11. IN VOLO
  12. MAMMA DICEVA
  13. NOI
  14. VINCENT

 

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