Intervista con Il Cile: “La fate facile è il disco della maturità”

di Francesca Monti

L’8 settembre è uscito su etichetta Universal Music “La fate facile”, il nuovo disco de Il Cile (vero nome Lorenzo Cilembrini), anticipato dal singolo di successo Era bellissimo. L’album, che si compone di 10 tracce, racconta storie personali del cantautore, in cui tutti possiamo ritrovarci, storie di amori finiti, di errori, cadute e risalite, di emozioni vissute, di pace e tormento, di buio e luce, in una continua dicotomia, fino alla liberazione dalle proprie paure. Quella a cui l’artista è giunto attraverso la musica.

Abbiamo incontrato Il Cile a Milano e ci ha raccontato il suo nuovo disco “La fate facile”.

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Lorenzo, cosa rappresenta per te questo disco?

“È il disco della maturità, perchè ho preso coscienza del fatto di essere diventato adulto. Il lavoro di cantante spesso fa prolungare l’adolescenza, invece scrivendo questo album sono giunto alla consapevolezza di essere un uomo con i suoi pregi e difetti. Anche per questo motivo, volevo fare un disco in cui ci fossi completamente, con quello che sento e vivo, non un prodotto preconfezionato. E’ un rischio, certo, ma è l’unico modo di comunicare che mi fa sentire in pace con la mia coscienza. Inoltre viviamo in una società sempre più superficiale, quindi c’era la paura di non essere compreso, ma chi mi segue ha dimostrato una sensibilità anche maggiore di quella che mi potessi aspettare. E’ il disco in cui il lato autobiografico è preponderante e che mi rappresenta nella totalità. Sono grato a Universal Music che nel 2012 quando i talent erano al massimo dell’appeal mi ha fatto uscire con un disco intitolato Siamo morti a vent’anni. Lavorare con Fabrizio Barbacci è lavorare con un pezzo di storia della musica”.

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Come mai hai scelto questo titolo?

“La fate facile perchè spesso questo mestiere, visto dall’esterno, sembra un eterno luna park ma ci sono anche momenti difficili. Oggi c’è sempre meno attenzione, forse anche per via dei social, alla musica come arte perché prevale l’interesse verso il personaggio, come veste, cosa fa, e non verso l’artista. Invece per me, che sono cresciuto con i Nirvana, la musica è arte, prima vengono le canzoni, che restano nel tempo e poi viene Il Cile”.

La scrittura ti è servita per liberarti da quell’angoscia e da quel buio che traspare in alcuni brani, come ad esempio in La fate facile?

“Ho cercato nei tre minuti e mezzo della canzone di raccontare attraverso le immagini, in maniera non troppo prolissa, il motivo della mia complessità umana e anche artistica. Scrivere mi regala un senso di liberazione, è quasi una terapia per me. Per questo, insieme al mio produttore, volevo essere convinto di quello che sarebbe stato questo disco. Sicuramente ho raccontato senza filtri quello che mi è successo, perché sentivo la necessità di liberarmi da pesi e demoni”.

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Il tuo trasferimento a Milano è stato nel bene e nel male l’inizio di tutto, tanto che la città fa da sfondo a due canzoni del disco… 

“Sono venuto a Milano per iniziare una convivenza ma questa storia d’amore è finita. Nonostante ciò questa città è stata la mia salvezza. All’inizio è stato doloroso ma poi mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita. Oggi amo Milano e posso  affermare che non c’è realmente quella freddezza che dicono ci sia in questa metropoli. Milano offre tante possibilità da cogliere, a cominciare da quelle nel mondo musicale. Per questo la città fa da sfondo a canzoni come La cenere dal cuore, che ho scritto quando sono arrivato a Milano,  e Quando la città dorme”.

Ci sono poi brani caratterizzati da un tocco di ironia come ll lungo addio

“Nelle mie canzoni il nero non è sempre completamente negativo. In quel brano vado a fare satira sul mondo della vita programmata dai social. Soprattutto le nuove generazioni vivono più nella vita digitale che in quella reale e quel cielo nero lo immaginavo come lo sfondo dei tablet. L’ironia appartiene a molti artisti che mi hanno influenzato, come Rino Gaetano”.

Ci sono dei pezzi che sono rimasti fuori dalla tracklist?

“C’è quasi un altro disco. Ma abbiamo scelto queste tracce perché sono quelle che mi rappresentano oggi”.

Cosa ci racconti della collaborazione con J-Ax per il brano di grandissimo successo Maria Salvador?

“È stato come essere su una giostra impazzita. Avevo scritto quel ritornello in un quarto d’ora e né io ne Ax ci aspettavamo un successo tale. E’ una collaborazione che ricorderò sempre con grande felicità”.

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Che tipo di rapporto hai con i social? 

“Una delle mie debolezze e insieme un mio pregio è che sui social sono come nella vita reale. Ho un grande rispetto per il pubblico, ma oggi il concedersi tramite i social può diventare violento, perché rompe delle barriere che prima c’erano. È facile sentirsi dire “sei cambiato” o “ti sei montato la testa” se non rispondi entro qualche minuto a un commento. Non è sempre facile essere educati, ma cerco di esserlo anche sui social. Mi piacerebbe però che servissero per costruire più che per creare rapporti plastificati”.

Torneresti al Festival di Sanremo?

“Ci tornerei volentieri, è una vetrina che ha una storia importante. Sicuramente affronterei tutto con più razionalità. A Sanremo giovani mi sono buttato a capofitto quasi senza pensare ma poi ho sentito e subìto tutta l’importanza di quel palco”.

Hai già un’idea riguardo l’allestimento dei live?

“Vogliamo rivoluzionare il concetto di live, mi piacerebbe avere una nuova band e lavorare sui visual. Vorrei un live inteso come spettacolo, magari con qualcosa di elettronico alternato a momenti acustici”.

Che cosa ti fa stare bene?

“Mi fa stare bene quando il pubblico comprende e apprezza la mia essenza, quando scrivo e suono la chitarra”.

Il Cile incontrerà i fan con alcuni appuntamenti instore. Queste le date: 12 settembre – Milano, La Feltrinelli piazza Piemonte ore 18:30; 13 settembre – Torino, La Feltrinelli Stazione Porta Nuova ore 18:30; 14 settembre – Bologna, La Feltrinelli piazza Ravegnana ore 18:00; 15 settembre – Roma, La Feltrinelli di via Appia Nuova 427 ore 18:00.

 

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