Terzo giorno in terra colombiana per Papa Francesco. Ieri il Pontefice ha presieduta la Santa Messa per la beatificazione di due prelati vittime di violenza. “Il ricorso alla riconciliazione non può servire per adattarsi a situazioni di ingiustizia. E’ un incontro tra fratelli disposti a superare la tentazione dell’egoismo e a rinunciare ai tentativi di pseudo-giustizia. Quando le vittime vincono la comprensibile tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili dei processi di costruzione della pace. Riconciliarsi è aprire una porta a tutte e ciascuna delle persone che hanno vissuto la drammatica realtà del conflitto”, ha affermato Papa Francesco nell’omelia. “Bisogna che alcuni abbiano il coraggio di fare il primo passo in questa direzione, senza aspettare che lo facciano gli altri. Basta una persona buona perché ci sia speranza! E ognuno di noi può essere questa persona! Ciò non significa disconoscere o dissimulare le differenze e i conflitti. Non è legittimare le ingiustizie personali o strutturali. La riconciliazione, pertanto, si concretizza e si consolida con il contributo di tutti, permette di costruire il futuro e fa crescere la speranza. Ogni sforzo di pace senza un impegno sincero di riconciliazione sarà un fallimento. Quanti di voi possono raccontare esperienze di esilio e di desolazione! Quante donne, in silenzio, sono andate avanti da sole, e quanti uomini per bene hanno cercato di mettere da parte astio e rancore volendo coniugare giustizia e bontà!. Come faremo per lasciare che entri la luce? Quali sono le vie di riconciliazione? Come Maria, dire ‘sì’ alla storia completa, non a una parte; come Giuseppe, mettere da parte passioni e orgoglio; come Gesù Cristo, farci carico, assumere, abbracciare questa storia, perché qui ci siete voi, tutti i colombiani, qui c’è quello che siamo e quello che Dio può fare con noi se diciamo ‘sì’ alla verità, alla bontà, alla riconciliazione. E questo è possibile solo se riempiamo della luce del vangelo le nostre storie di peccato, violenza e scontro”, ha concluso Papa Francesco. I due nuovi beati sono Monsignor Jesus Emilio Jaramillo Monsalve, vescovo di Arauca, e il sacerdote Pedro Maria Ramirez Ramos, martire di Armero, beatificati dal Papa nella messa a Villavicencio, in quanto- “espressione di un popolo che vuole uscire dal pantano della violenza e del rancore”. Il primo dei due nuovi beati fu sequestrato e ucciso dai guerriglieri dell’esercito di liberazione nazionale, il secondo massacrato dai rivoltosi durante le sommosse per l’uccisione di Pedro Eliecer Qaitan, candidato presidente del partito liberale. “In questo ambiente meraviglioso, tocca a noi dire ‘sì’ alla riconciliazione; che il ‘sì’ comprenda anche la nostra natura”, ha detto il Papa. “Non è casuale che anche su di essa abbiamo scatenato le nostre passioni possessive, la nostra ansia di dominio. Un vostro compatriota lo canta con bellezza: ‘gli alberi stanno piangendo, sono testimoni di tanti anni di violenza. Il mare è marrone, mescola sangue con la terra’ (Juanes, Minas piedras). La violenza che c’è nel cuore umano, ferito dal peccato, si manifesta anche nei sintomi di malattia che riscontriamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Tocca a noi dire ‘sì’ come Maria e cantare con lei le ‘meraviglie del Signore’, perché, come ha promesso ai nostri padri, aiuta tutti i popoli e ogni popolo, aiuta la Colombia che oggi vuole riconciliarsi e la sua discendenza per sempre”. Il papa ha poi pregato per le vittime del terremoto in Messico e dell’uragano Irma: “Li porto nel cuore e prego per loro. Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera”, ha detto rivolgendosi ai 400mila fedeli radunati nella base militare CATAM.
