Il concerto pomeridiano e il secondo concerto serale in programma a MITO SettembreMusica 2017 lunedì 11 settembre vedono salire in scena, rispettivamente nella Basilica di San Marco alle ore 16 e del Teatro LaCucina alle 21, da una parte due amati complessi milanesi istituiti in seno a laVerdi, la compagine strumentale laBarocca diretta da Ruben Jais e l’ensemble vocale laBarocca, diretto da Gianluca Capuano e, dall’altra, il Quartetto Noûs, formazione in piena ascesa nel panorama cameristico nazionale e internazionale.
I primi, preceduti da una breve introduzione di Gaia Varon, presentano in prima esecuzione assoluta The eternal dream, per coro e orchestra, su testo di Rabindranath Tagore, commissionata dal Festival al compositore estone Pärt Uusberg, seguito da From Harmony, from Heav’nly Harmony, ode per il giorno di Santa Cecilia HWV 76 su testo di John Dryden, per soli, coro e orchestra di Georg Friedrich Händel. I secondi conducono alla scoperta, o riscoperta, di brani meno noti per quartetto di Franz JosephHaydn (Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 Hob. III:81) e Antonín Dvořák (da Cypřiše) e del capolavoro del genere di Maurice Ravel, in fa maggiore.
The eternal dream, per coro e orchestra, combina il testo latino del Salmo 117 (Laudate Dominum) con la lirica di Rabindranath Tagore che dà il titolo al brano. La declamazione salmodica è affidata alle voci maschili, mentre il testo di Tagore è introdotto dalle voci femminili che gradualmente si dividono e coinvolgono tutto il coro. L’orchestra sostiene e illumina il canto, aiutando la sospensione generale tra lode e contemplazione del mistero. La musica del giovane estone Pärt Uusberg ha il potere di creare interi mondi psichici. La sua calma fluente e profondità meditativa nascono da una concezione del suono aurorale, che ogni volta sembra riportare l’ascolto a uno stato creativo remoto e originario, dal quale l’armonia dispiega, come per ondate di luce, il profilo di un denso mondo emotivo e spirituale.
Composta da Händel su testo di John Dryden, ed eseguita per la prima volta il 22 novembre (ricorrenza della Santa) 1739, la grandiosa Ode per il giorno di Santa Cecilia è una vera summa in musica del pensiero barocco, che celebra un’arte addirittura capace di creare, muovere e distruggere l’universo. L’incipit di ciascun movimento delinea i contorni di una metafora, basata sulla dottrina pitagorica, platonica e neoplatonica dell’armonia delle sfere celesti, integrata con la prospettiva cristiana di creazione: il tutto ebbe inizio dalla “celeste armonia”, che dispone gli elementi naturali (gli atomi e le coppie di qualità opposte tra loro) e culmina nella sua piena estensione con la comparsa dell’uomo (From Harmony). In What passion cannot music raise and quell, si osserva come nel mondo umano la musica sia soprattutto agitatrice (ma anche moderatrice) di passioni, come dimostrò il primo musicista biblico, Jubal (Genesi 4, 21): dalla rabbia all’impeto guerresco (The trumpet’s loud clangour), dalla gelosia alla passione amorosa (The soft complaining flute e Sharp violins proclaim their jealous pangs). Nell’aria sopranile Orpheus could lead the savage race, la figura di riferimento è il semidio ammansatore degli animali feroci. In cima alla scala si collocano però l’estasi religiosa e l’organo, strumento principe della musica sacra e della lode divina, con Santa Cecilia quale nume tutelare (recitativo But bright Cecilia raised the wonder higher). Ma la musica ha anche il compito di dissolvere l’ordine del creato “quando l’ultima e terribile ora divorerà questa fragile scena del mondo”: la tromba del Giudizio risuonerà per tutti e il cielo verrà untuned, letteralmente “scordato”(coro finale, As From the Power of Sacred Lays).
Händel si muove con molto agio nel ricco panorama emotivo offerto dal testo di Dryden, mostrando padronanza di stili, caratteri e affetti musicali differenti. Dopo la solenne ouverture alla francese, il caos precedente la creazione è evocato tramite dissonanze e armonie vaganti, la lira di Jubal diventa un violoncello che danza una sarabanda con il soprano, l’impeto bellico è una tromba che risponde al richiamo del tenore, mentre la devozione religiosa di Cecilia tira in ballo l’inevitabile organo. Ma il virtuosismo compositivo più alto si esprime nella crescente complessità degli interventi corali, culminando nel ricco numero conclusivo, roboante e drammatico, vera celebrazione del potere della musica nel cosmo e nel cuore dell’uomo. Fu senz’altro questo potere, messo nelle mani di Händel, a vincere i rigori climatici del 1739 riempiendo la sala di pubblico e decretando per quest’opera, fin da allora, un grande successo.
I Cypřiše(Cipressi) furono dodici brani scritti tra aprile e maggio del 1887, sulla base di melodie per voce e pianoforte elaborate nel 1865, quando Dvořák aveva solo venticinque anni. La versione per quartetto (ne esistono, quanto meno, una precedente e otto successive, per diversi organici) di questi canti d’amore su testo di Gustav Pfleger-Moravsky mostra il fluire di una sensibilità tardo romantica financo nella titolazione, “Cipressi”, vagamente mortuaria, che trova corrispettivi musicali e pittorici, rispettivamente in Cipressi a villa d’Este contenuta nel terzo volume delle Années de Pèlerinage di Franz Liszt, e nelle cinque versioni della tela di Arnold Böcklin, L’isola dei morti (1880-1886).
I due Quartetti op. 77 di Franz Joseph Haydn risalgono a un periodo che va dall’autunno del 1799 all’estate del 1800, dedicati da uno Haydn al culmine del suo successo europeo al principe Lobkowitz, affiliato massonico come lui (dedicatario dei primi sei Quartetti op. 18 di Beethoven). La struttura ricalca il modello ideato proprio da lui, perfezionato e messo a punto nel corso di quasi settanta Quartetti, con un Allegro iniziale dal dinamico ritmo di marcia e un Menuetto, che è forse uno dei migliori movimenti a modello di Scherzo mai scritti da Haydn.
Scritto tra dicembre del 1902 e aprile del 1903, intessuto da una vaga reminiscenza dell’analogo lavoro di Debussy, ilQuartetto in fa di Maurice Ravel è uno dei capolavori assoluti della storia del quartetto. La sua struttura motivica tendenzialmente ciclica, l’architettura originalissima, la straordinaria presenza della viola nell’economia dell’organico, l’uso quasi smodato del pizzicato che fa dei quattro archi una sorta di un immaginifico strumento a plettro, fanno di questa composizione un unicum del genere. Nella sintesi finale dell’ultimo movimento, in 5/8, la viola nuovamente protagonista riprende i brandelli tematici dei movimenti precedenti, in un finale di sottile e sofisticata percezione.
I contributi musicologici da cui attinge questo testo, editi sui programmi di sala, sono a cura, rispettivamente, di Pietro Mussino e Massimo Venuti.
Il Festival delle Città di Milano e Torino, realizzato da I Pomeriggi Musicali di Milano e Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.
La biglietteria di MITO SettembreMusica a Milano, presso il Teatro Dal Verme, in via San Giovanni sul Muro, 2 è aperta da martedì a sabato, con orario 11-19. I tagliandi di ingresso dei concerti a ingresso libero saranno distribuiti contestualmente all’apertura della sala, presso la sede del concerto e fino a esaurimento dei posti disponibili. La distribuzione dei tagliandi inizierà 45 minuti prima dello spettacolo.
Informazioni: +39.02.87905201 – biglietteriamito@ipomeriggi.it
PROGRAMMI
L’ORIGINE DEL MONDO
Pärt Uusberg (1986)
The eternal dream per coro e orchestra
Commissione di MITO SettembreMusica
Prima esecuzione assoluta
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
From Harmony, from Heav’nly Harmony
ode per il giorno di Santa Cecilia per soli, coro e orchestra HWV 76 su testo di John Dryden
Francesca Cassinari soprano
Sonia Tedla Chebreab soprano
Cyril Auvity tenore
laBarocca
Ruben Jais direttore
Ensemble Vocale laBarocca
Gianluca Capuano direttore
In collaborazione con laBarocca
FOGLIE
Antonín Dvořák (1841-1904)
Da Cypřiše (Cipressi) Versione per quartetto d’archi
n. 2 V tak mnohém srdci mrtvo jest (Regni di morte) Allegro, ma non troppo
n. 3 V té sladké moci ocí tvých (Quando i tuoi dolci sguardi) Andante con moto
n. 11 Nad krajem vévodí lehký spánek (Natura in pace) Allegro scherzando
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 Hob. III:81
Allegro moderato
Adagio
Menuetto
Finale. Presto
Maurice Ravel (1875-1937)
Quartetto in fa maggiore per archi
Allegro moderato – Très doux
Assez vif, très rhytmé
Très lent
Vif et agité
Quartetto Noûs
Tiziano Baviera, Alberto Franchin violini
Sara Dambruoso viola
Tommaso Tesini violoncello
