Addio al leggendario campione di pugilato Jake La Motta

Si è spento a 96 anni Jake La Motta, ex campione del mondo dei pesi medi di pugilato denominato ‘Toro Scatenato’ che ispirò il film interpretato da Robert de Niro, Figlio di un emigrante siciliano che dopo gli anni della Grande Depressione americana incarnava la voglia di riscatto degli italo-americano del Bronx, nella sua carriera da professionista durata 14 anni, combatté 102 volte (un record di 83 vittorie, 30 delle quali per ko, quattro pareggi e 19 sconfitte).

Jake La Motta era nato a New York il 10 luglio 1921. Il padre era originario di Messina, la madre invece era ebrea: per questo gli fu imposto il nome di Jacob. Fu subito un ragazzo inquieto, uno dei tanti ragazzi di strada della New York più violenta. Debuttò a soli 19 anni. La svolta per la sua carriera fu il doppio confronto con Ray Sugar Robinson: Nel primo, il 22 ottobre del 1942 a New York, fu sconfitto, nel secondo, il 5 febbraio dell’anno dopo a Detroit, vinse, sempre ai punti, dopo aver spedito Robinson, ko all’ottava ripresa. Sugar Ray però si rifece 21 giorni dopo nella ‘bella’ di New York, e batté ancora La Motta due volte nel 1945. Continuò ad affrontare avversari di grande valore.

I quattro duelli con il croato Fritzie Zivic, fra il 1943 e il 1944, sono passati alla storia come i match più scorretti della storia della boxe. Nel 1949 conquistò il titolo mondiale contro Marcel Cerdan. Da campione il primo avversario che La Motta trovò sulla sua strada il 12 luglio ’50 fu Tiberio Mitri, ed in un Madison Square Garden stracolmo vinse largamente ai punti.

Nel ’52 il ‘Toro’ si ritrovò davanti Sugar Robinson, per il loro sesto confronto. Robinson dominò il combattimento, La Motta resistette stoicamente sino al 13/o round, fino a quando l’arbitro non fermò il match, che da allora venne chiamato ‘Il massacro di San Valentino’. La crudeltà del match lasciò tracce sul fisico, La Motta da allora non fu più lo stesso e chiuse con la boxe nel ’54 con una sconfitta ai punti per mano di Billy Kilgore. Appesi i guantoni al chiodo fu chiamato spesso in show televisivi e spettacoli di intrattenimento.

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