Sananda Maitreya presenta il nuovo progetto “Prometheus & Pandora”: tre volumi, 53 canzoni e la voce femminile di Luisa Corna

Il 13 ottobre esce Prometheus & Pandora, il nuovo disco di Sananda Maitreya, per treeHouse Publishing. Un lavoro composto da tre volumi (1. Prometheus, 2. Pegasus e 3. Pandora), 53 brani, 178 minuti di gloria.prodotto e interamente suonato da Sananda stesso nel suo studio di Milano.

Con questo nuovo lavoro Sananda ha trasportato la mitologia al 21° secolo e, come racconta, “ho creato tre diversi terreni per comunicare dove siamo adesso. Si tratta di abbracciare tutto ciò che sei, l’ombra e la luce, e la relazione duratura e senza tempo tra i due protagonisti: Prometheus e Pandora“.

In “It’s been a long time”, il primo singolo estratto, accompagnato da un video girato a Villa Arconati e diretto da Luciano Boschetti, c’è un raro sguardo al passato proprio di Sananda e rappresenta il suo modo di riconoscere i 30 anni di feed-back dall’inizio della sua attività.

Artista poliedrico, creativo, geniale, Sananda si è trasferito da anni a Milano dove vive con la sua famiglia: “Sono un artista e questo per me è più importante che essere star perché la vita di un artista è più gratificante di quella di una star. Ho scelto Milano per vivere qui il mio sogno americano in libertà”.

La mitologia greco-romana viene utilizzata da Sananda Maitreya come metafora della sua storia personale, come Prometeo che ruba il fuoco agli Dei per darlo agli uomini e viene cacciato dal Monte Olimpo, così l’artista ha lasciato l’Olimpo discografico per avere la libertà di fare quello che gli piace, coltivando le sue passioni: “Mi piace andare controcorrente, del resto sono del segno zodiacale dei Pesci.  Anche se c’è crisi e le persone magari non hanno tenpo o soldi per la musica, mi sembrava giusto fare un album così lungo”, ha raccontato l’artista alla stampa. “La gente segue il ritmo, io invece dico seguite le vostre idee, la vostra passione. Queste 53 canzoni raccontano lo smarrimento della società occidentale odierna e anche la mia storia. Se usi il tuo potere per dire alla gente di pensare con la propria testa diventi pericoloso. Prometeo era un ribelle, Prometeo è mio padre, tutti i miei eroi sono figli di Prometeo. Credo di far parte di quella tradizione di artisti che prendono il fuoco per illuminare il cammino della gente. La cosa più difficile è agire seguendo le proprie convinzioni. La vita di un artista è molto pericolosa, è una lotta per non perdere di vista il proprio obiettivo, ma la fabbrica degli eroi controlla tutto quello che fai e che dici. Prometeo ha rubato il fuoco e gli Dei lo hanno punito, allo stesso modo ogni artista è punito per il fuoco che ruba”.

Sananda ha sottolineato quanto sia importante la mitologia greco-romana poichè racchiude la storia della nostra civiltà: “E’ la nostra memoria genetica. Dobbiamo ricordarci che se oggi la civiltà occidentale sta attraversando un momento di crisi è a causa della mancanza di memoria. Spesso ci dimentichiamo che proveniamo da divinità potenti e che quindi siamo noi stessi potenti”.

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Da questa idea è partito il progetto discografico diviso in tre parti, la prima, Prometeo, più potente, la seconda, Pegasus, più strumentale, la terza, Pandora, più femminile, con la voce di Luisa Corna a interpretare Pandora: “Luisa ed io ci conosciamo da molti anni, è un’amica di famiglia, è un mix di maturità, sensualità, talento e ha una voce unica, proprio quello che mi serviva per completare al meglio questo progetto”, ha spiegato Sananda. Alla presentazione al Blue Note di Milano era presente anche Luisa Corna: “Sananda è un grande artista, è uno che va oltre fregandosene dei meccanismi del mercato discografico, ha il suo mondo e la sua forza. L’ho sempre adorato e quando sono stata contattata ho detto subito di sì ed è stato meraviglioso lavorare insieme”.

Un progetto che l’artista ha realizzato con grande creatività e libertà: “Un album dal titolo ‘Prometheus & Pandora’ non poteva essere un semplice disco. Ogni artista a un certo punto deve scalare una montagna e questo triplo cd è il mio modo di salire in cima all’Olimpo e vedere che cosa si riesce a portare giù. Mi sono detto per tre volte basta mentre lo incidevo, ma ogni volta moriva un grande artista come Prince o David Bowie, così tornava l’urgenza di entrare in studio e continuare a registrare. Quando siamo giovani ci sentiamo immortali, crescendo ci scopriamo mortali. Così mi sono detto: non ci sono più scuse, le cose che vuoi fare, falle“.

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“Introducing the hardline according to Terence Trent D’Arby”, il suo disco di debutto, compie trenta anni e Sananda sta progettando un tour nel 2018 in cui insieme alle nuove canzoni canterà anche quelle del suo vecchio repertorio. Anche se è sempre convinto della scelta di abbandonare l’identità di Terence Trent D’Arby per diventare Sananda: “Se io sono vivo e alcuni miei colleghi non lo sono lo devo alla scelta di lasciarmi alle spalle Terence Trent D’Arby. e quella vita che non mi apparteneva. Se penso ai dischi dei Pink Floyd, che sono da sempre i miei eroi, il mio punto di riferimento, vedo il dolore, la sofferenza per arrivare al livello successivo. Io faccio allo stesso modo. Sono stato cresciuto con i valori cristiani e quindi credo in una nuova vita e nella salvezza“.

Francesca Monti

 

 

 

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