Sotto Copertura – La cattura di Zagaria -Intervista con Claudio Gioè: “Mi piacciono queste storie in cui lo Stato riesce ad affermare i principi della legalità e della giustizia”

di Francesca Monti

Prende il via questa sera su Rai 1 un nuovo affascinante e coinvolgente capitolo della serie “Sotto Copertura”, per la regia di Giulio Manfredonia,. prodotta da LuxVide in collaborazione con Rai Fiction, che vede protagonista Claudio Gioè, affascinante e versatile attore, che veste nuovamente i panni del commissario Michele Romano.

Il superpoliziotto capo della squadra Mobile di Napoli che ha assicurato alla giustizia Antonio Iovine, ora deve vedersela con un altro grande latitante del clan dei Casalesi: Michele Zagaria (interpretato da Alessandro Preziosi), il camorrista più ricercato d’Italia.

Abbiamo fatto una piacevole chicchierata con Claudio Gioè e abbiamo parlato con lui del suo personaggio, Michele Romano e dei prossimi progetti.

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Ciao Claudio, il 16 ottobre su Rai 1 prende il via “Sotto Copertura – La cattura di Zagaria”, in cui interpreti Michele Romano, il commissario che dopo aver catturato il boss Iovine dà ora la caccia al boss Zagaria. PUoi raccontarci qualcosa riguardo quello che vedremo?

“Ritroviamo la stessa squadra dell’anno scorso già alle prese con le ricerche del super latitante Michele Zagaria. Michele Romano sta seguendo una pista e sta quasi per arrestarlo con un blitz, ma a questo punto qualcosa comincia ad andare storto e inizia un’affascinante e avvincente caccia all’uomo costituita da mosse e contromosse, quasi una partita a scacchi fra il commissario e il latitante, che è caratterizzato da una forte ossessione quasi paranoica del mantenimento della sua latitanza”.

Quanto è cambiato il tuo personaggio rispetto alla prima serie?

“E’ sempre quello che abbiamo conosciuto nella prima serie. La novità è che si troverà a far fronte a due ambiti, la caccia al latitante e anche una sorta di fronte interno che in qualche modo comincia a sospettare di alcune pratiche poco ortodosse di informatori gestiti da Romano che lo porteranno all’inchiesta per favoreggiamento alla camorra e questo sconvolgerà non solo la ricerca di Zagaria, ma metterà continuamente tutta la squadra sotto pressione avendo il capo indagato. Michele Romano PERò continuerà, sicuro della sua innocenza, a fare il suo lavoro fino alla fine”.

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Quale aspetto ti piace maggiormente di questa serie e del tuo personaggio che si ispira alla figura di Vittorio Pisani?

“Come uomo del Sud mi piacciono queste storie in cui lo Stato riesce ad affermare i principi della legalità e della giustizia, quando fa sentire la sua presenza con interventi, arresti storici come quelli realizzati da Vittorio Pisani su territori che sono legati da secoli alla criminalità organizzata. Quindi non può che essere una bella avventura, una bella storia da raccontare piena di speranza, per un Mezzogiorno che aspetta da troppi anni il riscatto”.

Ti abbiamo spesso visto protagonista di fiction o film come I cento passi, Il capo dei capi, Squadra Antimafia, La mafia uccide solo d’estate, in cui interpretavi o il boss o il poliziotto, aventi come tematica la mafia… 

“A me piace quando ci sono dei bei copioni, quando le storie che mi propongono hanno anche un aggancio alla cronaca o alla storia recente, perchè mi sento più responsabilizzato ed è un lavoro anche meticoloso di ricerca e costruzione storica. Altre volte si fanno delle incursioni anche nel genere, in questo caso si riescono a coniugare come in Sotto Copertura dei fatti storici importanti come questi due clamorosi arresti insieme al gusto di provare a raccontarli con un linguaggio che sia fruibile a un largo pubblico. Io mi diverto in entrambe le situazioni”.

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Qual è stata la scena più difficile da girare durante la seconda stagione di Sotto Copertura? 

“Abbiamo girato le ultime fasi dell’arresto nella vera villetta in cui si nascondeva Zagaria negli ultimi mesi, e devo dire che lì emotivamente è stato molto forte ripercorrere e rimettere in scena la situazione, è stata un’operazione quasi teatrale, molto potente, girare in quello stesso luogo in cui è avvenuto un clamoroso successo delle forze dell’ordine. E’ stato sconvolgente vedere il buco in cui Zagaria si nascondeva e da dove è stato prelevato”.

Recentemente hai preso parte a un’altra fiction di successo come “La mafia uccide solo d’estate”, trasposta in serie tv da film. Com’è stata questa esperienza?

“E’ stata un’esperienza bellissima anche perché nella serie tv con la regia di Luca Ribuoli interpretavo il ruolo del papà del bambino, Lorenzo Giammarresi, ho avuto modo di stare su quel set un po’ più a lungo e ho potuto raccontare in maniera più approfondita anche la vita di chi giornalmente si trova tra l’incudine e il martello, e la presenza di certe collusioni, di cui abbiamo letto sui giornali in questi anni tra mafia e politica. Una situazione che coinvolgeva e in parte ancora coinvolge la condizione sociale dei cittadini del Mezzogiorno ma anche di tutta Italia oramai. E’ stata un’occasione per mostrare il punto di vista della maggioranza, di chi si trova ad affrontare senza essere un eroe o un antieroe la vita di tutti i giorni barcamenandosi tra le difficoltà messe in campo dalle mafie in generale”.

Un altro personaggio da te interpretato, molto amato dal pubblico, è quello di Ivan Di Meo in “Squadra Antimafia”…

“Un’esperienza a cui sono molto legato, era la prima volta che tornavo a girare nella mia città, Palermo, anche lì con una storia drammatica, che guardava all’attualità, cioè al ritorno in Sicilia dei boss scappati in America ai tempi di Riina per riprendere il controllo del territorio. Era una serie che riusciva a coniugare cronaca e azione avvalendosi anche di grandi sceneggiatori come Giovanni Bianconi, Donato Carrisi, e poi Sandrone Dazieri, che ha dato un importante contributo al prosieguo della serie”.

A quali nuovi progetti stai lavorando?

“Sono in procinto di tornare sul set a Palermo per ultimare le riprese della seconda stagione de La mafia uccide solo d’estate, che affronterà il 1980 che è stato un anno particolarmente drammatico per la città di Palermo e ha visto l’inizio dell’acuirsi della lotta per il potere dei Corleonesi e di numerosi delitti eccellenti, da Costa a Mattarella, il presidente della Regione. Tratteremo dei temi delicatissimi, però con lo sguardo a volte sornione e a volte ironico che ha contraddistinto l’idea di questa serie”.

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