A “MATRIX” PARLA SERAFINA STRANO, LA DOTTORESSA AGGREDITA E VIOLENTATA NELLA GUARDIA MEDICA DI TRECASTAGNI NEL CATANESE, MENTRE ERA DI TURNO

«La notte tra il 18 e 19 settembre, quando sono stata aggredita, ero di turno in completa solitudine, come sempre accade. Sottolineo in solitudine perché, purtroppo, le mie colleghe, quasi tutte, fanno i turni in guardia medica accompagnate non da infermieri, non da guardie del corpo o  da vigilantes, ma dal marito, dal padre o da un conoscente». Queste le parole della dottoressa Sarafina Strano, che racconta a Nicola Porro – in onda ieri sera, in seconda serata su Canale 5 – l’agghiacciante aggressione sessuale subita mentre era di turno in guardia medica.

A soli due mesi dall’accaduto, la dottoressa prosegue il racconto della violenza subita per denunciale la mancanza di sicurezza per i medici della guardia medica: «A  mezzanotte ho sentito suonare il campanello e sono andata ad aprire. Non mi era possibile vedere prima chi era perché non c’era il videocitofono, come affermato dalla ministra (Beatrice Lorenzin ndr). Dietro il vetro riconosco un paziente (Alfio Cardillo ndr) già visto in guardia medica. Era venuto altre volte. Mi chiede un antidolorifico. Io non mi insospettisco per niente, anche perché la sera prima era venuto per lo stesso problema. Appena entro dentro l’ambulatorio, mentre mi volto per prendere il farmaco dall’armadietto, lui mi aggredisce alle spalle con intenzioni chiarissime: mi strappa i vestiti e comincia una violenza che dura un’ora e mezza».

E continua «Cerco disperatamente di raggiungere il telefono, prima però, cerco di raggiungere un pulsantino – che secondo i miei dirigenti Asp sarebbe il cosiddetto braccialetto –  che è un accessorio del braccialetto SOS, che in quel momento non indossavo – come non lo indossano mai i colleghi – perché non ha copertura di segnale in tutti i locali della guardia medica  e, avendolo provato, avevo scoperto che se posizionato sulla scrivania dell’ambulatorio, forse poteva funzionare. Mi getto verso il telefono ma lui mi resta attaccato alle spalle e con me sotto si butta sul telefono e lo strappa dal muro, strappando i fili».

E precisa: «Quell’immagine della brandina spaccata, che avete sicuramente visto sui giornali e in televisione, si è spaccata nel momento in cui ha tirato e disattivato il telefono. La violenza è finita solo perché lucidamente ho capito che l’unica cosa che poteva salvarmi era uscire fuori e gridare. Ho lottato con lui attaccato per tutti i locali, non mi ha mollato un istante per un’ora e mezza tenendomi avvinghiata. Poi mi ha chiesto di accendere una sigaretta. Io gli ho ricordato che non fumo, ma che avevo dei cerini nell’armadietto. Cercando di rabbonirlo, nell’attimo in cui lui ha fatto il gesto di accedere la sigaretta, e ha dovuto mollarmi, io sono riuscita a scappare fuori e chiedere aiuto». 

In merito alla denuncia contro i dirigenti dell’Asp di Catania spiega: «Quando ho detto che mi sono sentita violentata una seconda volta, è perché sono passati 60 giorni e la violenza è stata perpetuata proprio dal mio datore di lavoro, i dirigenti dell’Asp di Catania – ci tengo a precisarlo – perché sono loro che dovevano, per legge, creare dei sistemi sicurezza anti aggressione validi per le guardie mediche della Regione».

«Ho voluto denunciare, ma mi costa tanto “metterci la faccia” – conclude la dottoressa Strano – come mi è costato tanto andare in Parlamento e come andare ieri ospite di una conferenza stampa con l’Ordine dei Medici, ma sono contenta che altre colleghe che hanno subito violenze in guardia medica, ieri abbiano avuto la forza di parlare con i giornalisti presenti». 

Per vedere l’intervista: http://www.video.mediaset.it/video/matrix/servizi/parla-la-dottoressa-violentata-in-ambulatorio_782351.html

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