Intervista con i Northern Lines, che ci presentano il nuovo disco The Fearmonger

I Northern Lines sono una band di Roma composta da Cristiano Schirò alla batteria, Alberto Lo Bascio alla chitarra e Stefano Silvestri al basso, nata alla fine del 2012.  I tre musicisti danno vita al progetto in seguito alla necessità, per loro quasi fisiologica, di uno spazio musicale che sia libero dagli schemi in voga, figlio della contemporaneità, ma ricalco della ricchezza degli anni settanta: vero paradiso culturale nel quale tutti e tre si riconoscono. Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple, ma anche The Aristocrats e Rush, questo il loro substrato di studio e ascolto. A questo tassello iniziale si aggiunge l’aspetto ludico e leggermente caricaturale della band, che scherza e spiazza il pubblico alternando pattern classici rivisitati e sprezzanti voli di worldinfluence. Il tutto secondo  un approccio hard rock sincero, senza troppi fronzoli sonori. Nel maggio-giugno 2016 i Northern Lines entrano nello studio di registrazione Music-Up, a Roma, per realizzare il loro secondo lavoro. A differenza della casualitá comica e sprezzante di “Farts from SETI code”, il loro secondo album si misura con la classicitá del genere e ricalca la forma dei concept album. Il tema è la morte, vista con gli occhi della contemporanea paura, quella emozione paralizzante ma di effetti sorprendenti. “The Fearmonger” prevede l’aggiunta di parti di piano, synth e hammond che costituiscono il cardine della variazione compositiva in atto nei Northern Lines.

In questa intervista, Stefano Silvestri ci ha raccontato qualcosa in più sui Northern Lines e sul loro nuovo disco.

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credit foto profilo Facebook Northern Lines

Ciao Stefano, è uscito il vostro secondo disco, “The Fearmonger”:, un concept album che ha come centro la paura della morte. Ci racconti com’è nato questo progetto?

“Ci siamo detti che forse dopo il primo album Farts from SETI code, occorreva alzare il tiro, la sfida, cambiare qualcosa e aumentare la difficoltà. Quindi abbiamo cercato di cambiare un po’ il linguaggio, ma soprattutto il tema trattato. È stata una bella sfida e ci ha detto tante cose di noi che non sapevamo prima”.

Come avete lavorato al sound dei brani?

“Il sound è stato uno dei grandi cambiamenti ed è nato prima nella nostra testa, nei nostri ascolti quotidiani, e poi si è materializzato grazie al lavoro di Stefano Nuccetelli. Abbiamo stavolta insistito più sullo human playing e la produzione è completamente diversa dal primo album, che risulta invece più moderno e compresso”.

Avete fatto una tournée europea in alcune importanti nazioni dell’Est. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza molto importante, ci ha fatto conoscere altre realtà in cui c’è forse più voglia di ascoltare musica, più partecipazione. Spesso dopo l’esecuzione dei nostri brani ci veniva chiesto dal pubblico di improvvisare, di continuare a suonare. È stato molto divertente”.

Com’è nata la vostra band e come mai avete deciso di chiamarvi “Northern Lines”?

“Siamo nati 5 anni fa, ma ci conoscevamo già da prima. È stato naturale decidere di suonare insieme. Abbiamo deciso di chiamarci “Le linee del nord” perchè ci fa pensare alla fuga dei cervelli, alle guerre e alle grandi migrazioni di esseri umani, insomma, ci sembra molto contemporaneo”.

Quali sono gli artisti che più hanno influenzato la vostra musica?

“Noi veniamo dal rock fondamentalmente. E siamo innamorati del progressive anni ‘70. Se unisci queste due correnti e ci metti Aristocrats e Rush trovi la nostra “matrice”. Ma spesso ci allontaniamo anche dai nostri padri spirituali. La nostra idea non è quella di fermarsi all’imitazione, ma di partire da lì”.

Dove e quando potremo sentirvi live?

“Sicuramente dopo dicembre, stiamo lavorando su una nuova idea, e cerchiamo di elaborare un nuovo campo d‘azione. Potrete seguirci sulla nostra pagina Facebook e vi terremo aggiornati sui live oltre che sull’esito delle nostre cicliche “trasformazioni””.

RECENSIONE: “The Fearmonger” si compone di undici tracce tutte strumentali dal sound  prog rock, con un andamento che alterna momenti più ritmati ed altri più riflessivi. Tra le tracce tutte ben strutturate e suonate, segnaliamo in particolare “Nightwalk” e “Towards of the End”. Nel complesso è un disco piacevole da ascoltare e siamo sicuri che in futuro sentiremo parlare sempre di più di questa talentuosa band.

di Francesca Monti

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