Veronica Pivetti debutta alla guida dell’undicesima edizione di “Amore Criminale. Storie di femminicidio”, in onda su Rai 3 da domenica 14 gennaio in prima serata: “Ho cercato di raccontare queste storie drammatiche con tatto”. Intervista alla conduttrice

Un nuovo volto per raccontare la tragedia dei femminicidi, tematica purtroppo molto attuale, e per continuare a dire no alla violenza sulle donne: Veronica Pivetti debutta alla guida dell’undicesima edizione di “Amore Criminale. Storie di femminicidio”, in onda su Rai 3 da domenica 14 gennaio in prima serata, succedendo a Camila Raznovich, Luisa Ranieri, Barbara De Rossi e Asia Argento. Otto nuove puntate prodotte da Rai3 e Ruvido srl, e realizzate dal Centro di Produzione Tv Rai di Torino, in cui la simpatica e versatile attrice, protagonista di tante fiction e film di successo, avrà il compito di raccontare le storie di donne diventate vittime, ricostruite attraverso docufiction che sin dalla prima edizione sono il marchio di fabbrica della narrazione di “Amore Criminale”.

Sono felice e orgogliosa di essere stata chiamata a condurre questo programma, è stata una sorpresa perché sono fondamentalmente un’attrice di commedia, quindi sono stata colpita dal coraggio della rete e del direttore. Sono grata a chi mi ha chiesto di fare questa conduzione e onorata di essere la testimone di tante donne. Sono entrata in punta di piedi nel programma. Sono una persona molto emotiva e non rinuncio alla mia emotività. Ci sono storie senza freni, talmente violente, in cui non si può non sentirsi coinvolte emotivamente. E’ un programma che mi ha fatto molto soffrire. Se riusciamo a fare qualcosa perché le mostruosità diminuiscano anche dello 0.01% allora abbiamo già ottenuto un grande risultato“, ha dichiarato Veronica Pivetti durante la conferenza stampa, ammettendo di essersi sentita molto coinvolta dalle storie raccontate: “Ho letto le storie, il materiale prima di iniziare, insieme a Matilde D’Errico, ragionandoci sopra. ho sentito queste donne molto vicine, vive e amiche, e pensavo a queste famiglie che forse per un paio d’ore rivivranno la vita delle loro figlie… è straziante. Io ci ho messo la normalità. Le storie raccolte da Matilde sono talmente orripilanti, terribili, che non c’è bisogno di enfatizzarle. Ho cercato di raccontarle con tatto. Ci sono molte persone che mi incontrano e mi dicono che vedendomi recitare nelle varie serie si sono fatte tante risate. Questa volta non ci sarà da ridere, ma da riflettere“.

Veronica Pivetti ha sottolineato, rispondendo ad una domanda, come queste storie non abbiano nulla in comune con le molestie sessuali denunciate da molte donne dello spettacolo: “E’ indubbiamente un fenomeno grave ma che non ha nulla a che vedere con i temi trattati da Amore criminale. Si tratta di due cose totalmente diverse, non c’è nessun parallelismo. Senza sottovalutare il problema delle molestie, che è importantissimo, in questo caso si parla di donne che vengono uccise. Non si tratta di Hollywood, dello star system americano o italiano, ma di vicende tragiche e dolorose che accadono in ambienti spesso ordinari. L’epilogo di quasi tutte le storie raccontate è la morte della donna“.

Storie drammatiche che la redazione del programma ha deciso di affrontare “con equilibrio e sensibilità, ma senza omissioni perché anche questo fa parte del servizio pubblico“, ha ribadito il direttore di Rai 3 Coletta.

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Altra novità è l’anteprima di “Amore Criminale”, uno spazio che precede la sigla e che quest’anno avrà un’impostazione più informativa e di servizio alle donne. A condurla, Matilde D’Errico, ideatrice del programma, che in ogni puntata affronta un tema (la violenza psicologica, la violenza assistita, gli orfani del femminicidio, la violenza economica, lo stalking, cosa significa per un genitore sopravvivere alla morte di una figlia ammazzata, i centri antiviolenza, la tratta delle schiave) e intervista in studio una donna sopravvissuta: “Tutto quello che ricostruiamo con la fiction è la verità, è quanto accaduto realmente. C’è uno studio curatissimo, cerchiamo di scegliere storie con sentenze già passate in giudicato o almeno con un primo grado di giudizio e rispettiamo il principio del contradditorio ospitando l’avvocato della difesa“, ha spiegato D’Errico.

Nella prima puntata Matilde D’Errico affronta il tema della violenza economica e incontra Urszula, una ragazza di origine polacca che si era innamorata di un ragazzo italiano e per lui si era trasferita nel nostro Paese. La sua storia è caratterizzata da violenza fisica e sottomissione, da isolamento e dipendenza psicologica ed economica. Dopo tante violenze e maltrattamenti Urszula si salva chiamando il numero antiviolenza del 1522, il numero del Dipartimento Pari Opportunità al quale rispondono le operatrici di Telefono Rosa 24 ore su 24. E proprio grazie all’aiuto dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo del Telefono Rosa, Urszula riesce a a guadagnarsi nuovamente un’autonomia economica che le consente di riprendere in mano la propria vita.
In studio, la donna è accompagnata dall’avvocata Antonella Faieta, membro del consiglio direttivo di Telefono Rosa, associazione che quest’anno compie 30 anni di attività in difesa delle donne vittime di violenza.
Subito dopo l’anteprima, Veronica Pivetti racconta la storia di Federica, una ragazza di Taranto, uccisa dal marito Luigi  assieme al figlio, un bambino di soli 3 anni e mezzo. Anche Federica viveva una condizione di forte dipendenza economica dal marito, un uomo di 21 anni più grande di lei. Per lui Federica aveva rinunciato a una carriera lavorativa legata alla sua laurea in Lingue, ma anche alla grande passione sportiva per la pallavolo.
La storia tra Federica e Luigi, possessivo e geloso, va in crisi definitivamente quando la donna scopre la doppia vita del marito che ha molteplici relazioni sessuali con escort e prostitute. L’uomo, inoltre, viene messo sotto processo dopo una denuncia per violenza sessuale sporta da una ragazza che lavorava con lui alla sede di Taranto dell’Associazione Nazionale Tumori. Alla luce di queste i scoperte Federica – che con Luigi aveva un figlio di 3 anni e mezzo – decide di chiedere la separazione. Ma il suo progetto di vita non vede la luce: Luigi la uccide brutalmente il 7 giugno 2016 e, poco più tardi, toglie la vita anche al bambino sparandogli con la pistola. Dopo la brutale mattanza Luigi si suicida. Il suo corpo viene trovato stretto a quello del figlio.
Era il 2007 quando “Amore Criminale” – realizzato in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato – andò in onda per la prima volta su Rai3. In Italia non esisteva ancora la legge sullo stalking e di violenza sulle donne si parlava pochissimo. In 11 anni di messa in onda “Amore Criminale” ha raccontato centinaia di storie di violenza: fisica, psicologica, sessuale ed economica. E attraverso il racconto di queste vicende la trasmissione ha portato avanti una grande battaglia di denuncia sociale e una grande campagna di sensibilizzazione, cercando di far passare messaggi importanti che potessero essere utili soprattutto alle donne. E in molte – dopo la messa in onda delle puntate – hanno scritto alla redazione della trasmissione (amorecriminale@rai.it) e hanno chiesto sostegno e aiuto. Donne che raccontano la propria storia di violenza e che necessitano di supporto. La redazione fornisce a ognuna di loro il contatto del Centro Antiviolenza più vicino, dove possono trovare assistenza legale e psicologica.

Amore Criminale, anche per questa edizione, si avvale della collaborazione dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Tante le donne che dopo ogni puntata chiedono aiuto alla trasmissione. L’email per scrivere alla redazione è amorecriminale@rai.it.

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Il nostro inviato Simone Zani ha raccolto le dichiarazioni di Veronica Pivetti a margine della conferenza stampa. Ecco l’intervista audio:

a cura di Simone Zani

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