“Non abbiamo armi” il nuovo disco di Ermal Meta: dodici canzoni di grande verità e umanità

Non capita tutti i giorni di poter ascoltare in anteprima un nuovo disco in uno studio di registrazione, alla presenza del cantautore che l’ha pensato e scritto e vedere sul suo volto le emozioni mano a mano che le note delle canzoni riempiono l’aria di note e parole. A me è successo con “Non abbiamo armi”, il nuovo disco di Ermal Meta, in uscita oggi, 9 febbraio. La prima parola che mi è venuta in mente dopo aver sentito le 12 tracce del progetto è capolavoro, e credetemi non è una parola esagerata perchè questo nuovo album è forse il piu’ bello dei tre fatti finora da Ermal, in un fluire di brani di grande verità e umanità che ti travolge, che arriva dritto al cuore e all’anima, raccontando storie e sensazioni in cui tutti ci sentiamo rappresentati. Come un fine pittore Ermal, con sensibilità e veridicità, colora questo disco con pennellate di poesia e con suoni di grande varietà, creando quadri musicali che si succedono come in un film bellissimo in cui al centro c’è l’amore, quello vero, quello che a volte fa soffrire, quel sentimento di cui però non possiamo fare a meno, nonostante tutto, perchè è il motore che muove tutto ed è il porto sicuro in cui tornare.

“E’ il terzo disco in tre anni, il lavoro di scrittura fatto negli anni passati, anche durante il tour e i concerti, mi ha permesso di avere molto materiale pronto. Nel mio telefono ci sono le note vocali che contengono le canzoni degli ultimi cinque anni, che ho composto partendo da una frase, un pensiero, un incontro. Tanti di questi appunti sono diventate canzoni per altri artisti. Scrivere per me è una sorta di autoterapia e anche un modo per conoscermi meglio, per buttare fuori delle cose che sento. Ogni canzone per me è una fotografia. La gente che ti ascolta ti dà una parte di sé ed è giusto rispettarla raccontando la verità. Umano l’ho scritto da solo e mi sono accorto che quando dici le cose che hai scritto ad alta voce cambiano, perché le parole restano nell’aria, il suono ti lascia delle vibrazioni. La musica è l’arte più arrogante, perché passa una canzone alla radio e ti distrugge lo stato d’animo che hai in quel momento, non chiede permesso. Io mi sento fortunato perché la musica non mi ha mai chiesto permesso ma mi è entrata dentro e quindi sono mosso da una estrema sincerità espressiva, è importante dire le cose come le senti, senza troppi giri di parole e questo me lo ha insegnato Mogol. Quando guardi negli occhi qualcuno e dici ti voglio bene è una cosa bella, non banale”.

Non mi avete fatto niente è un brano contro il terrorismo, contro ogni terrore che ostacola il cammino delle persone. “Fabrizio Moro mi ha contattato ad agosto dicendo di voler scrivere una canzone su questo tema. Così mi sembrava opportuno mettere in questo pezzo una sorta di geografia di quanto accaduto e anche il video è molto emozionale. Ci hanno anche detto volete vincere facile portando questa tematica a Sanremo, ma credo che non sia facile affrontare certi temi, come l’anno scorso con Vietato Morire che fotografava un momento della mia vita”, racconta Ermal.

Dall’alba al tramonto ha un sound orecchiabile e un ritmo dolce ed è una canzone sulla fiducia reciproca: “solo se tu ti fidi di me io mi fido di te”.
9 primavere è una ballad che racconta il momento preciso in cui trovi la tua fidanzata che dopo tanti anni insieme fa le valigie e vuole andare via.
Non abbiamo armi scritta con Angelica Schiatti dei Santa Margaret, un brano carico di speranza che si ricollega a Non mi avete fatto niente e affronta il tema del tempo che passa e il fatto che non abbiamo armi per cambiare le cose, ma possiamo trovare la protezione in un abbraccio.
Io mi innamoro ancora, è un brano orecchiabile, una sicura hit estiva, in cui Ermal fa un elenco delle cose che nonostante tutto restano nel cuore, dalla squadra preferita, il Napoli, alla prima macchina con un ritornello che entra subito in testa. “E’ una fotografia di quando avevamo le tasche vuote e la testa piena di sogni”.
Le luci di Roma: una ballad romantica e spiazzante con il piano in apertura in cui Roma e la sua bellezza da togliere il fiato fa da scenario alla canzone che parla d’amore. La musica è finita ci restano solo le canzoni.
Caro Antonello è dedicata ad Antonello Venditti, per dirgli che ci ha fregato con le sue canzoni che cantano l’amore perfetto perché nella realtà non va così. E’ un brano che nasce da una telefonata tra Ermal e Venditti.
Il vento della vita parla degli ostacoli che la vita ci pone di fronte, di amori e di amicizie che si sono rivelate false ma nonostante tutto bisogna sempre ripartire e andare avanti perché nessun istante di tempo è stato sprecato.
Amore alcolico è un up tempo che ironizza sul fatto che la gente spesso dice di stare attenti a questa o quell’altra cosa perché ti fa male ma quello che a volte fa più male è un sentimento. E’ un pezzo che sarà molto divertente suonare live, dal sound trascinante.
Quello che ci resta: un brano che parte piano e voce per poi aprirsi raccontando la parte piu’ fragile che è insita in un essere umano: “E’ l’amore che ci resta che spacca le ossa ma non lascia nessuna ferita”.
Molto bene, molto male, è un pezzo molto interessante con suoni rock e parla dell’amore come riparo da tutte le cose che succedono.
Infine Mi salvi chi può è la canzone che chiude il disco, è quello piu’ particolare e come Ermal ci ha abituati anche nei precedenti lavori lascia intravedere il disco che verrà. Una canzone sinfonica, malinconica che il cantautore ha scritto il giorno di Natale perchè a disco quasi chiuso gli sembrava mancasse qualcosa. E’ la chiusura perfetta di un disco che al termine dell’ascolto ti fa venire voglia ripartire nuovamente dalla prima traccia e riascoltare queste dodici belle canzoni tutte d’un fiato. E non capita spesso.

di Francesca Monti

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