Video intervista con i Negrita che raccontano il nuovo disco “Desert Yacht Club”

Il 9 marzo è uscito “Desert Yacht Club” (Universal Music), il nuovo disco dei Negrita, il decimo della loro carriera, che rappresenta una sorta di nuovo inizio e che è nato in California, tra le dune di Joshua Tree. Il titolo Desert Yacht Club è un omaggio all’oasi creativa fondata dall’artista napoletano Alessandro Giuliano, all’interno della quale la band ha dato vita ad alcune delle idee principali del nuovo progetto, che comprende 11 tracce, che affrontano tematiche diverse e che sono state registrate non nel classico studio di registrazione, ma con il metodo Kitchen Groove, basato su un set up minimale ed esportabile ovunque, in grado di far fluire l’ispirazione senza filtri o limiti di tempo. Un disco nato on the road che profuma di libertà e di rock’n’roll.

Abbiamo incontrato i Negrita a Milano. Ecco, nella video intervista, quello che ci hanno raccontato Pau, Drigo e Mac.

Ciao ragazzi, Desert Yacht Club è un disco che segna una rinascita per voi, registrato non nel classico studio di registrazione, ma on the road. Ci raccontate com’è nato questo nuovo progetto?

“Siamo partiti dall’Italia non avendo nulla in mano, siamo stati in giro in tour per il mondo, in Europa, Asia e poi siamo arrivati a Los Angeles e abbiamo mollato gli strumenti elettrici, abbiamo preso delle chitarre acustiche a noleggio, un computer, un microfono, due cassettine e una scheda audio. Questo era il nostro studio mobile, abbiamo iniziato ad andare in giro per il sud degli States toccando le metropoli ma soprattutto l’interno, il Joshua Tree, il deserto del Mojave, la Yucca Valley, e quindi il nostro approccio al disco è stato strimpellare e avere la possibilità di registrare qualsiasi idea in ogni momento della giornata, quando eravamo nelle ville affittate, nel resort Desert Yacht Club nel deserto ma anche sul furgone”.

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Nel disco affrontate tante tematiche, ma quella centrale è senza dubbio il viaggio inteso come libertà e come contaminazione di culture e stili musicali differenti. Quanto ha influenzato la vostra musica questo viaggio nel deserto?

“Abbiamo sempre bisogno di viaggi, a volte anche di scuse per viaggiare. In questo caso siamo partiti con un pessimismo addosso che rischiava di minare le basi di questo disco e anche della band, ma la voglia di risolverlo ci ha portato in questi luoghi che sono riusciti a scardinare questi processi mentali che avevamo. Il deserto è stato il luogo piu’ emblematico, è finito anche in copertina, è un luogo molto emozionante e creativo, perché hai solo l’immensità intorno a te e ti porta a guardarti dentro, a scavare a fondo, è drastico, ci sono estremi e contrasti che si ripercuotono nelle azioni quotidiane e artistiche di ogni individuo che lo attraversa. In qualche modo riesci a concentrarti meglio nel deserto, se sei in buona compagnia che in altri posti”.

Avete già pensato all’allestimento del tour?

“Ci stiamo lavorando, abbiamo un disegno palco notevole, siamo molto contenti,  creeremo anche un immaginario visivo che in qualche modo racconti e sia collaborativo con la musica che suoneremo. Abbiamo tantissima voglia di suonare live i pezzi nuovi. Ci fa piacere vedere che questi brani nati in cattività, messi nelle mani dei musicisti assumano una veste quasi ancora piu’ convincente. Il processo creativo utilizzato per questo disco è stato vincente perché nei live riusciremo a tirar fuori quel rock’n’roll che ci contraddistingue e che forse mancava in alcuni album precedenti”.

Queste le prime tre date del tour dei Negrita:

10 aprile a Bologna, Unipol Arena
12 aprile a Roma, Palalottomatica
14 aprile a Milano, Mediolanum Forum

Questa la tracklist di Desert Yacht Club: 

  1. Siamo Ancora Qua
  2. No Problem
  3. Scritto Sulla Pelle
  4. Non Torneranno Più
  5. Voglio Stare Bene
  6. La Rivoluzione È Avere Vent’anni
  7. Milano Stanotte
  8. Ho Scelto Te
  9. Adios Paranoia
  10. Talkin’ To You (feat. Ensi)
  11. Aspettando L’Alba

a cura di Francesca Monti

Credit foto Magliocchetti

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