Nelle ultime settimane ci sono stati molti casi di bullismo, in particolare nelle scuole, ai danni di studenti e professori. Un fenomeno in crescita le cui responsabilità possono essere attribuite a diversi fattori. L’educazione parte innanzitutto dalle famiglie, ma rispetto al passato dove i genitori insegnavano ai loro figli valori fondamentali come il rispetto e l’umiltà, oggi si hanno delle preoccupanti carenze educative. E non dipende dal ceto sociale o dal tipo di scuola frequentata. Nella società attuale i genitori, avendo poco tempo da trascorrere con i loro figli, acconsentono a tutte le loro richieste, senza imporre dei limiti o dei divieti, e già da piccoli permettono loro di trascorrere parte della giornata davanti alla tv, al computer o a un cellulare, influendo di fatto sulle loro future capacità di relazionarsi con gli altri o di affrontare delle difficoltà. Una volta se un professore ti sgridava o ti metteva un brutto voto si tornava a casa con la paura di ricevere una punizione da parte dei genitori, oggi invece questi ultimi aggrediscono i docentii prendendo a prescindere le difese dei propri figli o giustificando gli atti violenti che gli stessi compiono a scuola. Un problema quello del bullismo che pone le radici anche nella nostra società, sempre più votata all’individualismo, alla cattiveria gratuita, all’apparenza, al mettersi in mostra a tutti i costi, in particolare sui social, per avere più like o più follower. E proprio sui social si scatenano i cyberbulli, detti anche leoni da tastiera, che nascondendosi dietro a uno schermo si permettono di lanciare insulti, minacce, accuse infamanti contro coetanei o personaggi famosi, perchè si sentono più importanti e intelligenti nel fare ciò. E purtroppo a volte questi comportamenti del branco portano le vittime a gesti estremi, come accaduto anche recentemente, in quanto sono stanche di sentirsi appellare con epiteti spregevoli o di subire violenze fisiche e psicologiche e non vedendo una via d’uscita arrivano a togliersi la vita. Gli esempi che passano in tv, poi, non aiutano certo a migliorare la situazione. Pensiamo, tra gli altri, a quanto accaduto nei giorni scorsi nella casa del Grande Fratello, atti di bullismo e violenza verbale contro una concorrente da parte di altri inquilini, puniti dalla produzione del programma con un’espulsione e dei provvedimenti e condannati dal mondo social. Peccato che sia spesso proprio questo mondo social a incitare all’odio verso il più debole e a fomentare la discriminazione. Dobbiamo ricordarci che le parole possono far male più di un pugno, quindi vanno pesate e pensate prima di essere scritte o pronunciate. Quindi il cambiamento deve partire in primis dalle famiglie che devono tornare ad educare i figli al rispetto degli altri, dei coetanei, dei professori, delle donne, degli anziani, e non alla violenza gratuita. Perchè ragazzi, picchiare o insultare un altro essere umano o farlo sentire inutile e disprezzato non vi fa diventare più grandi o più potenti. Anzi, chi fa questi atti dimostra di essere una persona piccola e ignorante. E lo stesso vale per chi vede e non interviene, perché l’indifferenza fa male quanto la violenza. E’ importante che vi siano delle leggi ad hoc per punire chi si macchia di bullismo o di femminicidio ed è altrettanto importante che chi subisce una violenza riesca a trovare il coraggio e la forza per parlarne con la propria famiglia, con i propri amici, anche se non è facile. Soltanto combattendo tutti insieme contro queste mele marce della società potremo provare a fermare questa spirale di odio gratuito.

Colpa della poca educazione da parte della famiglia e della scuola; certo, ma non solo. I media hanno una responsabilità enorme nel diffondersi dell’aggressività e della violenza. La continua e quotidiana diffusione di messaggi negativi, attraverso immagini, film, fiction, programmi a base di cronaca nera, TG che sembrano bollettini di guerra, dove le notizie più importanti sono sempre quelle sulle tragedie familiari ed i morti ammazzati, è una forma di plagio mentale che genera reazioni negative e aggressività che si sfoga al minimo pretesto e per “futili motivi”. In una recente intervista lo psichiatra Vittorino Andreoli, riferendosi proprio ai recenti atti di bullismo e violenza nelle scuole (e fuori), ha detto: “La violenza che vediamo negli adolescenti arriva in gran parte da film, internet, videogiochi killer o a sfondo sessuale.” Più chiaro di così non potrebbe essere. E’ quello che scrivo da anni: il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Ma è già molto che ci siano persone come te che colgono il pericolo e non hanno paura di parlarne. Coraggio, buon proseguimento.