Un racconto che allarga significativamente il racconto resistenziale anche al Mezzogiorno d’Italia, spesso sottratto alla considerazione generale della nostra Liberazione, e arricchisce preziosamente la storia dell’occupazione nazi-fascista in italia con una geografia nuova, nuovi episodi e nuovi elementi di analisi. In Terra bruciata! La ribellione alla macchina di morte nazista diventa un fattore unitario del nostro Paese, più di quanto siamo stati abituati a ritenere.
Terra bruciata! conta sul contributo storico di Itabc CNR e del contributo di una numerosa rete di comuni campani; fondamentale la consulenza storica di Giuseppe Angelone, un lavoro di tre anni sistematico sulle dinamiche della violenza nazista nel casertano – quello che nel sottotitolo viene a ragione definito ‘il laboratorio italiano della ferocia nazista’ – e sulla conta delle vittime, oltre che il commovente lavoro di raccolta delle testimonianze, donne e uomini anziani che da anni non aspettavano altro che poter raccontare ciò che hanno visto e vissuto. Con Angelone si segnala la consulenza scientifica di Giovanni Cerchia, Felicio Corvese e Isabella Insolvibile, che intervistati contribuiscono ad analizzare a diversi livelli questa pagina, significativa oltre le formule retoriche.
Il film si presenta con immagini di repertorio e d’epoca suggestive e preziose, che descrivono il dramma dell’avanzamento del fronte, la devastazione di tutto un territorio, lo stato fisico ed emotivo della popolazione. Un elemento di risalto è senz’altro l’intreccio di queste immagini con sequenze di ricostruzione in chiave fiction – un contrappunto emozionale del documento storico – affidate a interpreti familiari al pubblico tv e di cinema, come Lucianna De Falco, Antonio Pennarella, Paola Lavini, Mino Sferra. Più commosse di tutto, le testimonianze di chi c’era, a cominciare da quella di Graziella di Gasparro, la bambina del racconto fiction, personaggio chiave del film, oggi una donna che ha lottato per decenni perché la strage di Conca della Campania del 1 Novembre ’43 potesse essere narrata e riconosciuta come gli altri eccidi avvenuti nel nostro paese. Oppure la testimonianza di Ziva Modiano, memore della solidarietà del piccolo centro di Tora, dove l’eroico silenzio della cittadinanza coprì la presenza di 53 concittadini ebrei.
Immagini di memoria, racconto originale, interviste a esperti e testimonianze dei protagonisti, per narrare come l’autunno nella Campania del ’43 fu la prima apparizione della violenza sistematica dei nazisti in Italia, un laboratorio dove si esperirono dinamiche che sarebbero esplose a Nord; e fu il tempo e il luogo dove episodi come la solidarietà per gli ebrei di Tora, la rivolta di Riardo, e le Quattro Giornate di Napoli, rappresentarono un esempio, una scintilla di rivolta e difesa dall’occupante. I segnali, anche nel meridione, di quella risalita che avrebbe portato alla nascita dell’Italia democratica. Una memoria necessaria quindi, che arricchisce una storia cardine della nostra identità, e si estende anche a quel Sud troppe volte non compreso nelle dinamiche unitarie del nostro Paese.
Da qui nasceranno anche alcune delle prime forme di resistenza, ribellione e solidarietà, segni del nostro ‘Secondo Risorgimento’, da cui nascerà l’Italia democratica.
