Il GOBBO d’Oro ai cineasti D’Innocenzo

di Emanuela Cassola Soldati

Giunta alla sua 22esima Edizione, il BOBBIO Film Festival di Marco Bellocchio, conferisce  l’ambito premio del GOBBO d’Oro, ai fratelli D’Innocenzo cineasti romani, nella suggestiva cornice del Chiostro di San Colombano.

Alla Direzione Artistica, presieduta da Marco e Pier Giorgio Bellocchio e Paola Pedrazzini, si aggiungono nel ruolo di critico cinematografico e moderatore, Giona Nazzaro, Enrico Magrelli, Anton Giulio Mancino e Ivan Moliterni coordinatore e docente del corso di critica cinematografica.

I due giovani registi, Damiano e Fabio, ricevono dalle mani di Pier Giorgio Bellocchio, in assenza del padre Marco, impegnato in Sicilia sul set di un nuovo film, il premio per il film La terra dell’abbastanza, opera prima, dipinto pungente di una amicizia tra due giovani, nella periferia disagiata romana, corrosa dalla criminalità.

Un’atmosfera particolare quella delle premiazioni, velata dal malessere comune che tutti noi stiamo attraversando, per la vicenda del ponte Morandi, a cui il Sindaco di Bobbio Pasquali, rivolge con il pubblico,  un minuto di silenzio per le vittime di Genova.

In apertura del Festival, in attesa della proiezione della pellicola del film cult, Ultimo Tango a Parigi, in versione integrale restaurata dalla cineteca nazionale, è stata assegnata una borsa di studio, a Paolo Porchi, studente distintosi nel corso di formazione cinematografica, promossa dal Lyons Club di Bobbio, in memoria di Beppe Ciavatta, sostenitore del festival bobbiese.

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Il Festival ha riconfermato l’alto profilo artistico e  la sua offerta culturale, con il seminario residenziale di Critica cinematografica e Fare Cinema, che quest’anno vede nelle vesti di docente di regia, un grande Maestro, Gianni Amelio, con una offerta formativa in grado di proseguire fino al 15 settembre.

Seppur l’apparente partecipazione sotto tono di un pubblico adulto, al quale si auspica sempre più di vedere un ritorno trasversale al cinema di una gioventù assente, complice forse anche di un’estate agostana desueta, il piacere di ri-trovarsi a condividere insieme il rituale collettivo di partecipare ad un evento artistico, soddisfa sempre il palato di cinefili e curiosi amanti del cinema tout court.

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Il premio speciale di “Editoriale Libertà”, una scultura riproduzione del primo numero del quotidiano Libertà, è stato assegnato al regista Dario Albertini, per il film Manuel, un’altra opera prima molto acclamata, mentre in ex aequo il Premio del Pubblico è stato assegnato al film Manuel ed Ammore e malavita dei Manetti Bros.

Molto attesi anche i riconoscimenti per i migliori ruoli femminili e maschili, con il premio Fondazione di Piacenza e Vigevano, sono stati assegnati a Sharon Caroccia per “Il cratere”, e ad Andrea Lattanzi per “Manuel”. Mentre, sempre al film Il cratere, è stato consegnato il premio città di Bobbio, per la migliore regia a Silvia Luzi e Luca Bellino.

Per concludere le premiazioni, anche il regista Andrea Magnani, si è distinto per il film Easy. Un viaggio facile facile, ringraziando con videomessaggio.

Ma il termine della serata e stato solo l’inizio della trepidante attesa per la proiezione del  film restaurato, più contestato, censurato, osannato,  di un indiscusso genio del cinema italiano, Bernardo Bertolucci.  

Ultimo Tango a Parigi, è l’incontro di due anime, sulla diagonale degli opposti di un archetipo psicanalitico junghiano, che si attraggono.. e funziona!… in cui il tema del senso di colpa, di una società ancora marcatamente bigotta, vuole spezzare con le contestazioni del ’68, per rendere libere e prive di ogni tabù, le relazioni amorose, sdoganando l’erotismo, come parte integrante dell’amore, anche poetico e surreale, tra un uomo e una donna. Un cinema hollywoodiano che si mescola con il cinema verità europeo, fatto di citazioni alla Nouvelle Vague francese. Maria Schneider, nel ruolo di una giovane ragazza borghese disinibita, figlia di un colonnello, mentre lui, lo straordinario Marlon Brando, uomo di mezza età, con un matrimonio finito alle spalle, e il peso del suicidio della moglie, s’incontrano nella stanza di un appartamento sfitto, attratti l’un l’altro solo dagli istinti primordiali del senso olfattivo animale senza bisogno di identificarsi con nome e cognome.

Un poetico passionale, doloroso spaccato di verità, di una sconcertante attualità, che sottolinea l’impermanenza dell’essere umano, rispetto agli stereotipi e stilemi costruiti in ogni epoca, spesso corrosivi per l’anima dell’uomo. Una giovane amante che si trasforma, suo malgrado, in carnefice, per mezzo della quale, l’uomo senza nome, cerca infondo la morte, per sopperire ad una esistenza penosa.

Come una danza, la ragazza, in due scene, all’inizio e verso l’epilogo del film, rotola sul pavimento al termine dell’amplesso, in un rewind, quasi a voler riavvolgere se stessa simbolicamente, dopo aver consumato l’attimo peccaminoso ed averne provato piacere. Così come pure le pareti della stanza diventano la scena nuda di corpi ignudi, in un’atmosfera sospesa e surreale di una felicità apparente.

La regia, calda e pungente, con maniacale cura dei particolari di Bertolucci, la fotografia di Vittorio Storaro, e la musica di Gato Barbieri, rendono questo film immortale.

Note e curiosità del film

Last Tango In Paris / Ultimo Tango A Parigi
Last Tango In Paris – Photo Credit: [ The Kobal Collection / Pea ] 

Nel 2011, muore all’età di 58 anni, Maria Schneider, resa famosa in tutto il mondo a soli 19 anni, per l’interpretazione del ruolo di Jeanne, nel film Ultimo tango a Parigi. In una intervista del 2007 disse: “a proposito della famosa scena del burro, sembra sia stata un’idea di Brando, e Bertolucci, suggeriva cosa fare, appena prima di girare la scena…le lacrime che si vedono nel film, sono vere, di umiliazione. Mi sono sentita usata e sfruttata…di quella esperienza salvo solo l’incontro con Brando”.

Il ruolo della Schneider, doveva essere di Dominique Sanda, all’ora in dolce attesa, mentre quello di Brando venne offerto a Trintignant, che non se la sentiva di spogliarsi sul set. Venne chiesto a Belmondo, che lo definì un ruolo pornografico, e a Delon, ma voleva essere lui il Produttore.

Alla Prima di New York, nel 1972, fu un clamoroso successo. La giornalista Pauline Kael del Newyorker scrisse: “questo è il più potente film erotico mai fatto, può rivelarsi il film più liberatorio mai realizzato”.

Talmente liberatorio, da essere condannato in Italia e bandito dalla sentenza della Cassazione. Al regista Bertolucci vennero tolti i diritti civili per 5 anni, per “offesa al comune senso del pudore”.

Bertolucci vince comunque, il David di Donatello e il Nastro d’Argento, oltre ad essere candidato all’Oscar con Brando.

Il soggetto del film scaturisce da una fantasia erotica di Bertolucci, scritto di sera in camera d’albergo, antecedente alla Prima del film “Il Conformista”, al Festival di New York.

In originale, le scene dovevano essere ambientate a Milano, e non a Parigi…ma immaginiamo cosa sarebbe potuto accadere oltre a ciò già descritto di così incredibile e paradossale

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