MITO 2018: il 9 settembre ESTATE-Quintetto fiati dei Pomeriggi Musicali allo Spazio Teatro 89, ore 21

Se MITO è riuscito in questi anni a imporsi quale festival di assoluta eccellenza e di consolidata credibilità è anche grazie alla sua capacità, costante nel tempo, di porsi quale realtà di attrazione di grandi artisti internazionali, polo catalizzatore di “rising” stars della scena mondiale, affiancandoli, al tempo stesso, alle realtà produttive cittadine, valorizzando e stimolandolo in una sinergia vitale il tessuto artistico delle città in cui si muove e di cui si nutre, nutrendole a sua volta.

Il concerto di domenica 9 settembre ne è un esempio perfetto. Alle 21, presso lo Spazio Teatro 89, per MITO SettembreMusica si esibiranno i Fiati di una delle realtà più emblematiche, storiche e apprezzate del mondo milanese: I Pomeriggi Musicali, che con la loro storia di attenzione per la tradizione e l’innovazione hanno dato un contributo non indifferente, anche sul piano della coerenza tecnica e narrativa, al Festival.

Per l’occasione, il Quartetto di fiati – Curt Schroeter al flauto, Francesco Quaranta all’oboe, Marco Giani al clarinetto, Sarah Ruiz al fagotto e Alessandro Mauri al corno – offrirà al pubblico un programma di grande smalto, una raccolta di pagine musicali per prolungare, ancora un po’, il dinamico spirito dell’estate, continuando a farci danzare.

In programma le Sei Bagatelle di György Ligeti (1923-2006) per quintetto di fiati, del 1953, trascrizione di alcuni movimenti di Musica Ricercata, composta per pianoforte poco tempo prima, nella quale Ligeti si era cimentato con una sorta di sfida, quella di fare uso di una sola nota, poi due, tre, quattro, sino al totale cromatico del movimento finale. Tracce dello stesso procedimento rimangono anche nelle Bagatelle. Ogni bagatella si presenta formalmente autonoma, ma all’interno di un percorso espressivo quasi speculare che dall’incisività ritmica della prima passa ai toni funebri della seconda a quelli elegiaci della terza e più brutali della quarta, per poi tornare al compianto funebre (in memoria di Béla Bartók) e terminare infine con l’espressione tellurica dell’ultima sezione.

Summer music (1956) di Samuel Barber (1910-1981) è diventato uno dei classici del repertorio per quintetto di fiati. È composto da un unico movimento con le più varie espressioni dinamiche, melodiche, armoniche e con un ampio spazio da protagonista lasciato a ognuno dei cinque strumenti. Una curiosità: per commissionare a Barber questo brano, il pubblico degli appassionati del Detroit Institute of Arts si autotassò.

Il programma prosegue con le piacevoli danze dallo Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893), trascritte e adattate per quintetto di fiati da John Gibson (1946). Trascrizione che comprende tutto il divertissement del II atto dello Schiaccianoci.

Il brano più impegnativo del concerto è il Quintetto per fiati op. 43 di Carl Nielsen (1865-1931). Eseguito per la prima volta nel 1922, prima in forma privata e poi pubblicamente, rispecchia un preciso programma dialettico, secondo la descrizione dello stesso autore: «Nel quintetto per fiati ho cercato di rendere il carattere dei vari strumenti. A volte conversano tutti insieme, in altri ciascuno da solo. L’ultimo dei tre movimenti è un impegnativo Preludio, con Tema e Variazioni». Queste ultime sono basate su un motivo dello stesso Nielsen, il corale Min Jesus, lad min Hjerte faa en saaden Smag paa dig (Oh Signore, fa che il mio cuore ti ami) e costituiscono la parte più complessa della composizione, con il tema, 11 sezioni di variazione, e la riproposta finale del motivo iniziale. Nielsen dimostra grande abilità nell’impadronirsi della varietà dei timbri e delle sonorità dei 5 fiati, il che sembra dare piena giustificazione alla fortuna che da quel momento in poi questo organico ha avuto nel corso del Novecento.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Renato Meucci.

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