MITO 2018: il 9 settembre TANGO-Orchestra laVerdi, Fabio Armiliato, tenore, Davide Vendramin, bandoneón, all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, ore 21

Il concerto dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da Giuseppe Grazioli in cartellone a MITO SettembreMusica domenica 9 settembre, ore 21, all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo omaggia la grande storia del tango, con un programma che affronta con originalità la tradizione “roots”, del tango cantato e del “baile”, e arriva al tango nuevo e alla produzione sinfonica ispirata dal genere di un gigante del Novecento come Igor Stravinsky. Il concerto vede la partecipazione straordinaria del tenore Fabio Armiliato, in veste di “cantor” e, al bandoneón, di Davide Vendramin.

È dal Tango per piccola orchestra di Igor Stravinsky (1882-1971) che il programma prende le mosse. La composizione testimonia del processo che ha portato il tango a diventare, nel corso del Novecento, una vera e propria forma autonoma, non più legata necessariamente alla danza, con cui i compositori si esercitano, tanto da cominciare a scrivere tanghi anche imballabili.

Curioso per natura, Stravinsky negli anni ’40 si stava divertendo con il ragtime, il jazz, la polka. Scrive il suo Tango per pianoforte (poi trascritto per orchestra) nello stesso periodo, inquadrando in un metro lineare e standard una certa varietà ritmica fatta di sincopi e inciampi ritmici e formali, suoi tratti distintivi. Ne viene fuori una danza cubista, così moderna che la prima versione orchestrale (di Felix Gunther) fu diretta da Benny Goodman, capace di restituire lo swing introdotto in un tipo di musica che normalmente non lo prevedrebbe. La seconda versione, che si ascolta in questo concerto, fu realizzata dallo stesso Stravinskij che pensò a un ensemble piuttosto singolare, ricco di strumenti a fiato e con la presenza della chitarra.

Il divertente tango-milonga El firulete di Mariano Mores (1918-2016), seconda composizione in programma, racconta come il tango argentino – il più “quadrato” e quindi più accessibile dei generi di danza sudamericani tradizionali – abbia avuto la meglio, assorbendone i caratteri tipici, sulle danze sue antenate, endemicamente diffuse sul territorio sudamericano, come l’ondeggiante e lenta habanera cubana e la più ballabile milonga, ma anche il choro brasiliano e l’uruguayano candombe.

In prima esecuzione italiana nell’orchestrazione del giovane compositore argentino Diego Collati, una raccolta dei noti tanghi di Carlos Gardel (1890-1935), scritti per lo più nei primi anni ’30 del secolo scorso, cioè all’apice del suo successo e vicino alla prematura morte. I tango di Gardel, parlano quasi tutti d’amore, o del tango, che poi – per Gardel – sono la stessa cosa. La suite inizia con Melodia de arrabal e El día que me quieras, dichiarazioni d’amore attraverso il tango, Volver (con le parole dello scrittore Alfredo Le Pera, autore di molti testi per Gardel), forse il più famoso tango della nostalgia, Mi Buenos Aires querido e Lejana tierra mía, omaggi ai luoghi delle proprie origini, e Por una cabeza, particolarmente celebre perché il motivo è così potente da essere divenuto un brano autonomo.

Il programma si conclude con una delle opere che maggiormente segnano il contatto tra musica classica e tango: Las cuatro estaciones porteñas, le personali quattro stagioni di Astor Piazzolla (1921-1992) (scritte originariamente per violino e ensemble), che costituiscono un doppio omaggio: ai concerti violinistici vivaldiani e al porto di Buenos Aires, ove si dice il tango sia nato. Già entrati nel repertorio di molti musicisti, delle più diverse estrazioni, questi brani mostrano come il tango sia definitivamente stato assorbito dalla tradizione musicale universale e sottratto a una dimensione folkloristica e locale.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Federico Capitoni.

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