MITO 2018: il 12 settembre ETOILES, Orchestra Filarmonica di Torino e NOVECENTO al Teatro Franco Parenti

La Filarmonica di Torino ritorna a MITO SettembreMusica diretta da Giampaolo Pretto, mercoledì 12 settembre alle ore 21 al Teatro Dal Verme. Il concerto s’intitola Étoiles, non in ultimo perché ha il pregio di portare in scena la giovane star del violinismo inglese Chloë Hanslip, che inviterà il suo Guarneri del Gesù del 1737 a danzare – come spesso apprezzato dalla critica internazionale – sulle note del terzo Concerto per violino di Mozart.

Il programma si apre sulle note di Guillaume Connesson (1970), di cui il festival ha già presentato il Concertino pour piano nel 2016, che in Feux d’artifice, in prima esecuzione italiana, soccombe alla magia dei fuochi d’artificio, come già prima di lui Händel, Debussy e Stravinskij. In quest’opera, però, è a due giganti della musica da film come Bernard Herrmann e John Williams, che s’ispira. La scrittura orchestrale, scaltrita, sempre sostenuta da una ricca inventiva melodica e da un felice senso del ritmo, consente a Connesson di coniugare nei suoi fuochi d’artificio le atmosfere cariche di tensione di Herrmann, il musicista caro a Hitchcock, con il sound delle Guerre stellari di Williams.

Nel terzo dei cinque concerti per violino scritti tra i sedici e i diciannove anni, Mozart (1756-1791) era riuscito a creare qualcosa di originale, trasformando un genere salottiero in una sorta di palcoscenico dell’anima. In essi maturano il senso del gioco, l’ironia e lo humor che rimarranno per sempre tratti distintivi della sua personalità, mentre si affinano strumenti espressivi destinati a confluire nella sua drammaturgia musicale. Tutta teatrale è, per esempio, l’eloquenza con cui il violino solista dialoga con l’orchestra nell’Allegro iniziale. La voce del violino nell’Adagio successivo è improntata a una cantabilità umana – quasi un’aria di reminiscenza – mentre il Rondeau – l’atto conclusivo – racconta della conquista di spazio e autonomia nei confronti dell’orchestra da parte del solista, metafora illuminista dell’uomo libero che propone la propria visione del mondo.

Scritto nel 1874 e sottoposto a revisione nel 1911, Aux étoiles di Henri Duparc (1848-1933) è un frammento di stella, che raramente riappare, come è il caso qui, a MITO SettembreMusica, ma che splende di luce propria nel cielo musicale. Allievo di César Franck, creatore di armonie raffinate che ispirarono Fauré e Debussy, Duparc distrusse larga parte dei suoi manoscritti, in vista della morte, seguita ai lunghi anni di una malattia degenerativa, nel 1933. Tra i pochi lavori che si salvarono, il breve, intenso e sereno Aux étoiles, che è ciò che resta di un più vasto Poème nocturne in tre parti, inizialmente concepito come momento sinfonico all’interno dell’opera Roussalka (da Puškin), mai realizzata.

Il programma conclude sulle note dell’Incompiuta di Schubert (1797-1828), compositore il cui nome è recentemente diventato quello di una stella. Con il consolidarsi del repertorio sinfonico, si è affermata l’idea secondo cui questa sinfonia in si minore sarebbe in realtà un’opera perfetta e conclusa. Ma, come si è visto, si tratta di un luogo comune privo di riscontri attendibili. Il perché la sinfonia ci dia, nonostante tutto, questa percezione di compiutezza risiede probabilmente nel fatto che i suoi due movimenti siano il chiaroscuro l’uno dell’altro. Il primo movimento, in si minore, è nella tonalità che in molti Lieder di Schubert si collega a sentimenti di introspezione e di lutto. La breve frase di apertura dell’Allegro moderato nasce cupa e misteriosa dalla regione grave degli archi; segue una melodia più definita, affidata all’oboe e al clarinetto. Poi un secondo tema di grande lirismo che sgorga dai violoncelli e si espande a poco a poco. Ma sopraggiungono ogni volta, inevitabilmente, le incursioni del tutti orchestrale a smorzare ogni slancio lirico. I romantici tedeschi avevano una parola precisa per questo stato d’animo, che permea l’intera apertura dell’opera: Weltschmerz, alla lettera “dolore del mondo”. Per contrasto, il secondo movimento, Andante con moto, ci porta, con il suo luminoso mi maggiore e i suoi bellissimi temi, in un’atmosfera rasserenata, appena venata dal ricordo di una tempesta che si è da poco allontanata. Lo “sdoppiamento tra un destino terreno di Weltschmerz e una visione ultraterrena di pace cosmica”, afferma il musicologo Serigio Sablich, si è alla fine ricomposto e l’Incompiuta ha raggiunto la sua identità, la sua compiutezza.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Nicola Pedone.

d112fbc5-ca0c-4864-959f-b71c70701b39

La danza continua ad essere protagonista degli appuntamenti di questa edizione di MITO SettembreMusica. Mercoledì 12 settembre, alle ore 21, nella Sala AcomeA del Teatro Franco Parenti, sarà la volta di danze vivaci, travolgenti girotondi, echi popolari e ragtime, affidati al trio formato da Marina Gallo al violino, Andrea Albano al clarinetto e Matteo Catalano al pianoforte.

Il programma si muove tra le musiche di quattro compositori, nati a cavallo del Novecento: da Stravinsky, di cui verrà proposta la Suite da Histoire di soldat, a Milhaub, con i suoi Suite op. 157b, dai Cinque pezzi di Šostakovič al Trio di Khačaturjan.

Il concerto si apre con l’Histoire du soldat, suite per violino, clarinetto e pianoforte di Igor Stravinskij (1882-1971), dove il potere magico del violino (quello, sottratto al Diavolo, di un soldato senza arte né parte che, giunto alla corte di un re, la cui figlia e principessa giace a letto malata, promessa in sposa a chi saprà guarirla, la fa danzare e la guarisce) si esprime attraverso tre danze (Tango, Valzer e Ragtime), vere e proprie novità per il 1918. Il Tango argentino aveva da poco contagiato l’Europa; il Valzer rappresentava la Belle époque, spazzata via dalla guerra; il Ragtime preannunciava il jazz nordamericano, che di lì a poco avrebbe conquistato Parigi. La scrittura scarna e spigolosa, i ritmi asimmetrici, le sonorità stridenti, conferiscono un’aura demoniaca a queste danze. Ma a un livello più profondo Stravinskij esalta il potere taumaturgico della danza, la sua capacità di esorcizzare gli orrori della guerra.

La stessa scrittura spigolosa dell’Histoire ricompare in Jeu della Suite (1936) di Darius Milhaud (1892-1974), in cui violino e clarinetto soli intrecciano i loro melismi. Milhaud era stato in Brasile, dove aveva scoperto le danze sudamericane. Memorabile il primo movimento, un tango scattante, e l’ultimo, con un motivetto swing dall’andatura leggera.

I Cinque pezzi per violino, clarinetto e pianoforte di Dmitrij Šostakovič (1906-1975), tratti da musiche di scena e per film, giocano col Kitsch: sono danze stereotipate, musica d’intrattenimento dal fascino ambiguo.

Aram Khačaturjan (1903-1978) riprende nel suo Trio per violino, clarinetto e pianoforte, composto nel 1932 quando era ancora allievo di Mjaskovskij al Conservatorio di Mosca, i canti del Caucaso che avevano accompagnato la sua giovinezza (era nato nel 1903 a Tbilisi). L’Andante con dolore intreccia un canto nostalgico con esuberanti melismi arabeggianti, che danno un sapore orientale anche all’Allegro. Nel movimento finale Khačaturjan costruisce una serie di variazioni su un canto popolare dell’Uzbekistan, facendo scaturire dal tema, lento e meditativo, momenti di danza sfrenata.

Il concerto, in collaborazione con De Sono Associazione per la musica è preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.

Il testo si avvale del contributo musicologico di Carlo Lo Presti.

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...