MITO 2018: il 12 settembre FOLLETTI, al Teatro Filodrammatici, ore 17

Mercoledì 12 settembre le danze di MITO SettembreMusica si fanno magiche e ci guidano tra atmosfere fatate. Nel pomeriggio, ore 17, al Teatro Filodrammatici, il pianoforte di Severin von Eckardstein, artista tedesco ormai affermato come solida presenza sui palcoscenici delle più prestigiose sale da concerto del mondo e nuovo volto di MITO, ci sussurra, accarezzando i tasti neri e bianchi, un mondo di creature fantastiche, notti immaginarie e piccole magie da ascoltare in punta d’orecchie.

Il programma si apre con alcuni Estratti dai 15 pezzi che compongono Sul sentiero di rovi (Po zarostlém chodníčku) di Leóš Janáček (1854-1928). I brani si ispirano alla natura, al suo respiro che sembra fondersi con le angosce del mondo. Composti tra il 1900 e il 1908, hanno origini diverse: alcuni furono pensati come arrangiamenti per harmonium di canti popolari moravi, altri nacquero come schizzi musicali a margine dell’opera Jenůfa, altri sono ricordi dei periodi trascorsi da Janáček con la famiglia a Hukvaldy, suo paese natale. I dieci pezzi della prima serie sono tra le musiche più profonde e ispirate di Janáček, di grande intensità espressiva, carichi di nostalgie, di atmosfere trasognate, di memorie di eventi tragici. La scrittura pianistica è laconica, fatta di brevi accenni, emozioni trattenute, con un fraseggio spigoloso, frammentario, in cui si alternano motivi violenti, squarci lirici, linee nodose, con progressioni, ritmi ossessivi, slittamenti armonici, e una metrica sempre irregolare. Gli ultimi tre pezzi si riferiscono al ricordo tragico della morte della figlia del compositore.

Segue una pagina intimamente romantica, con atmosfere di natura e echi di canti popolari: il Nocturne di Claude Debussy (1862-1918). Il Nocturne (del 1890) mostra uno stile ibrido con elementi che rimandano a Liszt e a Fauré. Il pezzo si sviluppa in ampie arcate, di intenso lirismo, costruite su un nucleo intervallare che ritorna nei vari episodi: dopo un’introduzione esitante, con le misteriose ottave della mano sinistra, emerge il tema principale, dolce, carico di pathos, che, nella sezione centrale, dà spazio a un episodio contrastante, dal «carattere di una canzone popolare».
Si apre dunque l’atmosfera incantata del mondo delle fiabe che affascinava Schumann e che ha ispirato anche molti autori che hanno vissuto la fase di transizione tra il tardo Romanticismo e il Novecento. Tra questi c’è Nikolaj Medtner (1880-1951), riscoperto in tempi recenti come uno degli autori russi più importanti soprattutto nel repertorio pianistico. Il suo linguaggio musicale, pur legato ai modelli tedeschi di Brahms e Schumann, mostra tratti espressivi tipicamente russi e un uso originale dell’armonia. La sua produzione pianistica comprende gli Skazki (leggende o fiabe), piccoli pezzi concepiti come racconti fantastici, intimamente legati al mondo delle fiabe e del folklore russo. I due Skazki op. 14 videro la luce tra il 1906 e il 1907: il Canto di Ofelia e Il Corteo dei cavalieri.

Natura e fascino per il fiabesco caratterizzano anche i Phantasiestücke op. 12 (del 1837) di Robert Schumann (1810-1856). Pezzi intimamente romantici, di grande carica evocativa, ispirati dalla natura, ad antiche leggende, a un mondo onirico e carico di inquietudini, che si muovono con libertà seguendo il principio del “phantasieren”, che appariva come pura poesia musicale. Ispirati al mondo fantastico di E.T.A. Hoffmann, sono otto pezzi basati su forme semplici e su ritmi di danza, ciascuno con un carattere poetico ben definito. Seguono i nove brani delle Waldszenen op. 82, che prendevano spunto dal Breviario di caccia (Jagdbrevier) scritto nel 1841 da Heinrich Laube, e dalla sua passione per i dipinti e le incisioni di foreste e scene venatorie. I titoli descrittivi di ciascun pezzo suggeriscono una sorta di viaggio fantastico nella foresta, luogo incantato, topos poetico del Romanticismo, dove echeggiano voci di natura e appaiono ombre, fantasmi, anfratti maledetti. Ma anche un viaggio psicologico, introspettivo, nei recessi più oscuri dell’animo umano.

Chiudono il programma due compositori che, come Medtner, appartengono alla specie musicale del pianista-compositore: Moritz Moszkowski (1854-1925), musicista tedesco di origini polacche, e l’americano Frederic Rzewski. Due figure di mondi assai lontani, ma che hanno usato il pianoforte per trascrivere e rielaborare musiche celebri nei rispettivi periodi. Di Moszkowski, von Eckardstein propone la trascrizione della celebre Morte di Isotta wagneriana. L’elaborazione pianistica di Moszkowski appare riusictissima per la finezza con cui fa emergere i temi secondari intorno al Leitmotiv, che accompagnano le ondate di crescendo, alimentando con calcolata precisione l’intensità drammatica dell’intera scena.

Di Frederic Rzewski (1938), compositore che si è spesso ispirato nelle sue composizioni a celebri canzoni di protesta, di forte rilevanza politica, verrè eseguito il n.4 dei Four Piano Pieces che richiamano gli Impromptus op. 142 di Schubert, con l’idea di far coesistere stili diversi all’interno di una struttura unitaria, tenuta insieme da continui rimandi tematici, con echi di canzoni rivoluzionarie, come il canto popolare delle Ande con cui si apre il n. 1 e che ritorna nel n. 4.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Gianluigi Mattietti.

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