IL CODICE MAIMONIDE E I NORSA: dal 23 ottobre la mostra curata da Gino Famiglietti e Salvatore Settis all’Archivio di Stato di Roma

Valorizzare l’assoluta importanza dei documenti storici. Ribadire con forza la diversità di influenze che sta alla base della nostra identità. Riaffermare il valore della cultura ebraica nell’ambito del pensiero umano. Sono questi gli elementi che rendono attualissima e destinata non soltanto agli studiosi ma anche al grande pubblico la mostra Il codice Maimonide e i Norsa. Una famiglia ebraica nella Mantova dei Gonzaga. Banche, libri, quadri, ideata e curata da Gino Famiglietti e Salvatore Settis e allestita dal 23 ottobre 2018 al 5 gennaio 2019 presso la monumentale Sala Alessandrina del complesso borrominiano della Sapienza, sede dell’Archivio di Stato di Roma.
Una grande mostra, dunque, e una giornata internazionale di studi per celebrare un importante successo dello Stato italiano, esito felice di una contesa internazionale che ha coinvolto un collezionista americano e un magnate austriaco fin dal 2014: l’acquisizione, tramite acquisto coattivo, da parte della Direzione Generale degli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2017 di un manoscritto miniato del 1349 (e del connesso atto di vendita alla famiglia Norsa datato al 1513), contenente una delle più pregevoli copie della traduzione dall’arabo all’ebraico della Guida dei Perplessi del filosofo, medico e giurista Mosè Maimonide (1138-1204), fra i più importanti pensatori nella storia dell’Ebraismo e personalità di spicco nell’Andalusia dominata dagli arabi. La Guida, che propone una risposta al problema dell’incompatibilità tra teologia, pensiero ebraico e aristotelismo, ebbe enorme fortuna nel corso dei secoli.
L’acquisto coattivo, mediante l’esercizio del diritto di prelazione, ha scongiurato il rischio che il Codice Maimonide approdasse a collezione privata (come purtroppo spesso accade) e ha consentito invece che un documento di inestimabile valore diventasse bene dello Stato italiano.
Il volume – acquistato nel 1513 da Mosè ben Nathaniel Norsa, esponente dell’illustre famiglia di banchieri mantovani distintisi nel corso dei secoli per il loro appassionato collezionismo e per l’attività di committenza di preziosi volumi – è un compendio bibliografico e archivistico che testimonia la ricchezza della cultura rinascimentale italiana e della storia italiana in generale, mettendo in luce le molteplici influenze che hanno definito l’identità nazionale come una positiva contaminazione di culture diverse e il ruolo della collettività ebraica nell’Italia di quel periodo.
Il manoscritto – composto da 228 fogli in pergamena con legatura in pelle, arricchito da pregevolissime miniature in foglia d’oro, fra cui una rappresentazione del Paradiso terrestre, e da grafismi in rosso e blu – è rimasto di proprietà della famiglia Norsa fino ai giorni nostri, mentre il resto dell’importante biblioteca di famiglia è andato disperso.
Dopo un anno sotto la cura dei restauratori più bravi del mondo fra le stanze dell’ICRCPAL (Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario), assoluta eccellenza internazionale, il volume sarà esposto per la prima volta, finalmente a disposizione del pubblico e non soltanto degli specialisti. La mostra è organizzata e prodotta dalla Direzione Generale Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e il Progetto Prin 2015: The Long History of Anti-Semitism. Jews in Europe and the Mediterranean (X-XXI centuries): Socio-Economic Practices and Cultural Processes of Coexistence between Discrimination and Integration, Persecution and Conversion, promosso dalla Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Milano, Università di Pisa, Università degli Studi di Genova. Durante il suo primo giorno di apertura al pubblico, il 23 ottobre, la mostra verrà arricchita da un convegno cui prenderanno parte esperti da tutto il mondo, fra i quali la studiosa newyorchese Evelyn Cohen e Johanna Weinberg dell’Università di Oxford.
Il progetto espositivo, articolato in tre sezioni – Mantova ai tempi dei Gonzaga; Gli Ebrei a Mantova e la famiglia Norcia: storia di un quadro; La Biblioteca Norsa e la Guida dei Perplessi di Maimonide – presenta al pubblico, oltre al manoscritto di Maimonide, altri 5 manoscritti miniati della Biblioteca di Parma provenienti dalla biblioteca dei Norsa, tra cui  una Bibbia in ebraico del 1277, un Commento ai Salmi del XIV secolo, una ulteriore copia, del 1377, della Guida dei Perplessi e 13 manoscritti dall’Archivio di Stato di Mantova relativi al rocambolesco episodio che lega la storia della Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna (commissionata nel 1496 da Francesco II Gonzaga) alle vicende della famiglia Norsa.
In aggiunta a questi preziosissimi documenti, saranno in mostra anche una riproduzione 1:1 della tela del Mantegna, attualmente al Louvre, e la tela originale della Madonna col Bambino e Santi (anonimo, circa 1515), ugualmente destinata alla Chiesa della Vittoria e raffigurante in basso membri della famiglia Norsa in atto di contrizione (attualmente conservato nella Basilica di Sant’Andrea in Mantova); e, infine, una maquette della medesima Chiesa della Vittoria, costruita al posto della casa dei Norsa, per cui fu commissionata l’opera del Mantegna.
L’operazione compiuta con l’acquisto coattivo del Codice Maimonide costituisce un ulteriore tassello di una lungimirante politica portata avanti negli ultimi anni dalla Direzione Generale degli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il provvedimento di esproprio delle carte di Giorgio Vasari, l’acquisizione della Lettera di Raffaello a Leone X, delle carte dei fratelli Rosselli, del verbale manoscritto della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 che esautorò Mussolini; ma anche le operazioni di tutela dell’archivio di Giuseppe Verdi, delle carte di Cavour così come il recupero di una parte degli archivi fotografici della rivista Difesa della razza, testimoniano un “organico progetto di forte affermazione della funzione pubblica degli archivi non come passivo e polveroso deposito di cartacce ma come vivo strumento di ricerca per intendere la nostra Storia e il nostro presente ” come ha scritto Salvatore Settis sul Sole 24 Ore.

IL CODICE MAIMONIDE E I NORSA. UNA FAMIGLIA EBRAICA NELLA MANTOVA DEI GONZAGA. BANCHE, LIBRI, QUADRI.
A cura di
Gino Famiglietti e Salvatore Settis
23 ottobre 2018 – 5 gennaio 2019
ARCHIVIO DI STATO DI ROMA
Sala Alessandrina
c.so del Rinascimento, 40
Orari mostra: dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 18 – sabato dalle ore 9 alle ore 14 – chiuso domenica e festivi
ingresso gratuito
Convegno
23 ottobre dalle ore 9.30 alle ore 13.30 e dalle ore 15 alle ore 18.30
Scarica il programma del convegno
INFO
06 67235631-49
as-rm.mostre@beniculturali.it

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