Intervista esclusiva al regista barese Enrico Acciani: “Con “Miodesopsie”, il mio primo lungometraggio, cercherò di raccontare il dolore della depressione”

Di Patrizia Faiello

Oggi SpettacoloMusicaSport vi propone un’intervista esclusiva al giovane regista barese Enrico Acciani. A soli 23 anni può vantare già due candidature ad uno degli eventi collaterali del famoso festival francese lo Short Film Corner di Cannes. Due i corti presenti nella suddetta categoria: il cortometraggio “Blasè”, che parla dell’alienazione umana nella metropoli, così come la concezione dell’uomo blasé formulata nell’opera di Simmel The Metropolis and Mental Life, nel 1903 e “La Figlia di Mazinga” che racconta la storia di Franco Mazinga, squattrinato padre di Christine, che sfrutta la figlia come modella in alcuni set fotografici. Enrico Acciani si sta ora preparando alla realizzazione del suo primo lungometraggio dal titolo “Miodesopsie” e per l’occasione gli abbiamo rivolto qualche domanda. Buona lettura!

Giovanissimo eppure già un affermato regista. Desideravi fin da bambino occuparti da grande di cinematografia?

“Non sarei sincero se dicessi che mi interesso di cinema da quando ero piccolo. E questo perché è qualcosa di molto complicato e delicato: per essere compreso merita rispetto e molta maturità.
Sono da sempre stato molto istintivo: ritengo il cinema un mezzo completo, perché crogiolo delle arti. Così come non mi sento affermato e, se anche lo fossi, non avrei comunque raggiunto il mio obiettivo, che rimane il lavoro in sé”.

Ora ti stai preparando alla realizzazione del tuo primo lungometraggio “Miodesopsie”. Cosa vuoi raccontare?

“Cercherò di raccontare il dolore della depressione. O meglio del ripetersi dei giorni, del non-cambiamento costante, della vita sbiadita, velata di sonno. Della malinconia. Sono tutte cose già raccontate da altri film, già sentite. Il vero punto è una filosofia di fondo basata sui Corsi e Ricorsi di Vico. Ogni tanto qualche mio periodo viene influenzato da qualche pensatore. Per ora è toccato a Vico. Odio il citazionismo e i riferimenti espliciti senza un senso. Solo Blasé, il mio primo corto, inizia con una frase estratta dall’opera più importante di Simmel, ma questo serviva come chiave di lettura per lo spettatore, in quanto questo corto resta troppo ermetico. Non puntavo tanto sul fatto che avessi chiamato in causa un sociologo importante, come se fosse una griffe – è qualcosa che va di moda, per me sono perle gettate ai porci -, ma tenevo molto al restituire uno stato d’animo perenne e costante. Guarda caso, l’idea di incentrarlo su Simmel come catalizzatore è venuta dopo”.

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Recentemente hai presentato al Festival di Cannes, riscuotendo un buon successo, il tuo terzo corto intitolato “La figlia di Mazinga” preceduto da Blasé nel 2015 e da De Horrore Vacui nel 2017. Che emozione hai provato?

“Inconsapevolezza? Non è un’emozione, lo so. Ma la prima volta sono stato incosciente e, anche se non era una selezione ufficiale, ho respirato un clima pazzesco. Il mio primo giorno in assoluto nel 2015 mi passò a due metri Woody Allen. Dico, fa strano, no?
Il 2017 è stato l’anno migliore. Ho potuto parlare con Sorrentino e ho un bel ricordo di Will Smith, che si è dimostrato incredibilmente umile quanto planetario. E la cosa più divertente è che ovviamente loro non si ricorderanno mai di me. Quest’anno invece è stato il più piatto di tutti: è diventato più standard. Però ho assistito a Dogman durante la nottata di presentazione”.

Della tua terra a cosa sei particolarmente legato?

“Ho un rapporto veramente altalenante con la Puglia. Quando sono lontano mi manca e quando ci rimango per troppo tempo mi sta stretta. E non perché al sud non ci siano occasioni, sono fermamente convinto del contrario. Non credo che ci siano meno opportunità. Comunque dovremmo crearcele e cercarle. Ultimamente stiamo crescendo molto per quanto riguarda la settima arte.
Ci sono posti che per me significano nostalgia, il mio motore artistico interiore. Sono particolarmente legato ad alcuni ricordi indelebili”.

C’è un progetto oltre a quelli già realizzati a cui tieni particolarmente e che vorresti portare a termine al più presto?

“Già chiudere Miodesopsie e Cocomero sarà un’impresa enorme.  Man mano che vado avanti scopro sempre nuovi stimoli. Sicuramente non mi diletterò in cucina per il bene delle persone che mi circondano!”.

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