Doppio appuntamento all’Elfo Puccini: in sala Shakespeare dal 22 al 27 gennaio andrà in scena ANTIGONE di Sofocle, in sala Bausch dal 24 gennaio al 10 febbraio MAI MORTI con Bebo Storti

Doppio appuntamento all’Elfo Puccini: in sala Shakespeare dal 22 al 27 gennaio andrà in scena ANTIGONE di Sofocle, con la regia di Gigi Dall’Aglio e la produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti; in sala Bausch dal 24 gennaio al 10 febbraio MAI MORTI, testo e regia di Renato Sarti, con Bebo Storti, produzione Teatro dell’Elfo in collaborazione con Teatro della Cooperativa.

Mai Morti è uno spettacolo di successo, ma non nel senso più comune del termine. È uno spettacolo che fa notizia che fa discutere, divide gli spettatori, fa arrabbiare, emozionare e commuovere. In sintesi: non può lasciare indifferenti.

Il testo di Renato Sarti, prodotto dal Teatro dell’Elfo, è stato rappresentato per la prima volta alla Maratona di Milano nel luglio 2000. Ha avuto lunghe tournée (nel 2004 è andato anche in scena nella stagione del Piccolo Teatro di Milano) e oggi viene riproposto dimostrando di essere ancora fortemente attuale.

Bebo Storti dà voce e corpo a un nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico, contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.

Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. Renato Sarti, drammaturgo e autore da sempre impegnato sui temi della memoria storica, ha voluto ripercorrere, attraverso i racconti di un uomo “mai pentito”, episodi della nostra storia ampiamente documentati, per far riflettere, in modo diretto e crudo, su quanto, in Italia, il razzismo, il nazionalismo e la xenofobia siano ancora difficili da estirpare.

antigone 4©serenaserrani

credit foto Serena Serrani

La compagnia Atir prende nuovamente casa al Teatro Elfo Puccini (dopo che nel giugno scorso aveva programmato un mese di appuntamenti dedicati all’eroina di Sofocle, Antigone on the road) e approda in sala Shakespeare con il debutto del nuovo spettacolo diretto da Gigi Dall’Aglio.

“Qualcuno afferma che la regia è morta. Per noi, evidentemente, non è così e anzi ne sentiamo un bisogno fortissimo, quanto di buoni testi e buoni attori. Qualcun’altro (e sono in molti) afferma che della politica non gli importa nulla: tutti uguali, tutti corrotti e chi non lo è, lo diventerà molto presto. A noi, invece, importa molto. Importa riaffermare in ogni istante un gesto culturale che sappia farsi “politico”.

Ecco perché abbiamo deciso di affrontare l’Antigone di Sofocle e di affidarla a Gigi Dall’Aglio.  Perché è un maestro, e questo già basta. È uno degli incontri più significativi della nostra formazione personale ed artistica.

Antigone perché racchiude dentro di sé tutto il dolore, tutta la contraddizione, tutte le domande (e le speranze) che si sono riversate su di noi all’indomani della decisione comunale di chiudere il Teatro Ringhiera. Era come trovarsi di fronte al corpo di Polinice. Un teatro viene chiuso per ragioni di sicurezza: ma un teatro chiuso è un “corpo” morto abbandonato al degrado del tempo.

Dimensione privata e dimensione pubblica in Antigone coincidono e la posta in gioco è altissima: l’inviolabilità di un corpo. Scegliere Antigone e affidarla a un grande regista significa andare a nutrire la propria coscienza politica, diventare un po’ più consapevoli e dunque meno inermi o manipolabili”, afferma Serena Sinigaglia.

«Il senso contemporaneo di Antigone sta nella natura e nella forma dialettica del confronto. Non è un confronto tra posizioni di potere. Antigone non offre una soluzione politica alternativa a Creonte, ma è l’annuncio che una tesi politica, maturata nelle regole del pensiero, ed espressa attraverso la sacralità della parola nel momento in cui prende forma nella polis, scopre che la sua compiutezza si manifesta solo grazie alle sue aporie.

Cosa posso chiedere agli attori, alla musica, alla scrittura scenica se non di concorrere, ciascuno con la quota politica che gli compete per rivelare proprio l’origine di questo dibattito che arriva fino a noi ancora irrisolto?

È un dibattito sul bisogno devastante degli umani di aggregarsi, di lottare, confrontarsi e di scegliere il proprio destino. Il miracolo è che questo confronto serrato, quando fu creato per il Teatro più di duemila anni fa, veniva proposto proprio nel momento storico un cui la società che lo ha espresso dibatteva le tecniche del pensiero, le turbative risposte della filosofia, i meccanismi della dialettica e le forme sociali e politiche del convivere.

Sulla scena oggi viene accolta la responsabilità di chi la abita, purché compia lo sforzo di riconoscersi nella parola originaria e di portarla con semplicità e chiarezza al potenziale che quella parola può ancora offrirci quando ci illumina sulla durezza e sull’ambiguità delle prove cui tuttora siamo chiamati.

Con Antigone gli attori possono veramente vivere la consapevolezza che il Teatro si presenta come farmaco contro le tentazioni arroganti che si stabiliscono nel confronto fra regole e tradizione, tra realtà e irrealtà, tra democrazia e altro», dichiara Gigi Dall’Aglio.

credit foto Matteo Di Domenico

 

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