Intervista con Gianmarco Tognazzi, tra i protagonisti del film “Non ci resta che il crimine”: “Sono felice e stupito del fatto che oggi mi si riconosca questa forza comica perchè sono partito dalla commedia”

Tra i protagonisti di “Non ci resta che il crimine”, la nuova commedia di Massimiliano Bruno, al cinema dal 10 gennaio e ai vertici del Box Office italiano c’è Gianmarco Tognazzi, artista poliedrico, grande attore di cinema e teatro molto amato dal pubblico, brillante conduttore e imprenditore vitivinicolo, che interpreta il ruolo di Giuseppe. La pellicola racconta la storia di tre improbabili amici che hanno fatto dell’arte di arrangiarsi uno stile di vita, e che si ritrovano all’improvviso negli anni ’80.

Siamo infatti a Roma nel 2018 e tre amici di lungo corso, con scarsi mezzi ma un indomabile talento creativo, decidono di organizzare un “Tour Criminale” di Roma alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. L’idea è di Moreno e, senza dubbio, sarà una miniera di soldi. Abiti d’epoca, jeans a zampa, giubbotti di pelle, stivaletti e Ray-Ban specchiati, e sono pronti per lanciarsi nella nuova impresa. Se non fosse che, per un imprevedibile scherzo del destino, vengono catapultati nel 1982 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e si ritrovano faccia a faccia con Renatino, capo della Banda che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio. Come fare per tornare indietro?

Abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata con Gianmarco Tognazzi parlando non solo del film “Non ci resta che il crimine”, ma anche di cucina, della sua azienda La Tognazza e della sua squadra del cuore, il Milan.

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Gianmarco, in “Non ci resta che il crimine” interpreti Giuseppe. Cosa ci racconti sul tuo personaggio?

“Giuseppe è un personaggio molto bello perchè parte in un modo e arriva in un altro. Io l’ho definito un cardiopavido, infatti è un cardiopatico ma anche pavido, è impaurito da tutto, qualsiasi cosa lo mette in ansia,  invece questa avventura lo porterà a prendere coscienza di se stesso e della sua forza di reazione. E’ il personaggio che avrà il cambiamento maggiore e anche una rivalsa sia personale che sociale, nel senso che si ribella e trova una forza che non sapeva di avere. C’è questo arco narrativo, grazie a Massimiliano e agli sceneggiatori, che mi ha permesso di fare un personaggio interessante, come non capita spesso, sempre mantenendo il tono della commedia e di quella che è una action comedy, con questa idea di far tornare i tre protagonisti nel passato e di metterli in una situazione di pericolo, finendo nel 1982 nelle mani della vera banda della Magliana, diventando ostaggio di Renatino, un personaggio interpretato benissimo da Edoardo Leo, con la giusta cattiveria che diventa anche grottesca, che spaventa Giuseppe ma gli fa prendere coscienza della sua forza”.

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Un film che ha riscosso un grande apprezzamento da parte del pubblico e che ti ha permesso di tornare a recitare in una commedia…

“Mi sta dando grandi soddisfazioni, e lo vedo da quello che scrive il pubblico sui social e dalle persone che incontriamo al cinema. Mi si riscopre nella commedia come se fosse una novità, quando invece ho iniziato da questo genere, passando per film generazionali, per grandi successi come I laureati, poi è arrivato Romanzo Criminale a metà anni Duemila e avendo interpretato al meglio il cattivo in quel film le opportunità sono state sempre personaggi voltagabbana, inquietanti. Sono felice e stupito del fatto che oggi mi si riconosca questa forza comica perchè da lì sono partito”.

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Ci puoi raccontare qualche aneddoto curioso accaduto sul set?

“Ci sono tantissimi aneddoti curiosi tanto che io ho fatto il mio personalissimo backstage che sto pubblicando in pillole su Facebook e Twitter. Sono molto piu’ evocative le immagini rispetto a quello che può essere il ricordo. Tutto quello che è successo dietro le quinte è stato documentato e condiviso alla mia maniera con il pubblico”.

In “Non ci resta che il crimine” sei tornato a recitare dopo tanti anni con Alessandro Gassmann…

“Purtroppo capita anche questo, ti tocca rincontrarlo…scherzo ovviamente, noi giochiamo su questa cosa, cerchiamo di rispondere a questa domanda parlando dell’altro nel peggior modo possibile. Siamo grandi amici e siamo tornati a lavorare insieme dopo tanto tempo, siamo sempre stati complementari, ci stimiano. In questi anni semplicemente non ci sono state proposte per recitare insieme. Questo film è stata una bella esperienza sotto tutti i punti di vista. Mi ha dato la possibilità di tornare a lavorare con Alessandro ritrovando il meccanismo comico, di recitare con Edoardo Leo e Marco Giallini, si è formata una squadra dove ognuno ha tirato la carretta all’altro, senza personalismi ed è diventato un quintetto insieme a Massimiliano Bruno. Un film che ci ha dato la possibilità di interagire insieme con grande equilibrio e divertimento fuori e dentro al set, nonostante sia una commedia in costume. Malgrado le difficoltà di budget riuscire a fare un film diverso ma complesso nella sua realizzazione in sette settimane, con tre ore di trucco a testa al giorno e girato in estate, è stato divertente ma impegnativo”.

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In una scena del film vi travestite da Kiss per fare una rapina in banca. La famosa band statunitense ha gradito questo omaggio postando una foto del film sui loro social…

“Gentilmente hanno fatto partecipi i fan del fatto che ci fosse un omaggio dedicato a loro in un film italiano e ci ha fatto molto piacere”.

Hai interpretato tanti film di successo come “Ultrà”, “I laureati”, “Uomini senza donne”, “A casa tutti bene”, e serie amate dal pubblico come “Squadra Antimafia”, “Non uccidere”, “Luisa Spagnoli”, solo per citarne alcune. C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare? 

“Ce ne sono tanti. Tutto dipende dalle occasioni che ti vengono fornite. E’ piu’ difficile lasciare il segno quando fai una partecipazione. Mi lascio sorprendere dalle opportunità che la vita mi dà. L’importante è che il personaggio mi assomigli il meno possibile e che sia diverso dai ruoli già fatti, perchè non amo la ripetitività, quindi cerco di trovare una variante, non cerco di portare il ruolo su me stesso ma di lavorare sulle differenze tra me e il personaggio, concentrandomi sulla costruzione di un background diverso. Per esempio parlando di Giuseppe, io non sono nè sinceramente pavido nè cardiopatico, ed è proprio quello che mi ha divertito nella caratterizzazione. Fare me stesso non mi interessa”.

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Che esperienza è stata la conduzione del programma di cucina “Chopped Italia”?

“Chopped Italia è stata un’esperienza divertente, bellissima, originale tra i format riguardanti la cucina, era l’apertura della programmazione di Food Network che in Italia era ancora sconosciuto mentre è il canale di riferimento a livello mondiale per la cucina in America, in Australia, in Sudafrica, in Inghilterra. Questo programma metteva fortemente in difficoltà tre grandi chef come Rosanna Marziale, Philippe Léveillé e Misha Sukyas, che si sono messi in gioco, trovandosi a cucinare con ingredienti improbabili. E’ stato bello tornare alla conduzione televisiva in una chiave diversa rispetto al 1987 quando esordii come conduttore su Canale 5 in Fans Club che andava in onda la domenica pomeriggio nel contenitore La giostra con Pippo Baudo, Enrica Bonaccorti, Andrea Raimondo, Mike Bongiorno, Marco Columbro. Poi ho avuto l’opportunità di presentare Sanremo nel 1989 e dopo questo grande successo, indipendentemente dalle critiche che avevamo subito, mi sono chiesto se la strada della conduzione potesse essere quella giusta. In realtà la mia passione era stata sempre il cinema per cui mi sono reso conto che dovevo mettermi a studiare, al contrario di quanto facevo prima, infatti interpretavo me stesso ma non c’era nessun pensiero costruttivo del ruolo. Quindi ho frequentato la scuola di recitazione di Beatrice Bracco, ho cambiato il mio approccio interpretativo e dal 1990 in poi ho recitato prima a teatro, poi nei film sociali come Ultrà, quindi sono arrivate le commedie che mi han portato pian piano a cercare di fare qualcosa di piu’. Dopo essermi messo in discussione come artista, quando due anni fa si è ripresentata l’opportunità di fare il conduttore e in un programma di cucina, ho accettato subito perchè questo mondo ha sempre fatto parte della nostra casa, infatti Ugo è stato in assoluto uno dei piu’ grandi anticipatori del fenomeno enogastronomico che vediamo adesso. Mio padre faceva quello che vediamo oggi in tv alla fine degli anni Sessanta, negli anni Settanta e Ottanta. Quindi mi sembrava ci fosse un’attinenza forte tra noi Tognazzi e il mondo della cucina. Mi dispiace che non sia proseguita questa avventura ma credo ci siano stati cambiamenti di proprietà del canale e chi è subentrato ha fatto altre scelte. Peccato perchè era un format che faceva ascolti importanti”.

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Cosa ci racconti invece de La Tognazza (www.latognazza.com), la tua azienda vitivinicola?

“Vivendo in campagna mi sono appassionato alle vigne. Mio padre amava cucinare e le marmellate, l’olio, il vino, facevano parte di questa realtà giocosa chiamata La Tognazza amata che era lo storpiamento del nostro cognome, legato al fatto che fosse in parte un’azienda agricola, in parte una tenuta, in parte una cantina. Quindi essendo tutto al femminile Ugo disse: mica posso chiamarla La Tognazzi e quindi la chiamò La Tognazza. Quando sono tornato a vivere a Velletri avendo la passione per il vino ho deciso di evolvere quello che facevamo in casa con papà e ho capito che poteva diventare una seconda attività. Poi nell’arco di due-tre anni la crescita qualitativa del prodotto e dell’azienda è stata esponenziale ed è diventata la mia prima attività. Ne La Tognazza c’è la filosofia di Ugo, giochiamo sulle apparenze. I vini si chiamano Tapioco o Antani, sembra un omaggio al film “Amici miei”, in realtà quei termini sono stati inventati qui a Velletri mangiando e bevendo quel vino che ha in qualche modo aiutato De Bernardi, Monicelli e Ugo a inventare la Supercazzola. C’è un percorso alternativo nel modo di porsi sul mercato vitivinicolo e sono padrone sia delle cose che facciamo con successo sia delle follie che organizziamo. Nel cinema o nello spettacolo un attore è rimesso alle opportunità che ti danno il mercato e le produzioni, io volevo qualcosa nella vita che dipendesse da me. Oggi sono un vinificattore. Anche mia moglie Valeria lavora a La Tognazza, quindi è un modo di stare vicino alla famiglia di origine, che ha generato questa azienda, tramandando il ricordo e la filosofia di Ugo ai miei figli che vivono con me e hanno visto la nascita e la crescita di un’invenzione del nonno e la trasformazione realizzata dal papà”.

Sei un grande tifoso del Milan, cosa ne pensi dell’attuale situazione della società rossonera?

“Ho frequentato per dieci anni lo stadio, il discorso Milan è molto complesso, perchè oggi ha questa realtà, lo scorso ne aveva un’altra e quindici anni fa era gestito in maniera ancora diversa. Per poter essere giudicata deve essere analizzata attraverso questi passaggi fondamentali. Finchè c’è stato Berlusconi tutto è andato per il meglio, poi quando il Milan è stato abbandonato a se stesso con un finto tentativo di ricostruzione svanito nel nulla con i cinesi, c’è stata una grossa difficoltà a ritrovare quella serietà e serenità che ha contraddistinto la società rossonera, che per 20 anni ha insegnato il calcio in Italia e all’estero. Ora bisogna avere la pazienza di ricostruire. Il calcio per me è una passione molto forte, se sei realmente tifoso è una specie di malattia che prendi da piccolo, ti innamori di due colori e li vivi nel bene e nel male. Quando sei abituato a vincere per tanti anni,  questo saliscendi emotivo è spiazzante. Abbiamo preso un doppio cazzotto da Bonucci e Higuain che a mio giudizio non si sono comportati in modo professionale, non si sono messi al servizio della squadra e quindi c’è una grande delusione da parte dei tifosi. Piatek potrebbe essere una soluzione, è una scommessa che il Milan fa su un giovane che rappresenta una bellissima realtà”.

di Francesca Monti

*foto film credit ufficio stampa 01 Distribution

*foto copertina tratta dalla pagina Facebook ufficiale di Gianmarco Tognazzi

 

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