Sarà in sala da giovedì 21 febbraio il film vincitore del 36esimo Bergamo Film Meeting: L’ingrediente segreto, di Gjorce Stavreski

Sarà in sala da giovedì 21 febbraio il film vincitore del 36esimo Bergamo Film Meeting: L’ingrediente segreto, di Gjorce Stavreski (Secret Ingredient, titolo originale Iscelitel).

Distribuito da Lab 80 film, L’ingrediente segreto mescola abilmente dramma e comicità. Protagonista del racconto è Vele, giovane operaio senza stipendio che non può permettersi le medicine necessarie per curare il padre malato. Quando si imbatte in un pacco di marijuana nascosta dai trafficanti, ne fa il misterioso ingrediente con cui, a sua insaputa, allevia incredibilmente i dolori del genitore, che sembra rinascere. Nel giro di poco tempo Vele dovrà scappare: dalla folla dei concittadini che gridano al miracolo e vogliono a loro volta la torta miracolosa e dagli spacciatori inferociti. La fuga rocambolesca diventerà occasione per ritrovare il rapporto tra padre e figlio, da lungo tempo schiacciato dal dramma di un pesante lutto.

Primo riuscito lungometraggio per il regista macedone, L’ingrediente segreto è un film brillante, in cui convivono in perfetto equilibrio comicità, critica sociale e capacità di raccontare l’amore.

Ha detto Gjorce Stavreski: «Sono stato testimone della lotta della gente comune nel mio Paese. In quei tempi selvaggi, il neoliberismo in salsa balcanica aveva ridotto i nostri valori a una guerra per accaparrarsi quanto più denaro e quanto più potere possibile e – per citare un personaggio del film – “il resto che andasse al diavolo”. I farmaci erano insufficienti e gli ospedali privati traevano enormi profitti. La gente cercava conforto nell’astrologia, nelle teorie della cospirazione e nelle scommesse. I guaritori fasulli si moltiplicavano. Ironicamente, l’umorismo servì da antidoto in quei tempi grigi. La gente imparò a ridere delle proprie disgrazie. Ed è così che nasce la mia storia: come due navi in rotta di collisione, l’umorismo e il dolore si sfidano in duello. L’umorismo è più come un sottomarino, che riemerge quando meno te lo aspetti e attacca ferocemente il dolore ipocrita, che con orgoglio solca le acque agitate dell’ingiustizia del vivere».

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