Melania Giglio porta al Teatro Gerolamo il suo omaggio ad Edith Piaf con due repliche il 9 e 10 febbraio

Melania Giglio porta al Teatro Gerolamo il suo omaggio ad Edith Piaf con due repliche il 9 e 10 febbraio.

1960, appartamento parigino di Édith Piaf al tramonto della sua carriera. Una serie di eventi si sono susseguiti nella vita di questa piccola donna: lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, alcol, gioie, successi – tutto si è abbattuto sull’usignolo come un uragano. L’usignolo non canta più.

Ma improvvisamente qualcuno bussa alla sua porta e arriva a profanare questo “buio”: è Bruno Coquatrix, l’impresario dell’Olympia di Parigi, che caparbiamente la rivuole sul palcoscenico per quella che diverrà la storica esibizione del 1961.

Lo spettacolo ripercorre l’anno della rinascita della cantante attraverso i suoi più grandi successi, daL’accordéoniste a La vie en rose, da Milord a Je ne regrette rien: arricchito dalle canzoni eseguite rigorosamente dal vivo, il racconto vuole essere un omaggio ad una delle voci più belle e strazianti della canzone moderna.

Scriveva Boris Pasternak: «Il talento innato è una via che conduce al futuro. È un modello infantile dell’universo, di un universo fondato sin dalla tenera età nel nostro cuore, una specie di libro di testo per capire il mondo dal di dentro, dal suo lato migliore e più fulgido. Questo dono insegna l’onore e il coraggio, poiché rivela quale favolosa importanza abbia l’onore nel sentimento drammatico dell’esistenza. Un uomo di talento sa quanto si arricchisca la vita in una piena e giusta illuminazione e quanto perda nel buio. L’interesse personale gli impone di essere orgoglioso e di perseguire la verità. Questa posizione può significare nella vita anche la tragedia, ma questo ha un’importanza secondaria.»

“Édith Piaf portava in sé questa scintilla, questa meravigliosa fiamma inesauribile e dolorosa. Vogliamo ricordarla con semplicità e nitidezza. Non vogliamo imitarne le movenze o copiarne l’esteriorità. Tentiamo invece di avvicinarci alla sua anima con levità mozartiana, di raggiungere il centro del suo petto per evocare per un istante, con attenzione e rispetto, il suo incredibile talento. Oggi più che mai, in questi anni vuoti di impulsi e necessità, abbiamo bisogno del suo calore, della sua luce, della potenza della sua voce e del battito del suo piccolo cuore che ancora oggi, anche se non è più, batte instancabile. E quel suo piccolo cuore non si fermerà mai”, dichiara Daniele Salvo.

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